L’assassinio di Tahir Elçi e quel ramo d’ulivo caduto dalla sua bocca.

“Beati gli operatori di pace…

 

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Il presidente dell’ordine forense di Diyarbakir, Tahir Elçi, è stato assassinato nel corso di una conferenza stampa, a Diyarbakir, nel sud-est a maggioranza curda della Turchia.

Da quello che emerge si tratta quasi certamente di un delitto politico, o forse è meglio definirlo un vero e proprio barbaro omicidio di Stato, col beneplacito del Presidente turco, il sultano Erdogan.

Tahir Elçi dava fastidio, perché era il più influente avvocato a difesa dei diritti dei curdi in Turchia.  Si trovava a Dyarbakir per una conferenza di pace; poco prima di venire ucciso stava invocando la tregua tra le forze di sicurezza turche e i combattenti del PKK.

Poco dopo gli spari tra polizia e assalitori, Elçi rimane colpito alla nuca e stramazza a terra. Il video è davvero sconvolgente nel documentare gli ultimi attimi della sparatoria.

Tahir Elçi era nel mirino degli affiliati di Erdogan da molto tempo per via della sua lotta per i diritti umani, la libertà e la pace; è diventato un obiettivo da eliminare dopo aver dichiarato qualche settimana fa, nel corso di un programma televisivo, che il PKK non è un’organizzazione terroristica. Per questa dichiarazione l’avvocato è stato prima arrestato il 19 ottobre a Diyarbakir, successivamente è stato rinviato a giudizio e condannato a sette anni e mezzo di reclusione, con l’accusa di propaganda di organizzazione terroristica.

Evidentemente per i suoi detrattori il semplice arresto non bastava. Era necessario un regolamento di conti definitivo, in stile mafioso.

Ci si chiede se in Turchia potrà mai essere auspicabile un processo di pace, che possa condurre verso la coesione sociale e basilari diritti di tutela della dignità umana…

Resto convinto che il sacrificio di Tahir Elçi non sia stato e non sarà vano; la sua testimonianza e la sua morte faranno crescere germogli di pace in una generazione sempre più subdolamente protesa a una mentalità politica di terrore, corruzione e censura. Certo è che sarà molto difficile, visti anche i recenti fatti che hanno calpestato l’essenza basilare della democrazia e della libertà d’espressione. Nei giorni scorsi sono stati infatti arrestati, accusati di spionaggio, il caporedattore e il direttore del quotidiano di opposizione Cumhuriyet, per uno scoop nel quale rivelarono un presunto passaggio di camion carichi di armi dalla Turchia alla Siria. Il reportage svelava i metodi con cui lo Stato turco forniva armi ai ribelli siriani anti Assad.

funerale Tahir Elci

Almeno 50mila persone hanno partecipato a Diyarbakir, in Turchia, ai funerali del leader degli avvocati curdi Tahir Elçi. Nel corso della celebrazione la moglie ha affermato che “Gli hanno sparato alla nuca e il ramo dell’ulivo è caduto dalla sua bocca”. Il ramo dell’ulivo è il simbolo della pace. Qualcuno afferma che quando un giusto muore, esalando l’ultimo respiro, dona la sua vita al mondo intero. E lo salva. Come se quel respiro si unisse a quello di Gesù inchiodato sulla Croce, prima di spirare. “Tutto è compiuto”.

I martiri non muoiono

Siamo disposti a patire delle sconfitte pur di rimanere dalla parte della giustizia?

Siamo disposti di rischiare la solitudine pur di stare dalla parte della verità?

Probabilmente sarà necessario coltivare un desiderio nuovo, che spinga ad andare oltre rispetto a quel limite chiamato paura. Osare anche a costo di andare incontro a delle sconfitte e ingiustizie.

Ben sapendo che quelle sconfitte e ingiustizie sono destinate soltanto ai più bravi, ai più coraggiosi e a coloro che sono capaci di sognare.

A coloro che amano la vita e la spendono per gli altri, sino a consumarsi di gioia e di passione.

A quelli che non tengono solo per sé ma vivono il proprio tempo e le proprie capacità come dono per gli altri.

Sì ne sono convinto, penso che soltanto alcuni privilegiati possano perdere per un’ingiustizia. Talvolta perdendo anche la propria vita. 

E devono andarne orgogliosi.

Perché in realtà perdendo hanno vinto.

 (tratto da La piuma tra cielo e terra, di Simone Caruso)

…perché saranno chiamati figli di Dio”

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