I ragazzi della Rosa Bianca, un esempio di eroismo e bellezza

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Nel febbraio 1943 un gruppo di dissidenti tedeschi vennero giustiziati dal nazismo per le loro idee su giustizia, conoscenza e difesa della verità.

Sono i ragazzi della Rosa Bianca, un movimento nato dal coraggio e dall’intraprendenza di alcuni studenti di medicina dell’università di Monaco, tra cui Sophie Magdalena Scholl, Hans Fritz Scholl e Christoph Hermann Probst, che si opposero al regime nazionalsocialista tedesco, distribuendo volantini nelle università di Monaco e di altre città tedesche: brevi testi, scritti a macchina e poi stampati in ciclostile, firmati La Rosa Bianca, con cui incitavano il popolo alla resistenza e al risveglio culturale contro il nazismo, sottolineando lo stato di profondo degrado in cui era caduto il popolo tedesco, privato della sua libertà e della sua dignità.

L’esperienza ebbe fine il 18 febbraio del 1943, quando Hans Scholl e sua sorella Sophie vennero sopresi, mentre distribuivano volantini nell’università di Monaco. Dopo essere stati sorpresi e denunciati, furono arrestati dalla Gestapo. La polizia segreta nazista interrogò i giovani e perquisì le loro abitazioni. Il 22 febbraio si tenne a Monaco il processo contro Hans e Sophie Scholl. L’accusa fu di antipratiottismo, favoreggiamento del nemico e alto tradimento. Dopo qualche ora furono condannati a morte. L’esecuzione, mediante ghigliottina, venne eseguita nel giro di pochi giorni.

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Quando, nel corso dell’interrogatorio, l’investigatore nazista Robert Mohr chiese a Sophie Scholl:

“Perché, così giovane, corri simili rischi per idee che non hanno fondamento?”

Sophie Scholl rispose:

“Io seguo la mia coscienza.”

 
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Il capitalismo è entrato nelle coscienze, anche di sinistra (ma non in tutte…)

il popolo

Dopo aver pubblicato il precedente articolo “Il capitalismo è penetrato nelle coscienze, anche di sinistra”, sono felice di aggiornare il titolo, con l’integrazione “ma non in tutte”.

Lo spunto me lo offre il segretario del Partito Comunista italiano, Marco Rizzo, che nel corso dell’intervista riportata qui sotto non usa mezze misure per definire le unioni civili “un’esigenza artificiale”, “un’arma di distrazione di massa”. Rizzo ritiene infatti il DDL Cirinnà un mezzo per distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica generale dal massacro sociale ai danni dei lavoratori. E sull’utero in affitto sostiene che sia “una mercificazione con l’eugenetica, conforme alle teorie naziste del dottor Mengele”.

Parole chiare, nette e inequivocabili che si dissociano dall’immagine della sinistra contemporanea, stereotipata e iperborghese, che ha messo da parte i diritti sociali inseguendo quelli civili/individuali. Parole dense di delusione verso un pensiero politico che ha preso una deriva rispetto ai principi cardine di difesa del più debole e di lotta di classe contro ogni forma di sfruttamento mercificatorio.

Come detto nel mio precedente articolo il sistema capitalistico sradica il concetto di popolo, creando nel tempo l’omologazione culturale e l’assuefazione delle coscienze. E’ grave e squalificante notare che ormai la sinistra sia diventata una costola del capitalismo, che crea false esigenze e contrapposizioni ingannevoli.

Testimonianze fuori dal diktat e dagli schemi mentali del potere unico sono una rarità. Marco Rizzo dimostra che si può restare fedeli ai propri principi originari, senza bisogno di svendere la propria coscienza politica e identitaria-culturale.

Nel frattempo il governo e l’establishment economico finanziario stanno programmando, nel silenzio dei media, interventi per colpire la reversibilità delle pensioni…L’accesso a quest’ultima sarà legato all’Isee e quindi al reddito familiare: andrà inevitabilmente a diminuire il numero delle persone che continueranno a vedersi garantito il diritto alla reversibilità della pensione. Viene da pensare, come sostiene il filosofo marxista Diego Fusaro nel suo articolo del 16 febbraio sul Fatto Quotidiano  “Pensione di reversibilità ecco perché il governo vuole le unioni civili”,  che la legge sulle unioni civili altro non sia che un mezzo politico per far digerire e distruggere il mondo dei diritti sociali. Dunque a negare i diritti del lavoro. Perché non potendo la reversibilità delle pensioni coprire tutti i lavoratori e tutte le coppie(etero e omo), la si toglie a tutti.

E scegliendo la strada dei diritti dell’individuo vengono cancellati quelli di un popolo.

Si rendono gli individui uguali nella loro irrilevanza. 

 

Marco Rizzo

Marco Rizzo – http://ilpartitocomunista.it/foto-congresso-partito-comunista/

Quello contro le unioni civili è un fronte trasversale. Fuorviante ricorrere alla vetusta dicotomia sinistra/destra per individuare i favorevoli e i contrari all’introduzione di questo nuovo istituto simil-matrimonio.

A testimoniarlo è Marco Rizzo, torinese doc, che si definisce orgogliosamente comunista. Ha alle spalle una lunga carriera politica a forti tinte rosse, che lo ha visto peregrinare dal Pci ai Comunisti Italiani, passando per Rifondazione Comunista. Oggi è il segretario del Partito Comunista (fondato da lui stesso nel 2014) e candidato sindaco a Torino.

Il suo disappunto nei confronti delle unioni civili è quello di chi è allievo del filoso Herbert Marcuse e della sua teoria dei “falsi bisogni”. Ritiene che il ddl Cirinnà sia un’esigenza artificiale, creata appositamente per distogliere le attenzioni del popolo dai problemi reali che lo affliggono (i salari, il lavoro, le pensioni). Pertanto, come spiega nell’intervista che segue, non esita a definire questo testo “un arma di distrazione di massa”.

Segretario, qual è il suo parere sul ddl Cirinnà?

Questa legge è un po’ il paradigma della sinistra europea, nella quale io non mi riconosco affatto. L’esempio concreto è la Grecia di Tsipras, dove vengono tagliate le pensioni, viene ridimensionata l’assistenza sanitaria, aumentano i meccanismi di sfruttamento, si cancella lo stato sociale. Vengono accolte dunque tutte le richieste delle strutture di comando vere – Fmi, Bce e Ue – ma al contempo vengono approvate le unioni civili. Insomma, si fa grande propaganda intorno a queste concessioni superflue mentre si perpetra un vero e proprio massacro sociale. La sinistra è oggi una costola del capitalismo, che crea false esigenze e contrapposizioni ingannevoli: il problema non è tra omosessuale ed eterosessuale, bensì tra gay povero e gay ricco. Quest’ultimo rimane un privilegiato alle spalle del primo.

Ha parlato della Grecia. Ha il sentore che anche in Italia, mentre si tenta di approvare le unioni civili, stanno per essere adottate misure ai danni dei lavoratori?

È più di un sentore personale. Nelle scorse ore si è parlato di un disegno di legge delega del Governo che andrebbe ad incidere sul diritto alla pensione di reversibilità. Mia madre, che ha 88 anni e vive con la sua pensione sociale e con la reversibilità di mio padre che era operaio, arriva a stento a ricevere 800 euro al mese. Di fronte a realtà del genere, come posso reagire al fatto che Nichi Vendola se ne va Oltreoceano a comprarsi un figlio? Lui che è ricco potrà continuare a concedersi simili lussi, mentre le donne proletarie d’Italia dovranno rinunciare anche al diritto alla reversibilità.

Il ministro dell’Economia Padoan ha tuttavia garantito nelle scorse ore che non sono previsti interventi sulla reversibilità…

Mai fidarsi di queste smentite. Se andiamo a ritroso nel tempo, negli anni ’90 si diceva che mai sarebbe stato introdotto il sistema contributivo e che sarebbero stati fatti solo degli aggiustamenti. Ebbene, oggi siamo al sistema contributivo delle pensioni. Queste dichiarazioni sono dei grimaldelli: se ne inizia a parlare, così le persone si abituano a convivere con l’idea, e poi certe misure vengono attuate concretamente provocando un massacro sociale.

Prima ha fatto riferimento all’utero in affitto. Ultimamente è stata firmata una Carta per l’abolizione universale di questa pratica. Hanno aderito anche gruppi della galassia femminista e comunista, qual è il suo parere?

Si tratta di una mercificazione. Già l’idea di “comprarsi” un bimbo, per giunta sottraendolo alla donna che lo porta in grembo per nove mesi, mi sembra una follia. Ma la questione è ancora più grave se si pensa che alcune coppie persino scelgono le caratteristiche fisiche del bambino: il colore degli occhi, dei capelli, l’altezza… Così si arriva all’eugenetica, alle teorie del dottor Mengele. Trovo tutto ciò abominevole prima ancora che una forma di sfruttamento del ricco sul povero.

Ne ha fatto accenno prima. Non è ancora confermata, ma circola voce che anche il suo ex compagno di partito Nichi Vendola starebbe aspettando un bambino da una madre surrogata in Canada o forse in California…

Il problema è che un tempo in tanti si dichiaravano comunisti, ma evidentemente non lo erano. Quando il comunismo era di moda, offriva seggi parlamentari e vetrine mediatiche, parecchi brandivano bandiere rosse e alzavano i pugni chiusi. Oggi che il comunismo non tira più dal punto di vista elettorale, sono rimasto io da solo…

Ha sorpreso l’opposizione del M5S al cosiddetto “super-canguro” e il conseguente rinvio della discussione sul ddl Cirinnà. Secondo lei come andrà a finire?

Al di là di queste beghe sui voti, il M5S è solo un attore del teatro della politica. Con la forza parlamentare che possiede, se davvero fosse una voce contro il sistema, gli obiettivi dovrebbero essere ben altri che non lo stare a disquisire sulle unioni civili. Un tempo i poteri forti costruivano il consenso erogando risorse al popolo (penso ad esempio al “piano Marshall” degli americani all’inizio della guerra fredda). Oggi, dato che le ricchezze si concentrano sempre più nelle mani di pochi, i poteri forti non hanno più risorse da erogare, pertanto si generano proteste. Ecco allora che i poteri forti hanno pensato di indirizzare queste proteste verso contenitori politici che urlano tanto ma che non vogliono cambiare il sistema. Penso a Podemos in Spagna, a Syriza in Grecia e, appunto, al M5S in Italia: sbraitano per le unioni civili e assistono passivi al dominio del capitale.

 

Articolo pubblicato sul sito Zenit.org scritto da Federico Cenci in data 18 febbraio 2016

L’articolo di Diego Fusaro è invece visibile su http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/02/14/pensione-di-reversibilita-il-triplice-abbraccio/2464696/

“Il fronte unico dei modernisti” di Ernesto Galli Della Loggia

Un articolo che, al di là di quelle che possano essere le proprie convinzioni in materia, oggi è da ritenersi estremamente coraggioso, perché contro corrente rispetto alle logiche del pensiero unico.

Un vero capolavoro dell’editoria, scritto da Ernesto Galli Della Loggia.

Parole che escono fuori dal coro del pensiero culturale dominante, rispetto a quello che sta accadendo su giornali, tv, radio in modo ossessivo in queste ultime settimane.

Se quello del politicamente corretto è l’unico pensiero valido e consentito,  non ci sono prospettive rosee per il futuro della democrazia. E non rimane altro che prepararsi alla Resistenza.

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Di Ernesto Galli Della Loggia, pubblicato sul Corriere della Sera  12/02/2016

Attraverso quali vie oggi possono nascere e diffondersi in un Paese come l’Italia sentimenti di estraneità ostili nei confronti delle élite, a cominciare magari da quelle culturali e giornalistiche? Di avversione verso il loro ruolo nello spazio pubblico, e quindi, inevitabilmente, di protesta verso la politica? Quei sentimenti, cioè, che poi finiscono per confluire indifferentemente da destra o da sinistra nel grande collettore che abbiamo convenuto di chiamare «populismo»? Per cercare una risposta può forse dirci qualcosa il modo in cui si è svolta in queste settimane la discussione sulle unioni civili e sul problema connesso (almeno fino ad oggi) dell’adozione del figliastro (stepchild adoption).

Essendo incerta l’effettiva percentuale dei favorevoli e contrari tra gli elettori, qualunque dibattito in merito avrebbe dovuto equamente rappresentare, come è ovvio, entrambe le posizioni. Posizioni le quali, prima che politiche sono posizioni culturali e morali riguardanti questioni di grande complessità, ambiti fondamentali della vita personale e collettiva. Ebbene, mi chiedo e chiedo: si può onestamente dire che il dibattito in merito sulla grande stampa e in televisione — le uniche sedi che contano — sia stato all’altezza di tale complessità?

Per almeno due ragioni a me sembra di no. Innanzi tutto per una soverchiante, ossessiva presenza — parlo della televisione e della radio ma non solo — di esponenti politici. In Italia, anche se si tratta del peccato originale o delle cure palliative, la Rai si ostina a credere che i più titolati a discuterne siano un parlamentare dei 5Stelle insieme a un senatore di Fratelli d’Italia. E le radio e tv commerciali non sanno fare di meglio. Ne è risultato — nel caso della discussione sulla legge Cirinnà ma così come sempre — un succedersi, in genere semiurlato o punteggiato di interruzioni, di frasi di un minuto, di affermazioni immotivate e ripetute senza tener conto delle eventuali obiezioni. Con la maggioranza dei cosiddetti conduttori non solo incuranti di tenere la discussione su un binario di reale approfondimento di alcunché, ma usi a intervenire di continuo con sorrisetti derisori, sguardi di compatimento e opportune interiezioni (campioni assoluti del genere Gruber e Formigli) per screditare l’opinione da loro non condivisa. Che nove volte su dieci era in questo caso l’opinione degli oppositori alla legge.

Ciò che peraltro rimanda a un dato generale — che rappresenta la seconda delle due ragioni di cui sopra. Vale a dire la iper rappresentazione che su tutti i media così come nell’intrattenimento, nel cinema, in qualunque produzione culturale, ha costantemente l’opinione per così dire laico-progressista, favorevole al cambiamento, a innovare, a cancellare tutto ciò che appare tradizionale, a cominciare — c’è bisogno di dirlo? — della dimensione religiosa. A cui naturalmente corrispondono la svalutazione sussiegosa, quando non il vero e proprio dileggio nei confronti di chi invece è fuori dal mainstream dell’ideologicamente corretto, dalla parte di un pensiero tradizionale, magari convenzionale o ispirato a un antico «buon senso» (molto diffuso ad esempio in merito all’immigrazione o alla sfera della «legge e l’ordine»). Per avere un’idea di un simile atteggiamento partigiano basta ascoltare certi programmi di Radio 24, la radio del Sole 24 Ore.

Che cosa deve pensare, mi chiedo, che sentimenti (e risentimenti) può provare, quella parte del Paese — non proprio minuscola, credo — nel vedersi non solo così continuamente esclusa dalle sue più autorevoli fonti di rappresentazione pubblica, ma palesemente considerata una sorta di sottospecie culturale da tenere di continuo sotto schiaffo? Crediamo davvero che basti il programma di una rete Fininvest che strizzi l’occhio alle passioni di questa Italia «reazionaria» per bilanciare, che so, il Festival di Sanremo, l’evento televisivo in assoluto più ascoltato dell’anno, trasformato disinvoltamente in una manifestazione in sostegno delle varie cause che vanno sotto la sigla dell’«arcobaleno» (a cominciare per l’appunto da quella delle unioni civili)? Che cosa sarebbe successo se il Festival di Sanremo fosse stato dedicato, mettiamo, a esaltare la causa delle «famiglie»?

Naturalmente non sono così sprovveduto da ignorare le tante ragioni per cui tutto ciò avviene. Le buone ragioni per cui in tutto il mondo occidentale i media e la cultura sono dominati da un punto di vista diciamo così «liberal». E cioè il fatto che gli uni e l’altra hanno la loro storica ragion d’essere nella libertà e nell’anticonformismo. Ma anche sapendo tutto ciò non riesco a non stupirmi dell’unilateralità smaccata travestita da devozione ai Lumi, dell’indifferenza per l’opinione dissenziente da parte del noto «giornalista democratico», del celebre «professore liberal». Ma soprattutto sono colpito dall’amore sempre e comunque per la novità, per il cambiamento, per il punto di vista che si presenta come più «moderno», più «avanzato», più «democratico», più «laico», che in Italia domina incontrastato la discussione pubblica. Anche la più colta, anche quando questa riguarda temi come l’istruzione, la scuola, la vita sessuale, la religione, la morte, i rapporti tra le culture. Ambiti rispetto ai quali, se non mi sbaglio, non è proprio così ovvio che cosa voglia dire «progresso», «democrazia» e quant’altro.

Insomma: gli italiani orientati culturalmente e spiritualmente — molto spesso in modo assai ingenuo, se si vuole — in senso lato conservatore, a favore di assetti tradizionali, legati al passato (ma attenzione! con colori politici per nulla uniformi), sono di sicuro un buon numero. Tuttavia nel dibattito pubblico del loro Paese un punto di vista culturale che li rappresenti è di fatto inesistente. Da quando è scomparsa ogni vestigia di Sinistra marxista con la fine del vecchio Partito comunista, e da quando la Chiesa cattolica ha rivolto la sua attenzione in prevalenza verso il «sociale», il campo è dominato per intero da una prospettiva uniformemente e spensieratamente innovatrice-modernista, univocamente assertrice delle verità di oggi. Ci sarebbe la Destra, naturalmente. Ma in Italia, si sa, la Destra ha solo carattere politico. Dal punto di vista ideale, culturale, antropologico, la Destra italiana non esiste o è in tutto e per tutto simile al resto: anzi, è perlopiù una sua brutta copia. Di fronte a un establishment così ideologicamente blindato, quale altra diversità autentica, quale altra protesta sono allora possibili, alla fine, se non quelle distruttive offerte dal populismo?

Il capitalismo è penetrato nelle coscienze, a destra, in centro e a sinistra…

il Capitalismo

Come afferma il filosofo marxista Diego Fusaro in un suo articolo “oggi il capitalismo è il totalitarismo realizzato (a tal punto che quasi non ci accorgiamo nemmeno più della sua esistenza) e, in quanto fenomeno “totalizzante”, occupa l’intero scacchiere politico.”

Come dargli torto? Dove sono finite le piazze a difesa del lavoro e della tutela dei più deboli e sfruttati? Dove si alimenta una coscienza di popolo che rifugga dalle logiche dello sfrenato e paranoico individualismo dei nostri tempi?  

 il popolo

 La poca memoria del popolo, della massa, è la forza del potere capitalistico; ed è su questo che conta il sistema per dominare come e più di prima. Come cantava Giorgio Gaber all’inizio del nuovo millennio non sussistono più differenze tra destra e sinistra. Il capitalismo è diventato, oltre che di destra, anche di sinistra.

Il sistema capitalistico infatti sradica il concetto di popolo, creando nel tempo l’omologazione culturale e l’assuefazione delle coscienze. Siamo diventati tanti individui soli e infelici, nel bisogno compulsivo di soddisfare i nostri “diritti individuali”, sradicandoci dalla collettività.

capitalismo di sinistra

Il capitalismo aspira alla creazione di una società composta da singoli adepti al sistema, da catalogare e omologare alle sue logiche di potere. Una società che annulla le differenze massificando gli individui. E i diritti individuali sostituiscono di conseguenza quelli sociali. Nella logica del desiderio il capitalismo attira a sé l’individuo, relegandolo a semplice numero. E così l’essere umano rischia di perdere la sua libertà, restando inscindibilmente legato al potere in base alla sua funzionalità. Pronto a essere scartato una volta considerato un peso per la società.

Ecco perché scopo prioritario del capitalismo è l’eliminazione del valore identitario dell’individuo, per creare al suo posto un “feticcio d’identità” utile al sistema. Nella mancanza del proprio sé identitario il capitalismo crea e plasma il nuovo consumatore, facendolo diventare merce. Tutto diventa fluttuante, relativo, nichilistico. Non esistono più né origini né progetti; ciò che conta è la soddisfazione del presente. L’uomo pretende così di sostituirsi a Dio, mettendo in atto la volontà di distruzione della famiglia e la manipolazione totale dell’individuo. Intanto la dittatura avanza inesorabilmente, nascondendosi dietro il paravento del politicamente corretto, del buonismo verso le minoranze e dell’idealizzazione del reale. Ma queste sono tutte strumentalizzazioni che il capitalismo usa per giungere al proprio scopo, quello di renderci suoi schiavi. Basta guardare tv e leggere giornali per accorgersene.

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Una speranza per la pace: Neve Shalom Wahat al-Salam

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Piantare semi di pace tra ebrei e arabi: l’esempio del villaggio di Neve Shalom Wahat al-Salam

 

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Neve Shalom Wahat al-Salam, “Oasi di Pace” in Ebraico e Arabo, è un villaggio a sud-est di Tel Aviv; è una comunità intenzionale composta da ebrei e arabi palestinesi, tutti con cittadinanza israeliana. Fin dal 1970 cinquanta famiglie sono venute a vivere in questa piccola area, impegnandosi per costruire la pace e a vivere un rapporto rispettoso, in modo da creare ponti di unità tra le persone e presentare un modello per israeliani e palestinesi. Per dire che la pace è possibile! Ebrei e arabi a Neve Shalom Wahat al-Salam si impegnano quotidianamente a cercare soluzioni ai problemi che sorgono tra differenze estreme. Differenze che però hanno anche tanto da condividere. 

I bambini ebrei e arabi frequentano insieme la scuola di pace dal villaggio. Le scuole insegnano sia l’arabo che l’ebraico. Gli studenti imparano storie, tradizioni e culture di entrambe le appartenenze e condividono pensieri e sentimenti con rispetto reciproco. 
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Nel villaggio c’è una cupola circolare, luogo di riflessione, meditazione e preghiera, che si chiama Dumia-Sakina (la “Casa del Silenzio” in ebraico e arabo), e si trova alla periferia del villaggio. Si tratta di un santuario dedicato a tutte le religioni, con lo scopo evidente di andare contro ogni tipo di divisione: non ci sono infatti all’interno del santuario simboli religiosi.

Una scelta non facile da comprendere, perché sembrerebbe quasi che per andare d’accordo sia necessario annullare la propria identità, rinnegando il proprio credo. E invece sono convinto che la ragione sia un’altra. L’identità di ognuno infatti resta ben radicata ed è fondamentale per iniziare un cammino di pace verso l’Altro.
Forse bisogna ripartire dall’umano per compiere un cammino verso Dio. Perché soltanto nell’essenzialità è verificabile il contatto con colui che è Verità.
Forse questo luogo che dista soltanto 40 minuti circa di macchina da Gerusalemme, la città santa per eccellenza, dove le tre religioni del ceppo biblico ritrovano le proprie origini, è un monito contro l’umana strumentalizzazione del sacro, che diventa prevaricazione, divisione e consumo.
Forse Neve Shalom è l’ombra di Gerusalemme, l’eco profetico della meta comune a tutti gli esseri umani, quello della vera pace dei cuori.
E forse la Casa del Silenzio altro non è che il grido di Dio contro il nostro scegliere un cammino che ci allontana da Lui.

In un momento in cui le relazioni israelo-palestinese sembrano essere ormai intrise solo di ostilità e odio, in questo villaggio la gente crede ancora nella possibilità di costruire ponti di pace, così da far germogliare la speranza per un futuro migliore. Una speranza che si estende a tutto il Medioriente.

Ma anche a tutto il resto del mondo, Italia compresa…

bambini arabo e ebreo
 

indicazione neve shalom

“Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.”
(dal Vangelo secondo Matteo 5:9)