LA FELICITA’ NON E’ UN “APP”

«Solo con scelte coraggiose e forti si realizzano i sogni più grandi, quelli per cui vale la pena di spendere la vita. Scelte coraggiose e forti. Non accontentatevi della mediocrità, di “vivacchiare” stando comodi e seduti; non fidatevi di chi vi distrae dalla vera ricchezza, che siete voi, dicendovi che la vita è bella solo se si hanno molte cose; diffidate di chi vuol farvi credere che valete quando vi mascherate da forti, come gli eroi dei film, o quando portate abiti all’ultima moda. La vostra felicità non ha prezzo e non si commercia; non è una “app” che si scarica sul telefonino: nemmeno la versione più aggiornata potrà aiutarvi a diventare liberi e grandi nell’amore. La libertà è un’altra cosa. Perché l’amore è il dono libero di chi ha il cuore aperto; l’amore è una responsabilità, ma una responsabilità bella, che dura tutta la vita; è l’impegno quotidiano di chi sa realizzare grandi sogni! Ah, guai ai giovani che non sanno sognare, che non osano sognare! Se un giovane, alla vostra età, non è capace di sognare, già se n’è andato in pensione, non serve. L’amore si nutre di fiducia, di rispetto, di perdono. L’amore non si realizza perché ne parliamo, ma quando lo viviamo: non è una dolce poesia da studiare a memoria, ma una scelta di vita da mettere in pratica! Come possiamo crescere nell’amore? Il segreto è ancora il Signore: Gesù ci dà Sé stesso nella Messa, ci offre il perdono e la pace nella Confessione. Lì impariamo ad accogliere il suo Amore, a farlo nostro, a rimetterlo in circolo nel mondo. E quando amare sembra pesante, quando è difficile dire di no a quello che è sbagliato, guardate la croce di Gesù, abbracciatela e non lasciate la sua mano, che vi conduce verso l’alto e vi risolleva quando cadete. Nella vita sempre si cade, perché siamo peccatori,  siamo deboli. Ma c’è la mano di Gesù che ci risolleva, che ci rialza. Gesù ci vuole in piedi! Quella parola bella che Gesù diceva ai paralitici: “Alzati!”. Dio ci ha creati per essere in piedi. C’è una bella canzone che cantano gli alpini quando salgono su. La canzone dice così: “Nell’arte di salire, l’importante non è non cadere, ma non rimanere caduto!”. Avere il coraggio di alzarsi, di lasciarci alzare dalla mano di Gesù…»

Estratto dall’omelia di papa Francesco nella Messa del ‪#‎Giubileodeiragazzi‬ a Roma, di domenica 24 aprile 2016

https://w2.vatican.va/content/francesco/it/homilies/2016/documents/papa-francesco_20160424_omelia-giubileo-ragazzi.html

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«Abraza el camino, del riesgo con la certeza que no esta solo»
«Abbraccia il cammino del rischio, con la certezza che non sei solo»

 

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Papa Francesco a Lesbo: i profughi non sono numeri.

“I profughi non sono numeri, sono persone: sono volti, nomi, storie, e come tali vanno trattati”.
‪#‎PapaFrancesco‬ su Twitter

Nel viaggio di ritorno Papa Francesco porta con sé in aereo tre famiglie siriane e musulmane, che risiederanno presso una parrocchia vaticana. Un gesto concreto e grandioso, che vale più di qualsiasi altro discorso o considerazione…

 

 

Dio di misericordia,
Ti preghiamo per tutti gli uomini, le donne e i bambini, che sono morti dopo aver lasciato le loro terre in cerca di una vita migliore.
Benché molte delle loro tombe non abbiano nome, da Te ognuno è conosciuto, amato e prediletto.

Che mai siano da noi dimenticati, ma che possiamo onorare il loro sacrificio con le opere più che con le parole.

Ti affidiamo tutti coloro che hanno compiuto questo viaggio, sopportando paura, incertezza e umiliazione, al fine di raggiungere un luogo di sicurezza e di speranza.Come Tu non hai abbandonato il tuo Figlio quando fu condotto in un luogo sicuro da Maria e Giuseppe, così ora sii vicino a questi tuoi figli e figlieattraverso la nostra tenerezza e protezione.

Fa’ che, prendendoci cura di loro, possiamo promuovere un mondo dove nessuno sia costretto a lasciare la propria casa e dove tutti possano vivere in libertà, dignità e pace.

Dio di misericordia e Padre di tutti, destaci dal sonno dell’indifferenza,apri i nostri occhi alle loro sofferenze e liberaci dall’insensibilità, frutto del benessere mondano e del ripiegamento su sé stessi.

Ispira tutti noi, nazioni, comunità e singoli individui, a riconoscere che quanti raggiungono le nostre coste sono nostri fratelli e sorelle.

Aiutaci a condividere con loro le benedizioni che abbiamo ricevuto dalle tue mani e riconoscere che insieme, come un’unica famiglia umana, siamo tutti migranti, viaggiatori di speranza verso di Te, che sei la nostra vera casa, là dove ogni lacrima sarà tersa, dove saremo nella pace, al sicuro nel tuo abbraccio.

 

Preghiera di Papa Francesco a Lesbo “Liberaci dall’indifferenza”

 

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“Dobbiamo tornare al senso collettivo di riunirci alla stessa tavola, ripensandoci come una sola famiglia umana, facendo risorgere dentro i nostri cuori il desiderio di fratellanza. Riconoscendoci faccia a faccia, non come personaggi ma come individui, lavorando allo sviluppo di una terra comune. Sentendo e agendo per il bene del popolo, in un cammino di desiderio che nasce dalla conversione.”

Estratto da La Piuma, tra Cielo e Terra

 

La favola Leicester…

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La notizia del cammino straordinario e incredibile del Leicester City Football Club, piccola realtà calcistica inglese che soltanto un anno fa lottava per restare in Premier League, sta facendo il giro del mondo, stupendo tifosi di calcio e non. E ora, a sei giornate dalla fine, con sette punti di vantaggio sulla seconda in classifica, il Tottenham, il Leicester rischia davvero di vincere per la prima volta nella sua storia il massimo campionato di calcio inglese, uno tra i più prestigiosi e blasonati al mondo. A dispetto di tutti coloro, bookmakers e organi federali collusi col potere finanziario, che sperano in una sua disfatta.

Ma cosa c’è dietro questa favola? E, soprattutto, cosa ci insegna?

Innanzitutto c’è il suo allenatore, l’italiano Claudio Ranieri, che nei giorni scorsi ha pubblicato una lettera sulle colonne del sito “The Players Tribune”. Tra aneddoti e storie da raccontare, ecco il toccante contenuto della lettera a cuore aperto dell’allenatore del Leicester.

«Mi ricordo il primo incontro col presidente quando sono arrivato al Leicester quest’estate. Si è seduto con me e ha detto: “Claudio, questo è un anno importante per il club. È importante per noi rimanere in Premier League, dobbiamo salvarci”. La mia risposta fu, “Ok, certo. Lavoreremo duramente sul campo di allenamento e proveremo a farcela”.

Quaranta punti. Questo era l’obiettivo. Questa era il totale di cui avevamo bisogno per restare in prima divisione, per dare ai nostri tifosi un altro anno in Premier League. Tornando indietro, non non avrei mai immaginato che il 4 aprile avrei aperto il giornale e visto il Leicester primo in classifica con 69 punti. L’anno scorso, nello stesso giorno, il club era in fondo alla classifica. Incredibile.

Ho 64 anni, per cui non esco molto. Mia moglie è con me da 40 anni, così nei giorni liberi, cerco di stare vicino a lei. Usciamo al lago a casa nostra, o se ci sentiamo avventurieri guardiamo un film. Ma alla fine, ascolto il frastuono da tutto il mondo. È impossibile da ignorare. Ho saputo che abbiamo nuovi tifosi in America che ci seguono.

A voi dico: Benvenuti al club, siamo felici di avervi con noi. Voglio che voi amiate il modo in cui giochiamo a calcio, e voglio che voi amiate i miei giocatori, perché il loro percorso è incredibile. Forse avete sentito i loro nomi solo ora. Giocatori che erano considerati troppo piccoli o lenti per altri grandi club. Kantè, Vardy, Morgan, Drinkwater, Mahrez. Quando sono arrivato il mio primo giorno di allenamento e ho visto la qualità di questi giocatori, ho capito quanto bravi sarebbero potuti essere.

Ebbene, sapevo che avevamo la possibilità di rimanere in Premier. Kantè, per esempio, correva sempre così tanto che pensavo avesse un sacchetto di batterie nascosto nei pantaloncini. Non smette mai di correre in allenamento. Ho dovuto dirglielo: “Hey, N’Golo, piano, vai piano. Non inseguire il pallone ogni volta, ok?” E mi dice: “Sì capo, sì. Ok”. Dieci secondi dopo lo guardo e sta correndo ancora. Gli dico: “Un giorno ti vedrò crossare il pallone e colpirlo di testa sempre da te stesso”. È incredibile, ma non è la sola chiave: ci sono molte chiavi da nominare in questa stagione incredibile.

Vardy, ad esempio. Non è un calciatore, ma un cavallo fantastico. Ha bisogno di essere libero in campo. Gli dico sempre: “Sei libero di andar dove vuoi, ma ci devi aiutare quando perdiamo palla. È tutto ciò che ti chiedo. Se inizi a pressare, i tuoi compagni ti seguiranno”. […] […] Prima di ogni partita dico: “Avanti ragazzi, rete inviolata oggi”, e se prendiamo gol, la volta dopo cerco di dare un motivo in più. Come col Crystal Palace, quando ho promesso la pizza per tutti in caso di rete inviolata. E infatti, “clean sheet“. Così li ho portati in pizzeria, ma gli ho detto di farsele da soli. […] Ci mancano sei partite. Dobbiamo continuare a lottare col cuore e con l’anima. Siamo un piccolo club che sta mostrando al mondo cosa si può raggiungere con lo spirito di squadra e la motivazione. 26 giocatori, 26 cervelli diversi, ma un solo cuore.

Pochi anni fa molti miei giocatori giocavano in leghe più basse. Vardy lavorava in fabbrica, Kantè e Mahrez erano nella terza e quarta divisione francese. Ora lottiamo per il titolo. I tifosi che incontro per strada mi dicono che stanno sognando. Io dico “Voi sognate per noi, noi non sogniamo, noi lavoriamo duro”. Non importa cosa succederà alla fine, penso che la mostra storia è importante per tutti i tifosi di calcio del mondo. Dà speranza a tutti i giovani giocatori là fuori che si sono sentiti dire di non essere abbastanza bravi.

Possono dirsi: “Come arrivo al top? Se Vardy e Kantè lo possono fare, posso anch’io”. Cosa gli serve? Un grande contratto o un grande nome? No. Bisogna tenere la mente aperta, così come il cuore, una batteria carica e correre liberi. Chissà, forse a fine stagione, faremo due feste a base di pizza.»

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Questa favola porta con sé un insegnamento meraviglioso, utile a coloro che vogliono fare della propria vita un capolavoro, nonostante i propri limiti e incapacità: quando si coltiva nel proprio cuore la gioia della condivisione, uscendo dal proprio “io”, tutto diventa realizzabile.

Grazie Claudio Ranieri e forza Leicester!