Passi di dialogo insieme a Nebat Adbu, ragazza musulmana da 15 anni in Italia

Oggi desidero condividere un incontro speciale, per comprendere meglio la difficile realtà che viviamo, per andare oltre facili stereotipi, per osservare da una nuova prospettiva il nostro presente…un presente troppo spesso condizionato da superficialità, pregiudizio e omologazione. Inutile dire che viviamo tempi difficili, dove da una parte si è radicato un individualismo sfrenato legato alla mercificazione dell’umano, chiamato da papa Francesco “globalizzazione dell’indifferenza”, e dall’altra l’odio per la vita alimenta nel mondo distruzione e morte. Sembra dunque che il nostro presente sia senza speranza, destinato a soccombere dinanzi al male che dilaga sempre più, come le cronache e i fatti di questi ultimi tempi stanno purtroppo a dimostrare.

Nonostante tutto ritengo sbagliato smettere di sperare in un futuro migliore. Questa paura non porta a nulla, se non ad aumentare l’odio e l’angoscia reciproci. Di fronte a una cultura che vuole imporre la divisione e la disperazione, come comunità siamo chiamati a coltivare luoghi e tempi di incontro e unità tra le diversità. Cooperando nella gioia…cerrcando e desiderando innanzitutto il dialogo.

Partendo da questa prospettiva ho il piacere e l’onore di presentare Nebat Abdu, ventiquattrenne etiope e musulmana, da quindici anni residente in Italia. Nebat vive in provincia di Mantova con la sua famiglia e studia all’Università Alma Mater Studiorum. E’ impegnata nel sociale e, come cercheremo di capire, coltiva un sogno…quello di cooperare per il dialogo e l’unità…

Iniziamo dunque la nostra intervista cercando di conoscerla meglio.

Ciao Nebat, grazie di questo incontro innanzitutto! Per prima cosa vorrei chiederti di presentarti, dirci chi sei e cosa fai nella vita.

Nebat: Grazie a te per questa opportunità di dialogo. Sono una ragazza come molte altre. Sono  musulmana, etiope, figlia, sorella e studentessa. Frequento la facoltà di giurisprudenza all’università di Bologna. Il mondo del diritto, della politica e della comunicazione sono da sempre la mia passione.

Ci racconti un ricordo della tua infanzia in Etiopia, che porti sempre con te?

Nebat: I ricordi sono davvero moltissimi ma quella che più di tutti mi è rimasta nel cuore è la tipica domenica da nonna o da qualche zia dove si riuniva tutta la famiglia, e noi siamo davvero tantissimi. Erano momenti di pura gioia e di condivisione.

Lo scorso 15 maggio hai presentato un incontro interreligioso a Frontignano (BS) organizzato dal Movimento dei Focolarini, con titolo: “Cammini di fraternità. La Misericordia nel Cristianesimo e nell’Islam”. Puoi raccontarci di cosa si è trattato e alcune tue riflessioni in merito?

Nebat: L’evento del 15 maggio è stato un incontro fortemente voluto dal Movimento dei Focolari insieme alla Federazione Islamica della Lombardia, con la collaborazione di altre associazioni del territorio. L’intento che con questa amicizia si cerca di portare avanti da tempo è quello della condivisone, passo successivo rispetto alla constatazione che sono di più le cose che ci uniscono, contrariamente a ciò che una certa  opinione pubblica vorrebbe farci credere. L’argomento della giornata era la Misericordia, concetto fondamentale sia nell’Islam che nel Cristianesimo, come i nostri ospiti hanno egregiamente illustrato nei loro interventi. Eravamo più di 300 persone, abbiamo ascoltato le testimonianze di vita reale con le quali abbiamo tutti compreso che le azioni di ogni singolo essere umano, anche le più piccole, contano. La misericordia si vive ogni giorno ed in questi anni di grandi difficoltà è più indispensabile che mai. Oggi siamo chiamati tutti a prestare attenzione all’altro.

So che insieme ad altri giovani avete formato un gruppo di sensibilizzazione sul disarmo, presentando alla Camera dei Deputati un vostro appello. Ce ne vuoi parlare?

Nebat: Sono molte le sfide sociali di cui ci occupiamo, dalla lotta al gioco d’azzardo alla sensibilizzazione sul disarmo. Lo scorso 16 marzo abbiamo partecipato a un incontro dal titolo “La fraternità universale in cammino, il disarmo possibile”,  presso la Camera dei Deputati. L’evento è stato organizzato dai giovani per un Mondo Unito d’Italia, giovani del Movimento politico per l’unità e giovani della scuole di partecipazione politica. Durante la mattinata abbiamo presentato ad alcuni parlamentari parte del  nostro contributo, intitolato “L’inutilità della guerra” , Appello per una pace che disarma. L’appello richiede l’effettivo rispetto delle norme nazionali ed internazionali sul commercio di armi, in particolare l’attuazione della legge 185/90 ( norma che  vieta la vendita di armi  a Paesi in stato di conflitto armato e prevede la conversione a fini civili dell’industria bellica). Dall’esperienza del 16 marzo si è costituito un Gruppo di sensibilizzazione sul disarmo, col tentativo di portare avanti, anche se a piccoli passi, questo percorso coinvolgendo parlamentari, governanti locali e società civile. L’ultimo incontro si è tenuto il 5 luglio, sempre presso la Camera dei Deputati. Abbiamo creato un gruppo su facebook, Economia disarmata (https://www.facebook.com/groups/448485555356333/?fref=ts), dove poter trovare informazioni e aggiornamenti sui nostri prossimi appuntamenti.

Qual’è secondo te il male più grande insito nella nostra società?

Nebat: La chiusura. Non mi sento di dire il pregiudizio perché bene o male ne siamo tutti affetti. Una volta che ci accorgiamo di avere un pregiudizio dovremmo imparare a spingere noi stessi verso il dubbio, successivamente  verso la curiosità per poi arrivare ad incontrare il prossimo. La chiusura invece non permette questi passaggi, in questo modo c’è chi vive pensando numerose cose errate quando in realtà una semplice chiacchierata davanti ad un caffè scioglierebbe quasi sicuramente alcune delle sue paure. In questo processo di isolamento dell’individuo svolgono un ruolo essenziale e determinante i mezzi di comunicazione di massa. Oggi però molti di noi, grazie anche ai social, riescono ad arrivare a più individui con un messaggio nettamente  opposto.

Dinanzi al male che sembra dominare il nostro mondo esistono secondo te ragioni per cui continuare ancora a credere e sperare?

Nebat: La madre di tutte le ragioni è l’aver toccato con le mani il potere del bene, l’energia che si forma ed i risultati che si raggiungono cooperando per il bene, per il giusto. Ho visto che funziona realmente , non è un’ utopia, e nulla può togliermi questa convinzione dalla testa. In questi tre anni di impegno ho potuto osservare molti volti, ho visto l’impegno di moltissime persone. Spesso ci sentiamo piccoli ed impotenti ma sono davvero poche le cose che non si possono fare insieme. Il mondo ancora resiste perché sono milioni le braccia, i cuori e le teste che tracciano giorno dopo giorno la via del bene. Se il bene avesse la stessa  visibilità che ha il male sono sicura che tutto muterebbe nel giro di pochi anni. Il bene è riservato, silenzioso ma concreto ed ogni persona che vuole essere parte della soluzione ha la responsabilità di  cercarlo e di cooperare.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Nebat: In realtà ho qualche problema di convivenza con i progetti a lungo termine, ogni giorno scopro che mi piacciono cose nuove  e sono in attesa di unire i puntini per capire quale professione in realtà fa per me. Il mio progetto a breve termine è sicuramente la laurea, in shaa Allah ( se Dio vuole).

Nebat, se pensi a una piuma che dal cielo scende a terra, che cosa ti viene in mente?

Nebat: Mi fa pensare alla leggerezza dell’anima, quella leggerezza che eventi drammatici cercano di strappare all’umanità. Secondo me, nelle nostre giornate, dovremmo essere tutti come una piuma, dovremmo saper fluttuare con pazienza  in aria nonostante le avversità fino a riuscire a completare il nostro impegno quotidiano.

Ringraziandoti di cuore per aver partecipato a questo incontro ti rivolgo insieme a chi ci leggerà i migliori auguri per i tuoi progetti e per la tua vita.

Nebat: E’ stato davvero un piacere, grazie ancora.

 

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Di seguito il link del testo intitolato “L’inutilità della guerra” , Appello per una pace che disarma, presentato da Nebat e da altri giovani il 16 marzo 2016 alla Camera dei Deputati.

APPELLO 16 MARZO – vers. ridotta

foto disarmo

Il “Cammino” di Francesca…da Santiago verso la speranza!

Oggi desidero dedicare un articolo del mio blog a Francesca, una ragazza davvero speciale, la cui gioia di vivere si riflette nel suo sorriso solare e contagioso.

Conobbi Francesca nel 2005, all’interno dell’associazione “Le Vele” di Segrate, presso cui operavo come volontario il sabato mattina. Ricordo ancora il giorno in cui me la presentarono; all’inizio avvertii un senso di compassione nel vederla così giovane (all’epoca aveva quindici anni) su una carrozzina. Bastarono soltanto pochi minuti perché quella forma di pregiudizio scomparisse per lasciare spazio a una sincera e travolgente simpatia. Mi colpì fin da subito la potenza del suo sorriso, ma anche la dolcezza.

La storia di Francesca Maiorano è un intreccio di lotta e di speranza, un itinerario lungo il quale ha dovuto affrontare enormi difficoltà, prime fra tutte le innumerevoli barriere (non solo architettoniche) incontrate nel corso degli anni della sua giovane vita.

Sì perché Francesca, napoletana d’origine, è nata affetta da tetraparesi spastica, una malattia neurologica, dovuta alla mancanza di ossigeno al cervello nel corso del parto. E che ha causato la paralisi dei suoi arti inferiori.

Una vita fatta di tanti ostacoli, ma non per questo una vita disperata. Tutt’altro! Dalle difficoltà è scaturita la sua grande gioia di vivere, che coltiva ogni giorno. E che Francesca sente il desiderio di condividere insieme agli altri. Sempre!

E soprattutto dal dolore è germogliata la speranza…Un cammino verso la speranza.

Come descrive nel suo bellissimo blog, http://francy9053.myblog.it/page/2/ “La mia speranza a Santiago di Compostela”,  dopo aver casualmente letto l’articolo di un neurologo spagnolo che guarì il figlio paralizzato con l’ormone della crescita (molto interessante l’articolo del Corriere della Sera del 28 giugno 2010 che racconta la commovente storia di questo medico http://www.corriere.it/salute/disabilita/10_giugno_28/ormone-fa-camminare-pablo_3cd5cf4c-8115-11df-9a47-00144f02aabe.shtml), Francesca è riuscita a mettersi in contatto con lui e a conoscerlo di persona il 7 ottobre 2015, per una visita presso la sua clinica, distante circa sei chilometri da Santiago de Compostela. Da quell’incontro è nata una speranza nuova in Francesca, quella di tornare finalmente a camminare. Il medico le ha prospettato infatti importanti margini di recupero, a condizione però di una sua permanenza nella clinica per un tempo stabilito. Insieme alla sua famiglia il 13 gennaio 2016 Francesca si è così trasferita in Galizia, dove resterà per circa un anno con l’obiettivo di ricevere cure e terapie specifiche. Attraverso macchinari ultramoderni Francesca è giornalmente sottoposta a un faticoso lavoro di rinforzo muscolare che coinvolge schiena, gambe, ginocchia, bacino, addome. Inoltre le viene somministrata tutte le mattine l’iniezione dell’ormone, per rinforzare le sue capacità cerebrali; mentre la sera melatonina per rilassare la muscolatura.

Come descrive nel suo blog si tratta di un percorso doloroso, fisico e psicologico, ma anche entusiasmante, frutto di una nuova consapevolezza di se stessa, dei suoi limiti e delle sue potenzialità…mai scoperti prima d’ora! Un percorso che dopo qualche mese ha già prodotto miglioramenti inaspettati, come ad esempio il rinforzo muscolare, i movimenti delle gambe più fluidi , maggior controllo dei movimenti e del tronco.

Francesca sta compiendo un vero e proprio Cammino di Santiago! O meglio un “Cammino da Santiago”. Questo Cammino necessita però di un costo economico elevato, perché per un anno di soggiorno e terapia sono necessari almeno €.30.000. Per questo motivo, insieme ai suoi familiari, Francesca ha creato un link dov’è possibile offrire un contributo alla sua causa:

http://buonacausa.org/cause/amici-di-francesca

E’ possibile seguire Francesca anche su Facebook (https://www.facebook.com/groups/1730608370550570/)

Uniamoci tutti e aiutiamo Francesca, anche con un piccolo contributo. Sarà come percorrere insieme a lei un pezzetto di Cammino di Santiago. Sarà come arrivare a Santiago davanti alla cattedrale, dando un senso al nostro viaggio e al nostro Cammino.

Perché soltanto donando se stessi è possibile incontrare la vera felicità!

BUON CAMMINO FRANCY!!!

 

Qui sotto pubblico alcune foto scattate durante una gita con le Vele del 2005, e altre del suo attuale “Cammino di Santiago”.

 

Francesca Maiorano 3

 

gita Le Vele

 

Francesca Maiorano

In viaggio verso Santiago de Compostela…

Francesca verso Santiago

Il lavoro di fisioterapia quotidiano…

sollevatoreabandieradisabi3

E infine il Cammino di Francesca…da Santiago!

Francesca Maiorano2