Quel filo sottile che lega ogni forma di estremismo.

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L’elezione di Donald Trump a Presidente degli Stati Uniti d’America è una di quelle notizie che a dir poco sorprendono. Quando ieri mattina l’ho saputo mi son detto che stavo sognando, non era vero… Notizie come questa fanno davvero pensare che è consigliabile non dare mai nulla per scontato, perché si rischia di pagare un prezzo molto caro. La sconfitta di Hillary Clinton, nonostante l’appoggio incondizionato di media, establishment, finanza internazionale e persino dei sondaggisti, ne è per l’appunto un fulgido esempio.

Vorrei però partire da questo evento, davvero storico e dagli effetti futuri assolutamente imprevedibili, non tanto per esprimere analisi e considerazioni di carattere politico, che in realtà non sarei comunque in grado di affrontare in maniera seria per miei limiti di base (quante considerazioni tra l’altro si leggono e si ascoltano in queste ore, perlopiù mi pare dettate da ciò che tira fuori “la pancia”…), quanto per rivedere nel duello tra Donald Trump e Hillary Clinton la rappresentazione simbolica della società occidentale, dove le scelte del singolo individuo sono spesso influenzate e orientate da fenomeni esterni, che tentano di omologarne il pensiero.

“La nostra società nutre il bisogno compulsivo di catalogare idee, principi, esseri umani, omologandoli come fossero cliché, rischiando di non focalizzare il percorso che porta ogni persona alla scoperta del proprio essere.                                                                                                          

L’emotività del fatto nega l’approfondimento dei suoi contenuti, trattati con estrema superficialità. La strategia mediatica dei mezzi di comunicazione, generalmente volta a pilotare l’opinione pubblica, annacqua poi ogni contestualizzazione logica e razionale per influenzare le masse, spesso esasperando le contrapposizioni sia verbali che virtuali: il pensiero critico viene sostituito dal sentimento.                                     

Chi sono? Da dove vengo? Dove sto andando? Qual è il senso della mia vita?                          

«Essi avevano occhi e non vedevano» si legge nel Prometeo incatenato, «orecchie e non sentivano, ma, simili alle immagini dei sogni, vivevano la loro lunga esistenza nella confusione. Case non conoscevano di pietra, esposte al sole, né sapevano lavorare il legname. Vivevano una vita sotterranea, rintanati in anfratti di caverne senza un raggio di sole, come effimere formiche. E non sapevano alcun segno sicuro dell’inverno, né della primavera che dà fiori, né dell’estate che dà messi. Vivi di una vita insensata, senza regole.»                                                  

L’Occidente ha bandito i propri valori unificanti; li ha sostituiti con una fittizia e ipocrita cultura pluralista, che per evitare i conflitti ha scelto la via dell’omologazione. E, si badi bene, il problema non è certamente la cultura pluralista in sé, da ritenersi comunque una ricchezza. Il problema è la mancanza di senso critico della sua complessità, tale da generare un’esasperata «indifferenza globalizzata», all’interno della quale trovano spazio, come effetto opposto, pericolosi estremismi reazionari.                                                                                         

Io sono la mia idea.                                                                             

Lungo un’irremovibile cortina di ferro si annida e germoglia il cosiddetto «principio di comodo», dinanzi al quale tutti gli schieramenti ideologici si illudono di contendersi la verità, restando immobili nel pregiudizio delle proprie posizioni di partenza. L’esigenza a priori è quella di mantenere a distanza il proprio nemico, sia esso il vicino di casa o uno Stato nazionale. Il viscerale terrore verso la diversità riduce al voler bastare a se stessi. Per negare questo terrore, radicato nel suo inconscio, la società moderna come reazione opposta si erge a paladina della libertà e della fraternità. Ecco perché un modo per esorcizzare le svariate fobie è quello di creare leggi statali che ne codifichino la tutela.                                                                                

È sbagliato ritenere tali fobie come risposta, in primo luogo, alle nostre fragilità e all’aver perso di vista chi siamo? Viviamo in una società, quella occidentale, che vuole omologare il pensiero, sostituendo alla machiavellica realtà effettuale una sua visione fittizia e relativizzante…”

Estratto da “La Piuma tra cielo e terra”

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2 pensieri riguardo “Quel filo sottile che lega ogni forma di estremismo.

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