Ultime notizie da Aleppo, nel frattempo in Italia i media (come al solito) guardano altrove.

Mentre in Italia le notizie si concentrano sulla politica interna, e precisamente su cosa deciderà Mattarella domani, dopo la crisi del governo Renzi, nel mondo accadono fatti la cui portata andrebbe perlomeno osservata. E invece niente, i media continuano a ignorare ciò che accade nella città di Aleppo in Siria, ma anche a Palmira, dove oggi l’Isis ha tentato una contro offensiva per riprendere la città conquistata dall’esercito siriano mesi fa, fortunatamente senza riuscirvi.

Ma torniamo ad Aleppo, dove la condizione  degli abitanti resta terribile, in particolare nella zona est che sta per essere riconquistata dagli eserciti siriano e russo. Non è per niente semplice conoscere ciò che sta realmente accadendo in Siria, anche per colpa di un’informazione interna nettamente contrapposta tra pro e anti Assad. Un’informazione che riflette lo stato di un Paese, lacerato e violentato nella sua anima, il cui futuro resta drammatico e denso di nubi.

Oggi mi hanno colpito alcuni interventi, molto diversi tra loro; da una parte Anthony Samrani, giornalista libanese dell’Orient-le-Jour, che con un articolo tradotto dalla rivista Internazionale denuncia i crimini compiuti da Assad e Putin contro il popolo siriano, e il caos che seguirà dopo la caduta di Aleppo. Samrani minimizza la presenza di ribelli anti Assad affiliati ad Al Fatah e Al Nusra (fazioni vicine all’Isis).

Dall’altra parte invece Sarah Abdallah, scrittrice e analista politica libanese, che considera l’intervento militare dell’esercito siriano coadiuvato da quello russo per la liberazione di Aleppo est, provvidenziale e giustificato dalla necessità di estirpare i terroristi. Posta sul suo profilo Twitter un video dove si vede la gente in festa dopo essere uscita da Aleppo est.

Interessante anche il video (sempre da lei postato) dove il Segretario di Stato americano Kerry confermerebbe l’ipotesi che i ribelli siriani tengano in trappola i civili ad Aleppo est, respingendo gli aiuti umanitari esterni.

Schierato con Assad e con la Russia anche il giornalista siriano Naman Tarcha, che posta alcune foto in un tweet dove si vedrebbero civili evacuati dall’esercito siriano uscire da Aleppo est.

Di parere opposto il tweet di Monther Etaky, abitante di Aleppo est, postando la foto di un uomo senza vita sostiene che i civili preferiscano morire sotto le bombe piuttosto che andare nelle zone riconquistate dall’esercito di Assad.

Ho trovato infine un video su facebook di AMC (Aleppo Media Center – filo ribelli), che documenta l’impressionante stato attuale del quartiere est di Aleppo, si può dire completamente distrutto.

Non voglio esprimere giudizi di parte, anche perché da quel poco che si può comprendere molte dichiarazioni e immagini fanno parte di una feroce guerra di propaganda che serve a condizionare emotivamente l’opinione pubblica mondiale. Resta il fatto che oltre al pari di questa emotività vi è soprattutto una tragica pochezza di contenuti nell’informazione occidentale, un’indifferenza generalizzata che serve a non focalizzare la complessità di una guerra iniziata cinque anni fa, che purtroppo sta lasciando e lascerà dietro di sé una serie drammatica di conseguenze. Una guerra civile, scaturita e fomentata dall’interferenza e dalle logiche di potere di noi potenze occidentali.

E’ sempre utile ricordarcelo.

La caduta di Aleppo servirà solo ad alimentare il caos siriano

Non potremo dire che non sapevamo, che era “troppo complicato” e che non potevamo farci niente. Nessuno può ignorare quello che succede oggi ad Aleppo est. L’orrore è trasmesso dai mezzi d’informazione e dagli stessi abitanti della città, che pubblicano sui social network foto e video della loro vita quotidiana. Immagini che si tende a ignorare per non vedere che nel ventunesimo secolo si può ancora uccidere il proprio popolo in tutta impunità nascondendosi dietro ad argomentazioni geopolitiche.

La narrazione del conflitto fatta da Siria, Russia e Iran ha finito per imporsi. Oggi in Medio Oriente come in occidente chi denuncia la sorte dei civili ad Aleppo è accusato di difendere “i terroristi”. Il fatto che Teheran abbia mobilitato migliaia di combattenti libanesi, iracheni, pachistani e afgani, che costituiscono la gran parte delle forze fedeli a Damasco, non ha cambiato la percezione del conflitto. Dei mercenari reclutati in nome della difesa degli sciiti stanno guidando la “lotta contro il terrorismo” del regime e dei suoi alleati, eppure questo non basta a seminare dubbi sulle loro intenzioni e sulla realtà del conflitto.

Una minaccia esagerata
Tra i ribelli che combattono ad Aleppo est qualche centinaio è affiliato ad Al Fatah al sham (l’ex Fronte al nusra), gli altri appartengono a gruppi salafiti, jihadisti o all’Esercito siriano libero. Che alcuni di loro siano considerati una minaccia da varie potenze regionali e internazionali è comprensibile. Ma questa minaccia è stata esagerata dal regime siriano e dai suoi alleati per giustificare la distruzione di ogni forma di opposizione moderata. Inoltre le prime vittime di questa cosiddetta operazione antiterroristica sono i 25omila civili sopravvissuti, in un modo o nell’altro, ad Aleppo est.

Damasco, Mosca e Teheran hanno colpito con una barbarie così metodica da non avere più nulla di umano. Le considerazioni di ordine morale hanno perso ogni valore. Ma anche solo dal punto di vista strategico e della sicurezza, era necessario radere al suolo parte di una città plurimillenaria e distruggere la vita di migliaia di persone per colpire poche centinaia di terroristi? Non ci sarà da stupirsi se dopo una simile esplosione di violenza, che non rispetta alcuna norma del diritto internazionale umanitario, la Siria rimarrà a lungo il più grande covo di jihadisti al mondo.

Aleppo finirà per cadere. L’esercito siriano ha già riconquistato molti quartieri ribelli e nulla sembra in grado di fermarlo

Ad Aleppo la comunità internazionale ha fallito. La soluzione del conflitto siriano è complessa, ma in questa città la priorità doveva essere proteggere i civili. I paesi occidentali, Stati Uniti in testa, avrebbero potuto fare di più per esigere un cessate il fuoco e farlo rispettare.

Aleppo finirà per cadere. L’esercito siriano ha già riconquistato più del 60 per cento dei quartieri ribelli e nulla sembra in grado di fermarlo. Per Damasco la vittoria di Donald Trump alle presidenziali degli Stati Uniti e quella di François Fillon alle primarie del centrodestra in Francia rappresentano un successo sulla scena diplomatica. Presto Bashar al Assad avrà come unica opposizione, a parte i curdi, gruppi jihadisti con cui è impossibile negoziare.

In mancanza di un’alternativa credibile, si affretterà a sedere al tavolo delle trattative per imporre la sua riabilitazione. Ma non sarà una vittoria totale. La riconquista del territorio e l’isolamento dei ribelli nascondono una realtà diversa: è il caos attuale che permette ad Assad, più che mai dipendente dai russi e dagli iraniani, di restare attaccato a un’illusione di potere. E finché ci resterà, il caos non cesserà.

(Traduzione di Federico Ferrone)

Questo articolo è stato pubblicato su Internazionale l’8 dicembre 2016 a pagina 16 con il titolo “La caduta di Aleppo servirà solo ad alimentare il caos siriano”.

Fonte: http://www.internazionale.it/opinione/anthony-samrani/2016/12/09/aleppo-conquista-governo

abitanti-di-aleppo-lasciano-la-zona-est

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