Il sogno di King Claudio Ranieri

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Poche ore fa si è compiuto un fatto sportivo che ha lasciato il mondo del calcio completamente esterrefatto: Claudio Ranieri, l’allenatore che solo qualche mese fa è riuscito a portare alla storica vittoria del campionato inglese il Leicester, è stato esonerato dalla dirigenza thailandese a fronte dei risultati estremamente deludenti di quest’anno, dove la squadra in campionato si trova a solo un punto dalla zona retrocessione.

La vittoria dello scorsa stagione è stata epica, un gruppo di giocatori semisconosciuti e una squadra che nella sua storia ha pressoché avuto come unico obiettivo quello di restare nella massima categoria ha compiuto qualcosa di stratosferico, vincendo uno dei campionati più difficili d’Europa. Per comprendere quanto straordinaria sia stata l’impresa delle Foxes basti pensare che per i bookmakers inglesi l’anno scorso il suo trionfo era quotato 5000 a 1. La classe e la genuinità di Claudio Ranieri hanno fatto breccia nel cuore dei tifosi inglesi, che non a torto lo hanno soprannominato “King Claudio”. Il suo atteggiamento umile e da vero comandante ha protetto la sua squadra, come a tutelare le fragilità di giocatori che non erano abituati ad affrontare le pressioni della stampa e gli attacchi continui di detrattori, scettici e invidiosi.

E nonostante l’intero starsystem del calcio, bookmakers e organi federali legati al potere finanziario, sperassero in una sua disfatta, il Leicester di Ranieri nel 2016 ha raggiunto le vette dell’impossibile, incarnando il mito di una realtà che è diventata storia per sempre. Per comprendere la popolarità che si è creata attorno a Claudio Ranieri e alla sua squadra basti pensare, ad esempio, che a seguito della vittoria del Leicester in Inghilterra sono aumentati a dismisura i neonati chiamati Claudio o Claudia!

Soltanto nove mesi dopo però l’idillio è finito, Ranieri è passato dall’essere idolo indiscusso e intoccabile a  diventare il capro espiatorio di una squadra allo sbando, che non riusciva più a ritrovarsi. Da diverse partite infatti la squadra non segna neppure un gol, perdendo partite su partite in campionato e uscendo dalla coppa di lega settimana scorsa, dopo aver perso 1-0 contro una squadra di quarta categoria, il Milwall. La decisione di licenziare Ranieri è arrivata dopo che la squadra ha perso a Siviglia 2-1 l’andata di Champions League, mantenendo peraltro ancora alte le speranze di passare il turno e arrivare ai quarti di finale (dunque tra le otto squadre più forti d’Europa).

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Al di là di ogni giudizio credo che dietro questa storia si possa celare un insegnamento estremamente prezioso, quello cioè di vedere la vita come un’opportunità irripetibile per realizzare i nostri sogni, godendo dei successi, ben sapendo che comunque andrà noi non siamo i nostri successi (e i nostri insuccessi). Questi infatti sono come castelli di sabbia, che crollano non appena il sogno si è realizzato. La vita è ben altra cosa, ci chiama a guardare avanti senza fermarci a pensare troppo al passato, restandone condizionati. La vita cambia radicalmente le situazioni, persino quelle che consideravamo le più immutabili. Siamo chiamati a custodire e coltivare ciò che siamo, restando coi piedi ben radicati per terra, lavorando su noi stessi per mantenere un atteggiamento di umiltà, termine che proviene dalla radice latina humus, che richiama al “livello del terreno”. Nonostante la gloria e gli “osanna” ricevuti, appena un istante dopo tutto passa, e coloro che prima erano i tuoi più accaniti sostenitori ora possono diventare i tuoi più feroci detrattori. Se è vero che Claudio Ranieri è stato tradito proprio da quei giocatori che solo qualche mese fa sono entrati nell’olimpo del calcio grazie a lui, viene inevitabilmente da pensare a una situazione non dissimile, quella di Gesù nell’orto degli Ulivi tradito da Giuda, abbandonato dai suoi discepoli e condannato anche da chi soltanto una settimana prima lo considerava il Messia e il Re d’Israele.

Quello che conta dunque è cercare di coltivare sempre i nostri progetti, facendoli diventare dono, scoperta e opportunità di crescita per gli altri e per noi stessi. Insieme. E una volta realizzati lasciarli andare, distaccandoci da essi. Come morendo a noi stessi. Perché soltanto accettando di morire si può restare fedeli a ciò per cui abbiamo lottato. Questa è la vera libertà, lasciar andare ogni cosa, per scoprire chi realmente siamo. Senza mai aspettarsi certezze e sicurezze dagli altri: soltanto noi saremo garanti di quello in cui crediamo e per cui lottiamo. Il mondo passa, come le opinioni della gente, quello che resta e resterà per sempre è quanto abbiamo fatto col cuore nella fedeltà di ciò che siamo, andando al di là di noi stessi. In questa tensione si scorge la vera sfida, quella cioè di vedere anche nella sconfitta un segno di eternità.

Credo sia molto bello il tributo che Mourinho ha fatto a Ranieri il giorno dopo il suo licenziamento. 

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