Una nuova coscienza di popolo, contro ogni feticcio d’identità.

Dove sono finite le piazze a difesa del lavoro e della tutela dei più deboli e sfruttati? Dove si alimenta una coscienza di popolo che rigetti le logiche dell’ossessivo e paranoico individualismo dei nostri tempi?  

La scarsa memoria del popolo e il suo controllo sono la forza di quel pensiero unico chiamato consumismo individualista, che vuole governare le coscienze, cercando persino di avvolgerle in un oblio identitario. Questa mentalità sradica il concetto di popolo, creando nel tempo l’omologazione culturale. Rischiando di farci diventare uomini soli e infelici, col bisogno compulsivo di soddisfare i nostri “diritti individuali”. Facendoci perdere il senso profondo della parola “insieme”.

Il pensiero unico aspira alla creazione di una società da catalogare e omologare alle sue logiche totalizzanti e stereotipate. Una società che annulla le differenze massificando gli individui. E i diritti individuali sostituiscono di conseguenza quelli sociali. Nella logica del desiderio il consumismo attira a sé l’individuo, relegandolo a semplice numero. E così l’essere umano perde la sua libertà, restando inscindibilmente soggiogato al potere. Quello che conta è la sua funzionalità. Una volta ritenuto ingombrante l’essere umano viene definitivamente scartato.

La nostra società dei consumi ha come scopo quello di omologare “feticci d’identità”, certamente più malleabili, eliminando il valore identitario dell’individuo,  Nella mancanza del proprio sé identitario questa ideologia totalitaria crea e plasma il nuovo consumatore, facendolo diventare merce. Qualsiasi cosa diventa fluttuante, relativa, provvisoria. Non esistono più né passato né futuro; ciò che conta è l’illusoria soddisfazione del presente. Dietro le logiche buoniste del politicamente corretto il consumismo ha un’unica finalità, quella di renderci suoi schiavi.

Viviamo tempi di grande irrazionalità in un’epoca che si professa paladina della ragione.

Possiamo rassegnarci a diventare codici, oppure apriamo gli occhi per coltivare la nostra identità di popolo.

popolo

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