I campi di concentramento libici e la cultura dell’indifferenza

 

“Quella che ho visto in Libia è la forma più estrema di sfruttamento degli esseri umani” basata “sul sequestro, la violenza carnale, la tortura e la schiavitù” e “i leader europei sono complici” dello sfruttamento mentre “si congratulano del successo perché in Europa arriva meno gente” dall’Africa.

È con queste parole di dura accusa che la presidente internazionale di Médecins sans Frontieres, Joanne Liu, ha aperto una conferenza stampa tenuta a Bruxelles dopo la pubblicazione della lettera aperta inviata ai leader europei.

 

 

 

 

Nell’inferno libico l’essere umano viene annientato nella sua dignità. Il suo essere è dimenticato. Come accaduto con qualsiasi campo di concentramento, lager nazista e gulag comunista che fosse, il potere ideologico instaura una cultura dell’indifferenza, spalmando spessi strati di indifferenza sull’opinione pubblica.

Quell’opinione pubblica che, non vedendo il problema e sentendosi del tutto estranea, si ritiene tranquilla e con la coscienza a posto.

E invece è bene ricordarsi che chi tace acconsente, facendosi complice.

3 pensieri riguardo “I campi di concentramento libici e la cultura dell’indifferenza

  1. Ok tutto quello che vuoi, ma perché quando vengono qui rifiutano il cibo perché non è africano, protestano perché vogliono acqua in bottiglia, navette gratis, TV in ogni stanza (come è successo in una struttura in Sardegna) e Wi-Fi per gli smartphone che vengono loro dati? E perché distruggono tutto e mettono a ferro e fuoco le strutture se non viene loro concesso tutto questo? Che fame hanno? Da che cosa scappano?
    E soprattutto a me da fastidio l’ipocrisia del Governo, che, mentre loro vengono accolti, coccolati, inventano leggi per far sì che questi si integrino trovando subito lavoro, così come per i carcerati, per aiutarli a reinserirli nella società, con noi non si impegnano così tanto. Loro devono ricordarsi che governano gli italiani, non gli altri. Chi sta fuori, non chi sta “al fresco”. Perché questa è solo ipocrisia. Ci mandano via, perché non ci danno lavoro, ma lo danno agli altri. Danno lavoro a chi sconta la pena, ma non alle loro vittime. Tolgono il pane dalla bocca dei figli per darlo agli altri. E’ questo che non mi va bene. Se non ci sono soldi per noi, perché devono essercene per gli altri?
    E perché non hanno il coraggio di espatriare chi delinque? Almeno quello, no, nemmeno quello fanno. Perdonatemi se lo dico, ma questo è un argomento per cui in qualunque posizione tu sia ti attaccano da tutte le parti.
    Sei per l’accoglienza? Sei un buonista, sei un criminale perché fai entrare i criminali, sei delinquente perché aiuti i carcerati e li tratti con i guanti bianchi anziché fargliela pagare.
    Fai notare questi aspetti negativi? Sei fascista, nazista, razzista, sei una me**a, meriti l’inferno perché “ero forestiero e non mi avete accolto”!
    Sei contrario all’accoglienza e ti bombardano di immagini e video di immigrati ben integrati e che aiutano. Cambi il tuo parere e ti convinci che questa è la realtà, che questo è il lato giusto delle cose e ti bombardano di immigrati che mettono a ferro e fuoco le città, che compiono attentati, che sgozzano innocenti, che inneggiano l’Isis, e cambi opinione. Poi però ti ribombardano di gente che affoga, di bambini che muoiono e ti incolpano di razzismo.
    Ajò ma dove siamo finiti!! Voglio morire e non stare più in questo mondo! Siamo arrivati a questo punto!

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    1. Innanzitutto ti ringrazio per il tuo messaggio, accolgo con favore qualsiasi tipo di intervento costruttivo su ciò che pubblico e credo sia importante esprimere in libertà ogni tipo di parere, cercando un confronto, anche da diverse prospettive. In merito alle tue domande posso risponderti con sicurezza per ciò che osservo con i miei occhi ogni volta che vado a fare accoglienza ai profughi al Binario 21 in Stazione Centrale a Milano, o vado a parlare con gli immigrati sdraiati a terra fuori dalla stazione. Mi fermo a parlare con uomini e donne provenienti ad esempio da Afghanistan, Pakistan, Siria, Iraq, Eritrea, Etiopia, Nigeria, Sudan, ecc… che mi raccontano le loro storie di sofferenza, soprusi e violenze subite, carestie, guerre (spesso scaturite appositamente da noi Paesi occidentali), dittature (il più delle volte instaurate con l’appoggio di organizzazioni e multinazionali legate ai governi occidentali), forme di neocolonialismo economico/finanziario e culturale (di noi occidentali e ora anche della Cina). Questa gente scappa da tutto questo, ma si lascia dietro anche le violenze subite nei vergognosi campi di detenzione che ci sono in Libia, installati da qualche anno col silenzio-assenso dei governi occidentali (compreso il nostro). Ti posso assicurare che ho visto uomini e donne piangere mentre mi raccontavano cosa hanno subito dentro quell’inferno. Ovviamente nel vederli giorni e giorni abbandonati a terra, non considerati da nessuno, calpestati nella loro dignità di esseri umani, senza una volontà di integrazione da parte delle Amministrazioni, anch’io provo rabbia…e mi chiedo quali possono essere le conseguenze di una così sistematica indifferenza. Ma non riesco a dare la responsabilità di tutto questo a chi è costretto a fuggire dalla propria terra d’origine, perché a mio parere gli immigrati sono le vittime, mentre i veri responsabili sono coloro che hanno interesse a destabilizzare il mondo e a governare una costante precarietà globalizzata. E certo, poi ci sono anche non pochi casi e situazioni di stranieri che sbagliano, talvolta anche gravemente (a cui comunque dovrebbe corrispondere un’attività di prevenzione e una ferma risposta giudiziaria), ma a mio parere non poche volte gli errori e certe pretese sbagliate sono conseguenza di un’esasperante senso di ingiustizia, passività e sfiducia che diventa per loro sempre più difficile da accettare. Questi sono fatti reali, non è una lettura edulcorata e ideologica della realtà. E qui vengo al secondo punto da te toccato, la responsabilità dell’informazione. Hai ragione, siamo bombardati da notizie mediatiche che hanno carattere strumentale, e che servono al potere a renderci tutti più divisi e impauriti. Con un pensiero “fluido” (prima vengo bombardato di notizie provenienti da una sola direzione e poi altre dall’opposta) è più facile tenere sotto controllo l’opinione pubblica. Anche perché se ci pensi bene quasi mai l’informazione si concentra sull’approfondimento della notizia e del reale, è più comodo infatti puntare sull’emozionalità del fatto, restando in superficie, stimolando esclusivamente una reazione di pancia… E così tu arrivi a pensarla un giorno in un modo e l’altro addirittura al contrario. Nel mio libro questo meccanismo lo definisco la schiavitù del “pensiero di comodo” costruita dalle moderne forme totalitarie. Cosa possiamo fare dunque? A mio parere dobbiamo tentare di restare il più prossimi alla realtà, informandoci, confrontandoci, documentandoci, studiando, approfondendo con curiosità e un pensiero aperto e libero da pregiudizi. Il tutto, preferibilmente, senza magari guardare la televisione… Grazie ancora e buon sabato sera.

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      1. Anche noi dovremmo essere frustrati perché ci chiudono ogni porta in faccia. Purtroppo noi non possiamo fare quanto ci chiedono e si aspettano gli immigrati, perché non c’è alcuna possibilità nemmeno per noi… L’unica cosa che posso fare è quello di avvicinarmi a loro e di parlare con loro, ma non c’è possibilità di accogliere nessuno senza soldi e lavoro. Quindi quello che vogliono loro non è né immediato né facile da fornire. Dovrebbero essere informati prima sulla realtà che spetta loro in Italia o dove vogliono andare. Ma questo non c’è, non c’è la volontà di farlo. Si racconta sempre il paradiso, mai la difficoltà di trovare lavoro o altri diritti.
        Un saluto 🙂

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