I giovani e la Chiesa…verso il Sinodo

papa francesco sinodo giovani

«La Chiesa è in cammino verso il Sinodo e volge lo sguardo ai giovani di tutto il mondo»: sono queste le parole con cui Papa Francesco ha iniziato la preghiera per il Sinodo, affidando al Signore il discernimento dei giovani. Nel mese di ottobre 2018 si celebrerà infatti il Sinodo dei Vescovi sul tema «I giovani, la fede e il discernimento vocazionale».
Questo significa che la Chiesa si vuole mettere in ascolto, e per farlo si rivolge ai giovani di tutto il mondo, verso coloro che rappresentano il futuro. La Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi ha dedicato la creazione del sito http://www.synod2018.va/content/synod2018/it.html, proponendo un questionario attraverso il quale i giovani possono far sentire la loro voce, la loro sensibilità, la loro fede, ma anche i loro dubbi e critiche, affinché la loro richiesta di comprensione e di aiuto giunga sino ai Pastori, così come sono stati invitati a fare da Papa Francesco nella Lettera che ha indirizzato loro all’inizio del cammino sinodale.
Anche noi come chiesa locale siamo di conseguenza chiamati a metterci in ascolto dei nostri giovani, per conoscere il loro pensiero. Tutti i giovani, quelli che frequentano e si dicono credenti, ma anche coloro che da poco o tanto tempo non mettono più piede in chiesa e in oratorio. Ho così cercato, partendo dalle domande del questionario, di declinarne alcune e di rivolgerle inizialmente a chi frequenta il nostro oratorio, ovvero i ragazzi e i giovani tra i 18 e i 35 anni, che comprendono il Gruppo Giovani, il gruppo 18/19enni e il gruppo educatori. Ho ritenuto basilare porre i quesiti anche a chi ha smesso di frequentare l’oratorio e la Chiesa.
Le domande sono le seguenti:
1) Ti senti di fare parte della tua parrocchia?
2) Perchè a tuo parere un numero consistente di ragazzi della tua età decide di non frequentare più l’oratorio?
3) Secondo te ci sono degli aspetti che si potrebbero migliorare nella chiesa? Se pensi di sì puoi specificarli? Come si potrebbero migliorare?
4) Vai a messa la domenica? Puoi spiegare anche con una semplice frase il tuo sì o il tuo no?

 

Su circa centocinquanta ragazzi e giovani raggiunti, hanno deciso di rispondere alle domande soltanto il 10%, circa quindici. Certamente pochi. Una stragrande maggioranza ha infatti scelto il silenzio, forse per timidezza o anche a causa di una radicata indifferenza nei confronti della Chiesa (e questo, va detto, soprattutto da parte di chi la frequenta). Se da un punto di vista numerico i risultati sino ad ora sono stati deludenti, non certo si può dire per la qualità di chi ha risposto, scegliendo di mettersi in gioco, fornendo un prezioso contributo; devo dire che sono rimasto personalmente stupito da tutte le risposte lette, sia perché dimostrano maturità e vivo interesse per il bene della Chiesa, ma anche perché alcune descrivono con occhio critico, a volte scandito da una certa punta d’amarezza e delusione, l’urgente necessità di creare nuova linfa e nuovi itinerari nella comunità ecclesiale.
Partendo da queste poche risposte ricevute ritengo sia già possibile giungere a una prima conclusione, che poi diventa una domanda, stavolta rivolta a noi adulti: “Ma noi conosciamo davvero i nostri giovani?”
Credo che questa domanda imponga necessariamente la necessità di fermarsi per trovare una nuova riparenza: dal desiderio di metterci in gioco come comunità educante, uscendo dalla comodità di schemi prefissati che tante volte ci conducono a trattare i giovani con una certa superficialità, relegandoli a uno stereotipo. A volte accettiamo come dato di fatto la loro apparente apatia e banalità, un’apatia che può però celare il desiderio di capire e scoprire nel bene, forse in modo ancora immaturo e scostante, se stessi e il mondo circostante. È nostro compito quello di intercettare e accompagnare questo germoglio di desiderio.
Abbiamo così pensato che questa analisi non debba assolutamente terminare qui, vogliamo portarla avanti e raccogliere altre testimonianze e riflessioni da parte dei nostri giovani. Siamo infatti certi che tanti desiderano mettersi in gioco, per cercare un nuovo itinerario, che imprima nei loro cuori la voglia di dire a se stessi e al mondo intero: “È tempo di un cambiamento!”
Nel prossimo numero dedicheremo spazio a tutte le risposte ricevute, analizzandole e tentando di presentare i diversi punti di vista emersi.
Voglio concludere questa prima parte della nostra inchiesta, riportando estratti di due risposte. La prima è quella di una ragazza che frequenta l’oratorio, la seconda di una che si è allontanata da qualche anno.
Credo che entrambe possano costituire un prezioso punto di ri-partenza.

 

“Secondo me molti ragazzi adesso non frequentano più la Chiesa perché in essa risultano più evidenti i dogmi e le regole rigide del rito rispetto al lato caritatevole ed educativo, che personalmente è il motivo principale per cui frequento l’oratorio. Infatti devo tantissimo al cammino del dopocresima perché mi ha mostrato e coinvolto concretamente nell’esperienza dell’aiuto verso il prossimo. Inoltre essendo giovani credere nelle Verità di Fede risulta più difficile in quanto non ci sono prove e secondo me non si sono ancora vissute come esperienze che la fanno crescere e fanno sentire il bisogno di appellarsi a qualcosa di più grande. E quindi ritenendo che per vivere la Chiesa bisogna credere profondamente e immediatamente a tutto ciò che essa professa, molti giovani scelgono di allontanarsi.”

 

“Penso che la Chiesa debba semplicemente continuare a fare il bene che fa ogni giorno, aiutando le persone a creare luoghi “protetti” e dei valori importanti come ha sempre fatto. Le attività volte alla comunità dovrebbero rimanere sempre aggiornate insieme a linguaggi nuovi, ormai non solo giovane, del web, per promuovere iniziative e raggiungere il maggior numero di persone. Per quanto riguarda la Fede invece si tratta di qualcosa di talmente unico e personale che sta alla persona coltivarla. Di certo la Chiesa deve rimanere aperta a tutte le domande e per fare chiarezza al credente, in questi tempi in cui tutto cambia velocemente, dev’essere la prima a essere aggiornata sui “problemi” della società moderna, per capire e farsi capire.”

 

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