Vita

Viviamo un’epoca dove paura e indifferenza nei confronti dell’altro dominano i cuori.
Diventa più comodo e strumentale erigere muri, catalogare il diverso, chiudere i porti, separare i buoni dai cattivi. Lo vuole il potere, alimentando l’odio per poterci controllare con maggiore facilità.
Crediamo di sentirci liberi e invece viviamo omologati nel pensiero, un pensiero unico sempre più superficiale e standardizzato, così distante dall’approfondimento critico di chi si sente in cammino verso la verità, pur sapendo di non poterla mai possedere. Perché la Verità è una scintilla inafferrabile, si può soltanto contemplare. Vivendo e morendo per essa.
Abbiamo perso la capacità di amare perché viviamo nella paura costante di tutto ciò che è sofferenza e diversità, è la Vita che fa paura, soprattutto nella sua fragilità, sia essa vita nascente che vita migrante. Nel sentirci liberi di poterla controllare e rifiutare, siamo diventati sovranisti del nostro corpo e del nostro Stato.
Ci siamo abituati a vivere di impulsi emozionali e irrazionali, senza pensiero critico, estirpando qualsiasi sentiero mentale introspettivo controcorrente. Pensare con la propria testa ormai è diventato molto pericoloso.
E così deleghiamo ad altri il potere di decidere per noi, liberandoci di questo fardello abbiamo perso la libertà.
Ogni cosa è fluida e relativa, ci vogliono far credere che non ci sia nulla di definitivo e che non esistono certezze: siamo immersi nella cultura della cosificazione della vita.
Non guardiamo più oltre, lì dove il mare si perde nel cielo, abbracciandosi con esso.
Forse dovremmo ricominciare a vivere di essenzialità, ponendoci in ascolto dell’Altro, restando nella Vita, credendo nel suo miracolo. Coltivando lo stupore, custodendo il desiderio di condividerlo. Per donarci.
Cercando nuove vie, alzando lo sguardo per afferrare quelle mani dure, sporche e callose, ma tanto gonfie d’amore, che chiedono soltanto di venire afferrate.
Per camminare insieme verso il Cielo.

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