Il sangue dei martiri

Poi uno degli anziani mi rivolse la parola, dicendomi: «Chi sono queste persone vestite di bianco e da dove sono venute?» Io gli risposi: «Signor mio, tu lo sai». Ed egli mi disse: «Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione. Essi hanno lavato le loro vesti, e le hanno imbiancate nel sangue dell’Agnello. Perciò sono davanti al trono di Dio e lo servono giorno e notte, nel suo tempio; e colui che siede sul trono stenderà la sua tenda su di loro. Non avranno più fame e non avranno più sete, non li colpirà più il sole né alcuna arsura; perché l’Agnello che è in mezzo al trono li pascerà e li guiderà alle sorgenti delle acque della vita; e Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi».

Apocalisse 7

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La croix et la lumière

notre dame croce

 

Tra le rovine e il fumo dell’incendio a Notre-Dame sono rimasti intatti la croce e l’altare. All’arrivo dei primi soccorsi, nel buio un raggio di luce attraversa l’abside illuminando le macerie poste dinanzi alla croce. In quelle macerie ci siamo tutti noi, figli di questo tempo dove la corsa sfrenata della modernità individualista ci rende tutti inesorabilmente e costantemente in affanno, relegando l’uomo a merce da consumare e da sfruttare. Lasciandolo senza memoria, senza identità. La croce resta lì, intatta nella sua dignità nobile e misteriosa, nella sua imperiosità che fa sua la nostra fragilità e debolezza, accarezzata da quel fascio di luce che giunge a terra, sino a noi e alle nostre macerie, ai nostri drammi e paure. La croce resta lì e sembra volerle abbracciare le nostre macerie, come per rasserenarci: “Seguitemi, solo in me potete trovare ristoro e sicurezza”. Quest’immagine è un segno che non può lasciare indifferenti. Infonde speranza nei cuori impauriti dei nostri tempi, la croce resta lì a ricordarci che da 2000 anni la morte è stata sconfitta e che noi siamo stati salvati per sempre. La croix et la lumière, è un’immagine davvero sublime.

Una luce d’eternità nella notte

 

Notre-Dame

 

“Costruire e custodire”, due attitudini che hanno trovato il loro massimo splendore in quell’epoca che oggi il senso comune tende ideologicamente ad etichettare quale retrograda e buia, il Medioevo.
Un’epoca che invece con le sue cattedrali ha lasciato un’impronta di eternità, vivida testimonianza di una bellezza che non potrà mai svanire.
Oggi un terribile grido ricorda al mondo intero che il futuro poggia le fondamenta sulla memoria della propria identità. Ma è anche un grido di speranza che scuote le coscienze di tutti, ridestando i nostri cuori assuefatti, perché torniamo a costruire e custodire, per riscoprire il nostro essere, le nostre radici, il nostro avvenire.

Un grido che in questa Settimana Santa ci invita a diventare una luce nella notte, riflessi e testimoni di Colui che è Risorto e ha vinto la morte per sempre.