Realtà o immaginazione…cosa preferite?

Che strano tempo il nostro…rifugge il reale e cerca illogiche scappatoie verso l’irrazionalità del suo essere. Un po’ come un gatto che continua a mordersi la coda senza sapere perché lo fa…Siamo immersi in questa specie di frullatore che tutto mescola, tutto confonde, tutto cela sotto una fitta nebbia: realtà e immaginazione diventano un’unica cosa difficile da separare. Diventa difficile dare un nome alle cose (qualcuno ricorda 1984 di George Orwell e il significato di neolingua?). Soprattutto quando c’è un sistema di potere che strumentalizza e giustifica questo corto circuito, si insinua nell’alimentare il metodo del divide et impera per renderci una massa indistinta e avulsa. E così aderiamo al pensiero unico dell’ideologia di parte per non avere neanche il disturbo di pensare. Come tifosi che vivono per il successo della propria squadra… conta soltanto quello nella vita. Perché ormai è tutto pronto, basta un like o un mi piace per farci sentire vivi. E non ci rendiamo conto che in realtà siamo soltanto utili al sistema, pronti per essere indirizzati verso un potere globale che tutto vuole, tranne che la nostra felicità.

Se non fosse tragica la situazione verrebbe pure da ridere, perché siamo talmente assuefatti da stereotipi irrazionali che le stesse idee che ci vengono proposte (e imposte) negano di per sé ciò che (ci dicono) vorrebbero difendere! E questo ha del surreale…significa che possono dirci tutto e il contrario di tutto, ma noi restiamo lì, inermi come se nulla fosse. Stranamente abbiamo raggiunto un grado di assuefazione cronico proprio nell’epoca in cui dovremmo avere più strumenti per far valere il nostro diritto alla libertà.

E questo accade da qualsiasi prospettiva ci poniamo, da destra come da sinistra il risultato alla fine è identico: distorsione tra reale e finzione, il confine sfuma sino a comporre un corpo unico, una bolla che ci ingloba e rende assordante, innocuo, impotente qualsiasi pensiero critico.

Esempi? Ne bastano due, avvenuti sia da destra che da sinistra. Da una parte il tweet del Ministro dell’Interno Matteo Salvini (e non solo lui, basti pensare ciò che ha scritto Giorgia Meloni sui presunti omicidi compiuti da due magrebini…) sulla foto di Gabriel Christian Natale Hjorth, amico del reo confesso Finnegan Lee Elder, per l’omicidio del carabiniere Mario Cerciello Rega, ammanettato e bendato, scattata in caserma evidentemente da un carabiniere e diffusa sul web. Nel tweet il Ministro Salvini propone ai suoi centinaia di migliaia di followers un sondaggio: “voi pensate che si tratti di una foto choc?”

Prima premessa, la stessa Arma dei Carabinieri ha aperto un’indagine interna considerata l’azione compiuta in caserma “inconcepibile”. Seconda premessa, come confermato da diversi avvocati il danno d’immagine è palese, tant’è che la confessione del giovane americano potrebbe essere dichiarata nulla. Terza premessa, le norme dell’ordinamento italiano e della Convenzione europea dei diritti dell’uomo sanciscono il divieto di violenza e di tortura nei confronti dell’arrestato, considerati tra l’altro i diritti di un cittadino straniero. Quarta premessa, a fronte dei precedenti (Cermis e Amanda Knox) non è assurdo ritenere che la narrazione mediatica statunitense “spingerà” per lo stravolgimento dei fatti, con conseguenti “spinte geopolitiche”… Fatte queste dovute premesse passo al secondo tweet del Ministro Salvini, che in modo allusivo si chiede chi sia la vittima in tutta questa storia, e a chiare lettere da la risposta “l’unica vittima è un uomo, un figlio, un marito, un carabiniere, un servitore della patria!”

Capite bene che in questa risposta manchi qualcosa di fondamentale…ovvero il rispetto della verità e la caduta nell’irrazionalità. Innanzitutto perché qualcuno all’interno della caserma ha sbagliato, nel compiere quel gesto, nello scattare la foto e nel divulgarla. E un Ministro degli Interni non può non esternare pubblicamente questi fatti acclarati, ponendosi addirittura in contrasto coi vertici dell’Arma. Ovvio che la vittima di tutto questo sia il carabiniere Mario Cerciello Rega, non ci sono dubbi al riguardo, ovvio che la giustizia debba fare di tutto per trovare e punire i colpevoli, ma proprio per questo motivo quella foto deturpa e offende la memoria di Mario, come uomo e come carabiniere. E soprattutto calpesta il dolore dei suoi familiari. Creando peraltro gravi conseguenze nel proseguo delle indagini. Resta poi incredibile che un Ministro della Repubblica riduca in questo modo la complessità (e la gravità) di quanto accaduto diffondendo un linguaggio gretto e banale, infischiandosene delle regole e delle logiche istituzionali. Quello che si percepisce è un messaggio stereotipato e dunque lontano dalla complessità del reale, perché in un certo senso delegittima la stessa figura del Ministro degli Interni, che ricordiamolo resta pur sempre una carica a garanzia di tutela dello stato di diritto, soprattutto super partes. O almeno dovrebbe…

Lega.png

salvini

Sull’altra sponda ideologica le nubi restano altrettanto fitte. A seguito di un articolo del quotidiano Libero che criticava Carola Rackete per essersi presentata in procura ad Agrigento a chiarire la vicenda della Sea Watch senza reggiseno, due ragazze torinesi di sinistra (Nicoletta Nobile e Giulia Trivero) hanno promosso la “giornata dei capezzoli liberi”, che siccome in italiano suona parecchio strano è stata tramutata in inglese (e anche qui si dovrebbe aprire un capitolo lunghissimo…) nella più glamour #freenipplesday. Una giornata di protesta e denuncia contro “l’ennesimo atto di prevaricazione sul corpo femminile”.

Cosa c’entri questo gesto simbolico, peraltro strumentale ai propri interessi di parte, rispetto al coraggio e alla grandezza di Carola Rackete nel compiere quello che ha fatto per salvare la vita dei migranti resta un mistero. La tendenza a banalizzare qualsiasi grande ideale o gesto coraggioso con il lancio di “campagne” e slogan propagandistici rende quel gesto virtuale, lontano dalla sua dirompente realtà. Insomma la realtà dalla sua straordinarietà diventa ordinaria, cliccabile, conformista, affine alle logiche del consumo…dunque destinata ad essere dimenticata.

Anche in questo caso ci troviamo dinanzi a un cortocircuito tra la complessità del problema (reale) e lo strumento banalissimo che mi viene chiesto per cambiare le cose (stereotipo del reale).

La sinistra contemporanea è priva di ardore per la lotta, quel desiderio che un tempo scaturiva per la difesa del popolo, in antitesi alla logica del consumo. Ora invece l’assorbimento di un pensiero liberal-consumista (che va oltre il suo essere progressista) è radicato nel suo DNA e porta a una deriva verso l’egoismo individuale di Stato, alimentato da un sempre più violento desiderio di tramutare il desiderabile in reale, l’impossibile in possibile… creando così dei vuoti che sempre qualcuno cercherà di riempire. Ieri come oggi.

Credo sussistano analogie specifiche tra queste due culture, seppur ideologicamente distanti in maniera siderale, ma così fortemente speculari nell’irrazionalità del loro essere.

E voi, dinanzi a realtà e immaginazione, che cosa preferite?

Nipple-Day-Carola-Racketefreenippledaylibewrew