Lasciamo in pace l’Africa!

Leggere questo articolo lascia un sapore amaro.. perché descrive senza mezzi termini le colpe storiche dell’Occidente nei confronti dell’Africa.
I Paesi europei che erigono muri e fili spinati contro gli immigrati africani sono gli stessi che continuano, ancora oggi, a depredare le materie prime (e non solo) dell’Africa.

“L’esodo attraverso il Mediterraneo (dei migranti) non è solo il risultato di miserie attuali. È conseguenza del più grande crimine nella storia dell’umanità: un delitto perpetrato a Londra, Parigi e Bruxelles – e che ora continua con il concorso di Pechino. Un crimine che ha causato, dice l’ex-capo Onu Kofi Annan, oltre 250 milioni di morti (neri): per farsi un’idea, il doppio dei morti (bianchi) nelle due guerre mondiali…
Una parola sintetizza la tragedia africana: sfruttamento.”

“Forse l’Europa andrebbe ripensata e rigenerata. A partire da una necessaria geopolitica della solidarietà, dove l’essere umano sia posto di nuovo al centro.”

Cit.”La Piuma tra cielo e terra”

Mi chiedo se il crimine dell’Occidente sopra descritto resterà immutato anche a cospetto delle accuse delle prossime generazioni. Potrà un nuovo umanesimo concepire il rispetto e la dignità di ogni vita umana, da qualsiasi direzione essa provenga?

E dove l’Africa possa essere lasciata in pace da noi occidentali, abituati a sfruttarla da secoli dei suoi beni più preziosi e della sua dignità.

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http://www.lastampa.it/2016/10/24/esteri/cos-dopo-secoli-di-sfruttamento-leuropa-chiude-le-porte-allafrica-bpeaVQ1p3ech1uMJekN37O/pagina.html   di Antonio Maria Costa – LA STAMPA

LA BATTAGLIA DI MOSUL

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L’offensiva curdo-irachena sotto la protezione USA per riconquistare la città di Mosul, nel nord dell’Iraq, e toglierla dalle mani dell’Isis, se da una parte porta con sé grande speranza, dall’altra mette i brividi…c’è infatti il rischio che la popolazione di Mosul possa ritrovarsi presa come in una morsa: da una parte gli eserciti che avanzano per liberare la città, dall’altra il Daesh che utilizza migliaia di abitanti come scudi umani a difesa della stessa.
E, in ultimo, vi è il concreto rischio che centinaia di migliaia di sfollati (se non un milione) possano abbandonare Mosul.
Sarebbe una catastrofe umanitaria.
Il dubbio che questa mossa possa essere dettata dal bisogno urgente da parte dell’amministrazione Obama, di mettere il sigillo su un successo militare in politica estera e ottenere i favori dell’opinione pubblica a me è venuto…
Sarò maligno ma mi chiedo come mai ci si sia mossi soltanto ora e non nei due anni precedenti.
Che cosa succederà fra due mesi, quando gli USA avranno scelto il loro presidente (quasi sicuramente Hillary Clinton) e il caos in Iraq tornerà a non interessare più nessuno?

Passi di dialogo insieme a Nebat Adbu, ragazza musulmana da 15 anni in Italia

Oggi desidero condividere un incontro speciale, per comprendere meglio la difficile realtà che viviamo, per andare oltre facili stereotipi, per osservare da una nuova prospettiva il nostro presente…un presente troppo spesso condizionato da superficialità, pregiudizio e omologazione. Inutile dire che viviamo tempi difficili, dove da una parte si è radicato un individualismo sfrenato legato alla mercificazione dell’umano, chiamato da papa Francesco “globalizzazione dell’indifferenza”, e dall’altra l’odio per la vita alimenta nel mondo distruzione e morte. Sembra dunque che il nostro presente sia senza speranza, destinato a soccombere dinanzi al male che dilaga sempre più, come le cronache e i fatti di questi ultimi tempi stanno purtroppo a dimostrare.

Nonostante tutto ritengo sbagliato smettere di sperare in un futuro migliore. Questa paura non porta a nulla, se non ad aumentare l’odio e l’angoscia reciproci. Di fronte a una cultura che vuole imporre la divisione e la disperazione, come comunità siamo chiamati a coltivare luoghi e tempi di incontro e unità tra le diversità. Cooperando nella gioia…cerrcando e desiderando innanzitutto il dialogo.

Partendo da questa prospettiva ho il piacere e l’onore di presentare Nebat Abdu, ventiquattrenne etiope e musulmana, da quindici anni residente in Italia. Nebat vive in provincia di Mantova con la sua famiglia e studia all’Università Alma Mater Studiorum. E’ impegnata nel sociale e, come cercheremo di capire, coltiva un sogno…quello di cooperare per il dialogo e l’unità…

Iniziamo dunque la nostra intervista cercando di conoscerla meglio.

Ciao Nebat, grazie di questo incontro innanzitutto! Per prima cosa vorrei chiederti di presentarti, dirci chi sei e cosa fai nella vita.

Nebat: Grazie a te per questa opportunità di dialogo. Sono una ragazza come molte altre. Sono  musulmana, etiope, figlia, sorella e studentessa. Frequento la facoltà di giurisprudenza all’università di Bologna. Il mondo del diritto, della politica e della comunicazione sono da sempre la mia passione.

Ci racconti un ricordo della tua infanzia in Etiopia, che porti sempre con te?

Nebat: I ricordi sono davvero moltissimi ma quella che più di tutti mi è rimasta nel cuore è la tipica domenica da nonna o da qualche zia dove si riuniva tutta la famiglia, e noi siamo davvero tantissimi. Erano momenti di pura gioia e di condivisione.

Lo scorso 15 maggio hai presentato un incontro interreligioso a Frontignano (BS) organizzato dal Movimento dei Focolarini, con titolo: “Cammini di fraternità. La Misericordia nel Cristianesimo e nell’Islam”. Puoi raccontarci di cosa si è trattato e alcune tue riflessioni in merito?

Nebat: L’evento del 15 maggio è stato un incontro fortemente voluto dal Movimento dei Focolari insieme alla Federazione Islamica della Lombardia, con la collaborazione di altre associazioni del territorio. L’intento che con questa amicizia si cerca di portare avanti da tempo è quello della condivisone, passo successivo rispetto alla constatazione che sono di più le cose che ci uniscono, contrariamente a ciò che una certa  opinione pubblica vorrebbe farci credere. L’argomento della giornata era la Misericordia, concetto fondamentale sia nell’Islam che nel Cristianesimo, come i nostri ospiti hanno egregiamente illustrato nei loro interventi. Eravamo più di 300 persone, abbiamo ascoltato le testimonianze di vita reale con le quali abbiamo tutti compreso che le azioni di ogni singolo essere umano, anche le più piccole, contano. La misericordia si vive ogni giorno ed in questi anni di grandi difficoltà è più indispensabile che mai. Oggi siamo chiamati tutti a prestare attenzione all’altro.

So che insieme ad altri giovani avete formato un gruppo di sensibilizzazione sul disarmo, presentando alla Camera dei Deputati un vostro appello. Ce ne vuoi parlare?

Nebat: Sono molte le sfide sociali di cui ci occupiamo, dalla lotta al gioco d’azzardo alla sensibilizzazione sul disarmo. Lo scorso 16 marzo abbiamo partecipato a un incontro dal titolo “La fraternità universale in cammino, il disarmo possibile”,  presso la Camera dei Deputati. L’evento è stato organizzato dai giovani per un Mondo Unito d’Italia, giovani del Movimento politico per l’unità e giovani della scuole di partecipazione politica. Durante la mattinata abbiamo presentato ad alcuni parlamentari parte del  nostro contributo, intitolato “L’inutilità della guerra” , Appello per una pace che disarma. L’appello richiede l’effettivo rispetto delle norme nazionali ed internazionali sul commercio di armi, in particolare l’attuazione della legge 185/90 ( norma che  vieta la vendita di armi  a Paesi in stato di conflitto armato e prevede la conversione a fini civili dell’industria bellica). Dall’esperienza del 16 marzo si è costituito un Gruppo di sensibilizzazione sul disarmo, col tentativo di portare avanti, anche se a piccoli passi, questo percorso coinvolgendo parlamentari, governanti locali e società civile. L’ultimo incontro si è tenuto il 5 luglio, sempre presso la Camera dei Deputati. Abbiamo creato un gruppo su facebook, Economia disarmata (https://www.facebook.com/groups/448485555356333/?fref=ts), dove poter trovare informazioni e aggiornamenti sui nostri prossimi appuntamenti.

Qual’è secondo te il male più grande insito nella nostra società?

Nebat: La chiusura. Non mi sento di dire il pregiudizio perché bene o male ne siamo tutti affetti. Una volta che ci accorgiamo di avere un pregiudizio dovremmo imparare a spingere noi stessi verso il dubbio, successivamente  verso la curiosità per poi arrivare ad incontrare il prossimo. La chiusura invece non permette questi passaggi, in questo modo c’è chi vive pensando numerose cose errate quando in realtà una semplice chiacchierata davanti ad un caffè scioglierebbe quasi sicuramente alcune delle sue paure. In questo processo di isolamento dell’individuo svolgono un ruolo essenziale e determinante i mezzi di comunicazione di massa. Oggi però molti di noi, grazie anche ai social, riescono ad arrivare a più individui con un messaggio nettamente  opposto.

Dinanzi al male che sembra dominare il nostro mondo esistono secondo te ragioni per cui continuare ancora a credere e sperare?

Nebat: La madre di tutte le ragioni è l’aver toccato con le mani il potere del bene, l’energia che si forma ed i risultati che si raggiungono cooperando per il bene, per il giusto. Ho visto che funziona realmente , non è un’ utopia, e nulla può togliermi questa convinzione dalla testa. In questi tre anni di impegno ho potuto osservare molti volti, ho visto l’impegno di moltissime persone. Spesso ci sentiamo piccoli ed impotenti ma sono davvero poche le cose che non si possono fare insieme. Il mondo ancora resiste perché sono milioni le braccia, i cuori e le teste che tracciano giorno dopo giorno la via del bene. Se il bene avesse la stessa  visibilità che ha il male sono sicura che tutto muterebbe nel giro di pochi anni. Il bene è riservato, silenzioso ma concreto ed ogni persona che vuole essere parte della soluzione ha la responsabilità di  cercarlo e di cooperare.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Nebat: In realtà ho qualche problema di convivenza con i progetti a lungo termine, ogni giorno scopro che mi piacciono cose nuove  e sono in attesa di unire i puntini per capire quale professione in realtà fa per me. Il mio progetto a breve termine è sicuramente la laurea, in shaa Allah ( se Dio vuole).

Nebat, se pensi a una piuma che dal cielo scende a terra, che cosa ti viene in mente?

Nebat: Mi fa pensare alla leggerezza dell’anima, quella leggerezza che eventi drammatici cercano di strappare all’umanità. Secondo me, nelle nostre giornate, dovremmo essere tutti come una piuma, dovremmo saper fluttuare con pazienza  in aria nonostante le avversità fino a riuscire a completare il nostro impegno quotidiano.

Ringraziandoti di cuore per aver partecipato a questo incontro ti rivolgo insieme a chi ci leggerà i migliori auguri per i tuoi progetti e per la tua vita.

Nebat: E’ stato davvero un piacere, grazie ancora.

 

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Di seguito il link del testo intitolato “L’inutilità della guerra” , Appello per una pace che disarma, presentato da Nebat e da altri giovani il 16 marzo 2016 alla Camera dei Deputati.

APPELLO 16 MARZO – vers. ridotta

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Il sorriso di Jo Cox

Peccato aver conosciuto la sua figura così luminosa soltanto dopo la sua tragica morte, avvenuta pochi giorni fa. Ma accade così purtroppo, spesso le persone che operano per il bene comune non fanno notizia, perché preferiscono operare nel silenzio, fuggendo gli applausi e i consensi del mondo. E quando ci si accorge di loro ormai è troppo tardi, resta soltanto l’amarezza per non aver fatto in tempo a guardare il loro sorriso, ascoltarne i messaggi e seguirne l’esempio. E resta un vuoto, come un inspiegabile senso di colpa che ci rende forse tutti quanti responsabili. Ci fa capire con forza che il mondo si è privato di una benefattrice dell’umanità. Lasciata sola dinanzi all’odio di una persona, odio alimentato da una civiltà che ha ormai nella divisione e nell’indifferenza le sue fondamenta.

Perché quando un pazzo estremista di destra preme il grilletto per uccidere una persona come lei, a premerlo siamo stati anche tutti noi europei. Tutti noi occidentali, pavidi e indifferenti rispetto ai veri problemi che affliggono il mondo, che ora la piangiamo per un senso comune di ipocrita emozionalità, ma in fondo ci danno fastidio le persone che come lei entrano a gamba tesa nei problemi, per cercare di risolverli. Chiamando i problemi per nome, senza voltarsi dall’altra parte.

Questa era Jo Cox, ex cooperante in diverse zone del pianeta piagate dai conflitti, tra cui il Darfur dove operò come volontaria a difesa delle donne violentate e dei bambini soldato, da un anno deputata laburista inglese. Era impegnata per una soluzione pacifica della guerra in Siria. Nel dicembre del 2015, assieme ad un pugno di deputati, si astenne nella votazione che diede il via libera ai bombardamenti aerei contro lo Stato Islamico in Siria. In quella circostanza, rivolgendosi al governo, chiese “di adottare misure serie per riorganizzare la strategia di protezione della popolazione civile. È solo difendendo la gente comune che potremo battere l’Isis”.

Gli ultimi giorni della sua vita Joe Cox li ha spesi sostenendo la causa del “no” al Brexit, l’uscita della Gran Bretagna dall’Europa.

Qualcuno ora sostiene che la sua morte sia stata utile soprattutto a chi è a favore del no, come Ue, Bce e potere della finanza… La Borsa di Londra, da diversi giorni in caduta libera, ha avuto un repentino miglioramento subito dopo l’annuncio del suo omicidio…

La testimonianza di Jo Cox resta un messaggio di luce da custodire e coltivare, perché significa che esistono ancora persone pronte a “morire di speranza”, per poterla donare agli altri. Sacrificando se stesse per partecipare alla salvezza del mondo intero.

 

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“Mentre voi sottolineate la nostra diversità, quello che mi sorprende ogni volta di più girando il paese è che siamo molto più uniti e abbiamo molte più cose in comune gli uni con gli altri rispetto alle cose che ci dividono”
Jo Cox

 

da Ansa

Contro la Brexit, dalla parte degli immigrati e impegnata nella difesa dei diritti umani. Senza se e senza ma. La promettente stagione di Jo Cox alla Canera dei Comuni è durata solo un anno: deputata 41enne, era stata eletta alle politiche del 2015 per la sua prima legislatura fra le file del Labour ed era per molti una grande speranza del partito, destinata ad occupare un giorno posti di responsabilità in un governo. E invece la sua vita è finita a Birstall, presso Leeds, dopo l’immancabile incontro settimanale coi suoi elettori.

Jo arrivava dal mondo del volontariato, dopo la laurea a Cambridge era stata dirigente dell’associazione Oxfam e aveva lavorato anche per Save the Children e la NSPCC, oltre ad essere stata consulente della moglie dell’ex premier laburista Gordon Brown, Sarah, attivissima in una serie di campagne in favore di giovani e immigrati. Negli ultimi mesi era poi diventata fra gli esponenti laburisti più attivi e in ‘vista’ nella campagna a sostegno dell’Europa e in difesa dei profughi. Aveva affermato pochi giorni fa che l’uscita della Gran Bretagna dall’Ue non sarebbe stato il modo per affrontare il dossier immigrazione, come in precedenza aveva criticato il governo conservatore di David Cameron per la mancata accoglienza di migliaia di bambini in arrivo dalla Siria.

Il suo straordinario impegno per il Paese del Medio Oriente martoriato dalla guerra non finiva qui: era anche presidente del gruppo trasversale di Westminster chiamato ‘Friends of Syria’. Si era astenuta nel voto ai Comuni sul via libera all’azione militare britannica nel Paese del Medio Oriente, affermando che serviva una soluzione di ampio respiro per risolvere il conflitto. Ma era favorevole a un’azione internazionale per favorire una transizione a Damasco. Era anche presidente del Labour Women’s Network, che riunisce le donne laburiste, e aveva sostenuto la nomina di Jeremy Corbyn a leader del partito per poi cambiare idea, e votare per la candidata blairiana Liz Kendall. L’arrivo alla Camera dei Comuni non era stato facile: la sua candidatura in un seggio del West Yorkshire era stata criticata dagli avversari conservatori, che l’avevano vista come una scelta piovuta dall’alto per una esponente che non aveva legami con l’elettorato locale. Ma la sua passione aveva messo a tacere i detrattori.

Jo si definiva prima di tutto “una mamma”: due i figli avuti dal marito Brandon Cox, anch’egli un attivista politico. La coppia aveva scelto di vivere su una barca convertita in abitazione ormeggiata vicino al Tower Bridge di Londra. Mentre tutti aspettavano notizie sulle condizioni della donna il marito ha pubblicato sul suo profilo Twitter una foto di lei, sorridente sullo sfondo della sua Londra: l’ultimo sorriso di Jo.

 

Lo sfregio dell’embargo europeo contro la Siria

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Il Consiglio dell’Unione Europea il 27 maggio ha prorogato fino al 1º giugno 2017 l’embargo contro la Siria di Assad, per ciò che riguarda il petrolio siriano (che l’Isis invece esporta da diversi anni verso la Turchia…), restrizioni su alcuni investimenti, il congelamento dei beni della banca centrale siriana nell’UE, ecc.
Per l’arcivescovo di Aleppo, Boutros Marayati, l’embargo è segno di «una politica incomprensibile, che sconcerta. Perché le sanzioni fanno male soltanto al popolo, ai civili, alla povera gente. Non certo al governo di Assad e nemmeno ai gruppi armati, ben riforniti di tutte le risorse, e usano armi sempre più sofisticate»
«Se la guerra continua – ripete l’arcivescovo – vuol dire che qualcuno non vuole che la guerra finisca. In Europa cresce l’ossessione per i profughi e si sperimentano nuove politiche di respingimento. Ma si dimentica che nessuno andrebbe via dalla Siria, se non ci fosse la guerra e anche le sanzioni che contribuiscono a affamare la gente. La Siria è sempre stata un Paese che i profughi li accoglieva. Se le armi tacessero, e se le sanzioni fossero tolte, nessuno di qui penserebbe a scappare per andare a vivere sotto la neve. Ma è evidente che qualcuno non vuole che questa guerra finisca.»
Osservando quel che sta accadendo in Siria in queste ore, dove si sussegue un’escalation vergognosa di orrori e crimini contro l’umanità, sarebbe legittimo chiedersi perché l’Europa sta costruendo muri che hanno lo scopo di bloccare l’avanzata dei profughi in fuga dalle loro terre, e contemporaneamente destabilizza quelle stesse terre con disegni geopolitici, calcoli e progetti che hanno favorito la nascita e il radicarsi dell’Isis.
L’Occidente fomenta questa guerra, e non fa nulla per lenire la morte di tanta gente inerme. A proposito, dove sono adesso tutti coloro che negli anni scorsi si immolavano nella causa pacifista, per porre fine alle guerre in Afghanistan e Iraq?
E come mai i media nostrani sui motivi scatenanti la guerra in Siria (e in Iraq) non aprono mai bocca? Sembrano per la stragrande maggioranza impegnati a orientare l’attenzione pubblica verso altre questioni…Con armi di “distrazione” di massa…

La societa occidentale, ormai assuefatta e lobotomizzata dalle logiche del consumismo e dell’economia,  ha come obiettivo il soddisfacimento dei pseudo-diritti individuali; quelli della difesa di un popolo sono troppo distanti (e non soltanto geograficamente) per essere osservati: dopotutto la massificazione di un popolo e il suo livellamento del pensiero sono gli strumenti migliori che il potere possiede, per dividere e governare.

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Di seguito interessante articolo di Fulvio Scaglione su Avvenire del 29 maggio 2016, sulle sanzioni dell’Unione europea nei confronti della Siria.

SANZIONI ALLA SIRIA, LA UE DEI PAVIDI

La sconfitta europea e la lezione di Papa Francesco

Due eventi molto diversi tra loro si sono susseguiti nei giorni scorsi: la sconfitta per pochi voti del candidato di estrema destra Hofer, alle elezioni presidenziali in Austria, e l’incontro tra Papa Francesco e l’imam sunnita di Al-Azhar.

Nel corso delle elezioni presidenziali in Austria, è stato un testa a testa tra il candidato di estrema destra Hofer e quello ambientalista Van der Bellen. Per la prima volta nella storia avrebbe potuto vincere la destra populista, xenofoba e anti-europeista dell’Fpoe.
Ci si chiede come mai sia i popolari che i socialdemocratici abbiano potuto soccombere dinanzi alla crescita esponenziale di questa forza politica, votata alla chiusura di tutti i suoi confini nazionali.
La destra austriaca resta un pericolo reale per il futuro europeo. Ma è anche un segnale forte, fortissimo, che denuncia la perdita d’identità e di valori propri dello Stato austriaco, come degli altri Stati europei. Un segnale da cogliere per tempo, prima che sia troppo tardi…
Forse bisognerebbe chiedersi innanzitutto come si è giunti ad appoggiare in massa la destra xenofoba e anti-europeista, e cosa potrebbe accadere (anche in Italia) continuando a restare come gli struzzi con la testa sotto la sabbia…

Sono molti i motivi che hanno portato una fetta sempre più ampia di europei a lasciarsi sedurre dagli estremismi di destra. Primo fra tutti una profonda crisi identitaria nutrita da una globalizzazione mal governata, e un potere della finanza ormai invasivo e dittatoriale, che rende l’essere umano un numero, pura merce di scambio utile al potere del consumo. E dove i ricchi sono sempre più ricchi, mentre i poveri sono sempre più poveri.
L’Europa è a un bivio, e sarebbe un gravissimo errore considerare la vittoria in Austria di Alexander Van der Bellen, leader dei Verdi al fotofinish contro il suo rivale Norbert Hofer del partito populista di estrema destra FPO, come panacea generale contro la minaccia appena scampata.

http://www.corriere.it/opinioni/16_maggio_23/estrema-destra-che-sfida-l-europa-a805e3c6-205e-11e6-9888-7852d885e0fc.shtml

 

 

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L’incontro storico tra papa Francesco e Muhammad al-Tayyeb, imam sunnita di al-Azhar, in Vaticano, testimonia la necessità di coltivare sempre oasi di pace e di speranza. Per la cultura odierna, come afferma il Papa, “il messaggio è l’incontro”. Perché viviamo all’interno di una società caratterizzata dall’individualismo, dalla mercificazione umana e da un’indifferenza globalizzata. Dove l’ “altro” è considerato una minaccia per la nostra sicurezza, soprattutto se diverso.
Ecco perché “il messaggio è l’incontro”; perché al posto di erigere muri si costruiscano ponti di dialogo e di speranza.
Questa è la fecondità verso cui siamo tutti chiamati, soprattutto oggi che viviamo “tempi di sterilità umana”…

http://www.lastampa.it/2016/05/23/vaticaninsider/ita/vaticano/labbraccio-del-papa-allimam-di-alazhar-pace-e-rifiuto-del-terrorismo-bYMGvgM51sIY9dmOyM6JaM/pagina.html

 

“CHE COSA TI E’ SUCCESSO EUROPA?”

Il memorabile discorso di Papa Francesco davanti ai vertici dell’Unione europea.
Il sogno di un nuovo Umanesimo per un’Europa divenuta stanca e invecchiata, senza più ideali.

Un’Europa che deve ritrovare se stessa nel “dare alla luce un nuovo umanesimo basato su tre capacità: la capacità di integrare, la capacità di dialogare e la capacità di generare.”

Mi chiedo che cosa avranno pensato i vertici europei Martin Schulz, Jean-Claude Juncker e Donald Tusk…

 

 

Ecco i tre passaggi fondamentali di questo discorso che, a parer mio, sarà ricordato come tra i più grandi discorsi di sempre.

Il primo passaggio, quando il Papa inizia con questa domanda “Che cosa ti è successo Europa?”

 

…il secondo, il passaggio in cui Papa Francesco parla di un nuovo Umanesimo europeo

 

…e infine il sogno di Papa Francesco per una nuova Europa

 

Per chi vuole leggere il discorso completo di seguito il link

https://w2.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2016/may/documents/papa-francesco_20160506_premio-carlo-magno.html

 

Devono tornare tutti a “casa loro”?

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“In quel momento mi tornò alla mente un amico nigeriano di nome Kelly, conosciuto sul sagrato della chiesa mentre chiedeva l’elemosina. Era sbarcato a Lampedusa dopo essere fuggito dalla Libia, dove si trovava per lavoro, a causa della guerra scatenata nel 2011 dagli aerei francesi e inglesi, e successivamente anche italiani, per destituire il dittatore Mu’ammar Gheddafi.
Noi occidentali fatichiamo a ricordare che le guerre esportate nei Paesi africani e mediorientali hanno causato, e stanno causando, le migrazioni di popoli interi in Europa. La storia insegna a coltivare la memoria, oggi tanto celebrata quanto cancellata.
Pensai al nostro mondo, così pieno di guerre e divisioni. E alla sua sete di giustizia e carità.”

Estratto da “La Piuma, tra cielo e terra”

 

Hashim, il ragazzo con la telecamera

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Mentre il governo italiano e tutte le altre potenze occidentali con i loro affari milionari continuano a vendere armi all’Arabia Saudita, quest’ultima con i suoi aerei colpisce regolarmente la popolazione civile in Yemen, bombardando nuovamente le stesse aree per uccidere i soccorritori. Questa orrenda pratica si chiama “Dual Tap”, ed è considerata un crimine di guerra contro l’umanità.

Hashim, ragazzo yemenita di 17 anni, con la sua piccola telecamera ha documentato diversi attacchi sauditi, sino all’ultimo del 22 gennaio che gli è costato la vita. In quella circostanza Hashim stava filmando i terribili effetti di uno dei tanti bombardamenti a Dhayan, cittadina dello Yemen.

Nell’ultimo video si vede il giovane riprendere l’arrivo dei soccorsi che cercano di salvare i superstiti da sotto le macerie. A seguito di un nuovo bombardamento saudita, Hashim viene ferito gravemente, ma continua ugualmente a filmare. Riprende anche l’attacco ad una ambulanza di Medici Senza Frontiere arrivata nella zona degli attacchi.

A causa delle ferite riportate dai bombardamenti il ragazzo muore il giorno successivo.

C’è un video in rete che documenta, in parte, quanto accaduto. Ovviamente nessun media internazionale lo ha mandato in onda… Difficilmente notizie come questa troveranno eco… Troppo lontane forse, certamente non così coinvolgenti ed emozionali come l’attacco contro una città europea.

Articolo tratto da Famiglia Cristiana, di Luigi Grimaldi. Di seguito il link dell’articolo.

http://www.famigliacristiana.it/articolo/e-morto-hashim-il-ragazzo-con-la-telecamera-eroe-sconosciuto.aspx

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La speranza a due passi dall’inferno: ricordi e considerazioni sui rifugiati siriani

Sorgente: La speranza a due passi dall’inferno: ricordi e considerazioni sui rifugiati siriani

Il mondo ha bisogno di testimoni di Verità. Soprattutto oggi, nella nostra società occidentale, ammorbata di individualismo, muri e indifferenza. Guardare “oltre” per scoprire l’Altro. Donare sé stessi fa scoprire la vera libertà.

Condivido il bellissimo articolo della blogger e cooperante Alessandra Contigiani sulla sua esperienza nel nord della Giordania al confine con la Siria, nel 2014, presso uno dei più grandi campi profughi siriani, insieme a un gruppo di bambini, perlopiù rimasti orfani.

Una testimonianza importante, da leggere e meditare.

Grazie Alessandra!