Camminando sul filo, verso la speranza

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Foto scattata nei pressi di Oyabi, Gabon.

 

Il Cammino mi ha insegnato a restare appeso su quel filo, andando avanti un passo alla volta, depurando il cuore e la mente dalle ansie di dover volgere verso l’una o l’altra parte, percependo ogni passo con la speranza di trovare la mia identità e il senso del mio essere.

Camminare su un filo non significa cercare il compromesso con se stessi. Il funambolo sa che il suo percorso è unico e irripetibile, è anticonformista per natura e non accetta comode e applaudite mediazioni. Proprio per questo è consapevole che, per diventare più leggero, dovrà accettare di percorrere anche la via della sofferenza. Ma questa gli plasmerà il cuore donandogli la vera libertà.

Perché soltanto imparando a camminare sul filo può definitivamente spogliarsi delle sue barriere e degli antichi schemi mentali che, per la paura di cadere nel vuoto, ne hanno frenato il passo.

Il funambolo sa che il vero equilibrio è dato dal movimento, e non dall’immobilità.

Estratto del libro “La Piuma tra Cielo e Terra”

Presentazione del libro “La Piuma tra Cielo e Terra” al Centro Civico di Segrate, 14 luglio 2017.

Ringrazio di vero cuore Roberto Spoldi, il Comune di Segrate e l’associazione “D come Donna” per la riuscita presentazione del mio libro “La Piuma tra Cielo e Terra”.

Grazie a Noemi Bigarella per le letture sublimi di alcuni estratti.

Una bellissima serata, piena di emozione, stupore e bellezza, dove c’è stata anche l’occasione di celebrare una storia, quella dei martiri di Soruc, di cui tratto nel libro.

Il 21 luglio 2015 una giovane donna kamikaze su mandato dell’Isis e con la complicità del governo turco, entrando in un centro culturale di Soruc in Turchia, si è fatta saltare in aria, causando la morte di 32 attivisti curdi e turchi (oltre al ferimento di altri cento) che avevano come unico scopo quello di superare il confine tra Turchia e Siria, per portare beni di prima necessità e giocattoli a Kobane, città siriana da qualche mese liberata dall’Isis, nel tentativo di ricostruire la pace.

Dedico a ognuno di loro la gioia di questa grande soddisfazione personale.

foto intervista La Piuma (1)foto intervista La Piuma (2)foto intervista La Piuma (3)Foto post intervista

E allora che fare? Non resta che camminare con coraggio in equilibrio sul filo, come un funambolo, pur rischiando di cadere nel vuoto.

Il Cammino di Santiago mi ha insegnato a restare appeso su quel filo, andando avanti un passo alla volta, depurando il cuore e la mente dalle ansie di dover volgere verso l’una o l’altra parte, percependo ogni passo con la speranza di trovare la mia identità e il senso del mio essere.

Camminare su un filo non significa cercare il compromesso con se stessi. Il funambolo sa che il suo percorso è unico e irripetibile, è anticonformista per natura e non accetta comode e applaudite mediazioni. Proprio per questo è consapevole che, per diventare più leggero, dovrà accettare di percorrere anche la via della sofferenza. Ma questa gli plasmerà il cuore donandogli la vera libertà.

Perché soltanto imparando a camminare sul filo può definitivamente spogliarsi delle sue barriere e degli antichi schemi mentali che, per la paura di cadere nel vuoto, ne hanno frenato il passo.

Il funambolo sa che il vero equilibrio è dato dal movimento, e non dall’immobilità.

Camminare su quel filo significa lasciarsi condurre verso nuovi itinerari, lungo spazi di libertà dove le persone possano incontrarsi per quello che sono, senza fardelli o dispiegamenti di armi. Scegliendo di agire in funzione di un bene comune che vada oltre le logiche egoiste di parte.

Utopia? Forse, ma per questo qualcuno ha donato la propria vita.

Camminare su quel filo significa, per esempio, operare come i trentadue ragazzi di Suruç, città a maggioranza curda nel sudest della Turchia, al confine con la Siria. Erano volontari della Federazione delle associazioni dei giovani socialisti, e volevano aiutare a ricostruire Kobane, città siriana a maggioranza curda distante solo una decina di chilometri da Suruç. Assediata dallo Stato islamico nell’autunno del 2014, essa era poi stata riconquistata dai combattenti dell’Ypg, le unità di protezione del popolo curdo, che ne avevano eroicamente respinto l’avanzata.

Ricostruire Kobane significava facilitare il ritorno dei duecentomila rifugiati, precedentemente fuggiti in Turchia dalle orde dei combattenti dell’Isis. Significava mettersi in prima linea per abbattere i muri dell’odio, facendo rinascere la vita e la speranza di un futuro migliore.

Quei ragazzi avevano un sogno, insomma: costruire ponti di pace tra Turchia e Siria.

Ma il 20 luglio 2015 un attacco suicida dello Stato islamico, probabilmente per mano di una ragazza di diciotto anni, li ha uccisi tutti, causando anche il ferimento di altre circa cento persone.

La vendetta dell’Isis nei confronti di Kobane si è scagliata contro un gruppo di giovani inermi, fautori di un mondo nuovo.

Per loro Gesù ha detto: «Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio» (Mt 5,9).

Estratto de “La Piuma tra Cielo e Terra”

Verso Nuovi Orizzonti…

Cielo e terra si congiungevano come in un abbraccio…

Quale pace si respirava… Affiorava nel mio cuore un misto di gioia e malinconia. Osservavo la meraviglia del panorama dinanzi alla mia piccolezza, e nutrivo un sentimento di fiducia mai avvertito prima.

Ma anche di tristezza.

Chiusi gli occhi, inebriato dal desiderio di infinito, e subito mi rattristai per la miseria della condizione umana.

L’infinito – ciò che l’uomo mai avrebbe potuto raggiungere – aveva attraversato i meandri del mio cuore, e già ne provavo nostalgia.

Giungendo al termine del viaggio mi accorsi di aver ricevuto come dono un cuore ardente di eternità.

Scrutai l’orizzonte come per cercarne il punto più estremo, ma avvertii che quella fine rispondeva al bisogno di un nuovo inizio.

Era come una scintilla d’infinito.

Estratto da “La Piuma tra cielo e terra”

Foto Nuovi Orizzonti

Nuova recensione per La Piuma tra Cielo e Terra, di Monika M Writer

Di seguito la recensione del mio libro fatta da Monika M e pubblicata sul suo bellissimo blog letterario… un Diario di Viaggio tutto da scoprire 🙂 https://autricemonikamblog.wordpress.com/

Grazie Monika!!!

Come un vero testimone si limitò a trasmettermi soltanto la gioia per la bellezza incontrata. Salutandomi mi fece un augurio.

«Buon cammino, pellegrino, custodisci nel cuore tutte le scoperte che incontrerai lungo la strada, perché saranno uniche e inimmaginabili. Qualsiasi cosa ti accadrà non aver paura perché non sarai solo.»

da “La piuma tra cielo e terra”

Ritengo che scrivere questo libro sia stato un vero atto di coraggio da parte dell’autore Simone Caruso .

Coraggio perché inevitabilmente ogni lettore paragonerà , in modo erroneo , tale libro al più celebre ” Il cammino di Santiago di Paulo Coelho ” aspettandosi poi quel tipo di narrazione , ma ancor più coraggio richiede rivelare se stessi . In questo racconto “il cammino” è una metafora che l’autore usa per narrarci un viaggio intimo , il suo ritrovarsi .

Quello che forse accomuna tutti noi è arrivare ad un certo punto della nostra vita e tirare le somme ,ed inevitabilmente  il disagio arriva se ci rendiamo conto di esser insoddisfatti . Giunti a questo bivio si hanno due scelte , accettare passivamente e autocommiserarsi o mettere in atto un cambiamento : divenire ciò che vogliamo essere .

La piuma tra cielo e terra è un cammino interiore , introspettivo , che l’autore narra partendo dal pellegrinaggio che è l’avvio del cambiamento , la decisione di evolvere il proprio io , in un noi .

Molto bella , a mio avviso , è la parte onirica a cui l’autore ricorre per esprimere il malessere dovuto ai falsi Idoli  oggi fulcro della vita : fama , ricchezza , successo , gloria , individualismo . Disagio a cui l’anima si ribella cercando , appunto, il suo cammino …

Non rivelerò altro ed a  questo punto vi auguro …buona lettura !

Avvertenze :

Non è un libro di viaggio , non narra il cammino di Santiago ma quello che il cammino ha donato all’autore .

Controindicazioni :

Molti potrebbero , non essendo credenti , trovare il libro una sorta di catechizzazione … personalmente non credo questo , pur essendo io pagana , profondamente convinta che ogni fede riconduca ad un ‘unica entità … chiamatelo poi come volete .

Lo consiglio ? Assolutamente SI   se lo leggerete con l’anima vi arricchirà !

Monika M .

Sorgente: Oggi vi parlo di … #13

Buon Natale da La Piuma tra Cielo e Terra!

A Natale un libro da leggere non è per niente una cattiva idea 
“La Piuma, tra cielo e terra” è disponibile su ordinazione in tutte le librerie e tutti gli store online (Mondadori, Feltrinelli, Amazon, IBS, ecc.) dove è possibile ordinarlo e riceverlo comodamente a casa.

 

Buona lettura a tutti e buon Natale!!

 

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Estratto de “La Piuma tra Cielo e Terra”

Mi svegliai tardi, intorno alle sette e mezza.

Alle otto ripresi il Cammino, lasciando Monte do Gozo, per concludere i sospirati cinque chilometri che mi separavano da Santiago. Il clima era inclemente, quel giorno, pioveva e tirava molto vento; forse qualcuno lassù voleva ripulire la sporcizia dei pellegrini, sia nel fisico che nell’anima, prima dell’ingresso nella cattedrale.

Ero comunque sereno e rilassato. Una pace interiore che purtroppo nei giorni precedenti in tante occasioni mi era venuta a mancare.

Il Cammino aveva fatto emergere la consapevolezza delle zone d’ombra della mia personalità, che evidentemente mi appartenevano e non potevo cancellare. Ma conoscere sì. E quello poteva diventare un ottimo punto di partenza per dare nuova linfa alla mia vita.

Innanzitutto non volevo più soffermarmi sulle mie negatività, bensì sui miei talenti, da alimentare e mettere al servizio degli altri. Se la vita mi era stata donata, non potevo bastare a me stesso. Volevo condividerla insieme agli altri.

Ma lì, su quell’ultimo tratto del Cammino, pensai anche che volevo qualcos’altro, e sarebbe stata quella la richiesta che avrei espresso davanti alla statua di san Giacomo: comprendere, una volta tornato a casa, i doni ricevuti durante quel viaggio.

Una luce interiore, insomma, che rischiarasse i lati oscuri della mia anima. Più che una guerra contro ogni mia malvagità interiore, iniziavo a desiderare un bene più grande per la mia vita: la riconciliazione prima di tutto con me stesso.

Nel frattempo il cielo si era parzialmente schiarito e aveva smesso di piovere. Anche la temperatura si era fatta più mite. Iniziavo ad avere caldo, così tolsi il k-way e la maglia termica.

Mi dirigevo verso la meta guardando gli sprazzi di azzurro nel cielo. Un cammino sulla terra che sembrava dunque congiungersi al cielo. Seguendo la via indicata. Nel Cammino nulla era identico all’inizio, eppure quel legame con le origini si manteneva indissolubile. E necessario.

Camminavo cercando di osservare con attenzione gli ultimi passi che mi separavano dalla piazza della cattedrale di Santiago. Li volevo custodire dentro di me.

Assaporavo ogni particolare, abituando il mio cuore e la mia mente a cercare una sintonia con la libertà.

Estratto de La Piuma tra Cielo e Terra

Lettere Animate Editore

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Recensione di Maria PACE al libro “LA PIUMA TRA CIELO E TERRA”

Una recensione che considero davvero preziosa. Ringrazio fortissimamente Maria Pace, autrice e fondatrice del blog “Il Circolo, storici, scrittori, lettori”, per la sensibilità e l’acutezza mostrata nel leggermi.

RECENSIONE DI MARIA PACE AL LIBRO “LA PIUMA TRA CIELO E TERRA”         

Un percorso di Fede. Così potremmo definire questo libro. E che cosa é un percorso di Fede? ” “E’ un viaggio – spiega l’Autore – fatto di incontri, paesaggi, speranze, indecisioni, fatica – che mi ha permesso di scoprire il percorso che dall’io conduce al noi.”  Una ricerca di esperienza, dunque, un bisogno di spiritualità. Un percorso non facile, lungo il quale ho combattuto interiormente una battaglia: quella di un Castello a difesa di una Piuma, simbolo di una purezza che l’umanità, ai nostri giorni, rischia di perdere per sempre.

“La Piuma”… consegnata al titolo di questo libro.

L’uomo ha sempre sentito il bisogno di dare significato alla vita  e scopre, oggi, che  la risposta è nel “Sacro”  e che il Pellegrinaggio è lo strumento più  efficace perchè offre momenti di solitudine,  difficoltà, incontri e soprattutto   momenti di fatica. Il sacrificio della fatica, della stanchezza, del silenzio, della  resistenza fisica  messa alla prova; ma anche della  scoperta del creato che vive intorno a noi, il desiderio di stare insieme… e infine il premio, per il cuore e lo spirito, nel raggiungere la meta dopo la fatica. Un  “viaggio” che comincia ancora prima di mettersi in cammino, perchè comincia con un “viaggio” in se stessi.  Per conoscersi, dice l’Autore:

” … per conoscere meglio la mia vera identità, devo avere il coraggio, l’umiltà e la pazienza di scrutare negli abissi del cuore… avevo bisogno di far morire l’uomo vecchio per far nascere l’uomo nuovo che avevo dentro di me.”

Il  Pellegrinaggio ha visto un numero incalcolabile di persone in movimento nel corso dei secoli: verso il Santo Sepolcro, verso Santuari e Monasteri…  qui è verso Santiago di Compostela… un itinerario che ha inizio a Pedrafita do Crebreiro, in un percorso tutto in salita. E gli incontri cominciano subito: il primo, con una ragazza  bella e solitaria e il secondo con un giovane che  avanza a fatica e che gli impartisce la sua prima lezione di vita: un ragazzo malato di sclerosi multipla che non si lamenta mai

“La strada… – dice l’autore – era quella che transitava attraverso l’esperienza del dolore.” e subito precisa:

“Riprendevo il cammino portando con me rinnovate motivazioni, desiderando di dare nuova linfa alla mia  esperienza…il cammino educa. Troverete  una resistenza normalmente sconosciuta: una forza che passo dopo passo diventa crescente…”

… e, passo dopo passo, il Cammino lo avvicinerà alla sua meta… ancora un chilometro per raggiungere la meta e … ancora passi : gli ultimi, prima di oltrepassare la soglia della cattedrale, andando incontro ad una emozione così forte… intensa… quasi  una delusione, poichè  pare di non avvertire più sensazioni… emozioni… Ma non è così! L’emozione è intensa, fa sentire in pace con se stesso e non fa desiderare altro:

“…il cambiamento che sentivo dentro di  me era come un roveto che bruciava di gioia senza mai spegnersi”
Questo libro, però, non  soltanto la cronaca semplice e scarna di momenti più o meno importanti di questo cammino, ma è la cronaca di incontri, emozioni e sensazioni  provenienti dal mondo che ci circonda e soprattutto dell’incidenza di  tali eventi sull’umanità. Un grido di dolore, dunque. Il grido di dolore di fronte al “Vuoto moderno” dell’Occidente politico e culturale contrapposto al fondamentalismo islamico dell’ISIS.

E’ la la denuncia  di una Europa “chiusa e cieca”   che crea micro staterelli,   erige muri e frontiere.

Spetta al lettore, scoprire il ruolo giocato  da costumi e consuetudini storiche, politiche sociali, attraverso cui l’autore mette a nudo lo spirito, lo stile di vita e le tendenze di questa nostra epoca. E qui scopriamo il narratore capace di trascinare il lettore attraverso un percorso fatto di speranza, amore, fratellanza, gioie, dolori.
E lo fa con uno stile sciolto, elegante, riservato e al contempo trascinante e coinvolgente. Lo fa attraverso il racconto dell’immagine del quotidiano… del suo quotidiano, scandito dalla fede, dagli eventi e dal contesto in cui viviamo: la guerra e i suoi orrori, il terrorismo. I continui riferimenti al presente che  ci circonda, alla politica, alla storia, all’economia, alle tensioni ed ai conflitti bellici, alle situazioni di crisi,  fanno di questo libro, una denuncia, una profezia, un grido di gioia e di dolore..

Sorgente: Recensione di Maria PACE al libro “LA PIUMA” dello scrittore Simone CARUSO

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Quel filo sottile che lega ogni forma di estremismo.

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L’elezione di Donald Trump a Presidente degli Stati Uniti d’America è una di quelle notizie che a dir poco sorprendono. Quando ieri mattina l’ho saputo mi son detto che stavo sognando, non era vero… Notizie come questa fanno davvero pensare che è consigliabile non dare mai nulla per scontato, perché si rischia di pagare un prezzo molto caro. La sconfitta di Hillary Clinton, nonostante l’appoggio incondizionato di media, establishment, finanza internazionale e persino dei sondaggisti, ne è per l’appunto un fulgido esempio.

Vorrei però partire da questo evento, davvero storico e dagli effetti futuri assolutamente imprevedibili, non tanto per esprimere analisi e considerazioni di carattere politico, che in realtà non sarei comunque in grado di affrontare in maniera seria per miei limiti di base (quante considerazioni tra l’altro si leggono e si ascoltano in queste ore, perlopiù mi pare dettate da ciò che tira fuori “la pancia”…), quanto per rivedere nel duello tra Donald Trump e Hillary Clinton la rappresentazione simbolica della società occidentale, dove le scelte del singolo individuo sono spesso influenzate e orientate da fenomeni esterni, che tentano di omologarne il pensiero.

“La nostra società nutre il bisogno compulsivo di catalogare idee, principi, esseri umani, omologandoli come fossero cliché, rischiando di non focalizzare il percorso che porta ogni persona alla scoperta del proprio essere.                                                                                                          

L’emotività del fatto nega l’approfondimento dei suoi contenuti, trattati con estrema superficialità. La strategia mediatica dei mezzi di comunicazione, generalmente volta a pilotare l’opinione pubblica, annacqua poi ogni contestualizzazione logica e razionale per influenzare le masse, spesso esasperando le contrapposizioni sia verbali che virtuali: il pensiero critico viene sostituito dal sentimento.                                     

Chi sono? Da dove vengo? Dove sto andando? Qual è il senso della mia vita?                          

«Essi avevano occhi e non vedevano» si legge nel Prometeo incatenato, «orecchie e non sentivano, ma, simili alle immagini dei sogni, vivevano la loro lunga esistenza nella confusione. Case non conoscevano di pietra, esposte al sole, né sapevano lavorare il legname. Vivevano una vita sotterranea, rintanati in anfratti di caverne senza un raggio di sole, come effimere formiche. E non sapevano alcun segno sicuro dell’inverno, né della primavera che dà fiori, né dell’estate che dà messi. Vivi di una vita insensata, senza regole.»                                                  

L’Occidente ha bandito i propri valori unificanti; li ha sostituiti con una fittizia e ipocrita cultura pluralista, che per evitare i conflitti ha scelto la via dell’omologazione. E, si badi bene, il problema non è certamente la cultura pluralista in sé, da ritenersi comunque una ricchezza. Il problema è la mancanza di senso critico della sua complessità, tale da generare un’esasperata «indifferenza globalizzata», all’interno della quale trovano spazio, come effetto opposto, pericolosi estremismi reazionari.                                                                                         

Io sono la mia idea.                                                                             

Lungo un’irremovibile cortina di ferro si annida e germoglia il cosiddetto «principio di comodo», dinanzi al quale tutti gli schieramenti ideologici si illudono di contendersi la verità, restando immobili nel pregiudizio delle proprie posizioni di partenza. L’esigenza a priori è quella di mantenere a distanza il proprio nemico, sia esso il vicino di casa o uno Stato nazionale. Il viscerale terrore verso la diversità riduce al voler bastare a se stessi. Per negare questo terrore, radicato nel suo inconscio, la società moderna come reazione opposta si erge a paladina della libertà e della fraternità. Ecco perché un modo per esorcizzare le svariate fobie è quello di creare leggi statali che ne codifichino la tutela.                                                                                

È sbagliato ritenere tali fobie come risposta, in primo luogo, alle nostre fragilità e all’aver perso di vista chi siamo? Viviamo in una società, quella occidentale, che vuole omologare il pensiero, sostituendo alla machiavellica realtà effettuale una sua visione fittizia e relativizzante…”

Estratto da “La Piuma tra cielo e terra”

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Lasciamo in pace l’Africa!

Leggere questo articolo lascia un sapore amaro.. perché descrive senza mezzi termini le colpe storiche dell’Occidente nei confronti dell’Africa.
I Paesi europei che erigono muri e fili spinati contro gli immigrati africani sono gli stessi che continuano, ancora oggi, a depredare le materie prime (e non solo) dell’Africa.

“L’esodo attraverso il Mediterraneo (dei migranti) non è solo il risultato di miserie attuali. È conseguenza del più grande crimine nella storia dell’umanità: un delitto perpetrato a Londra, Parigi e Bruxelles – e che ora continua con il concorso di Pechino. Un crimine che ha causato, dice l’ex-capo Onu Kofi Annan, oltre 250 milioni di morti (neri): per farsi un’idea, il doppio dei morti (bianchi) nelle due guerre mondiali…
Una parola sintetizza la tragedia africana: sfruttamento.”

“Forse l’Europa andrebbe ripensata e rigenerata. A partire da una necessaria geopolitica della solidarietà, dove l’essere umano sia posto di nuovo al centro.”

Cit.”La Piuma tra cielo e terra”

Mi chiedo se il crimine dell’Occidente sopra descritto resterà immutato anche a cospetto delle accuse delle prossime generazioni. Potrà un nuovo umanesimo concepire il rispetto e la dignità di ogni vita umana, da qualsiasi direzione essa provenga?

E dove l’Africa possa essere lasciata in pace da noi occidentali, abituati a sfruttarla da secoli dei suoi beni più preziosi e della sua dignità.

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http://www.lastampa.it/2016/10/24/esteri/cos-dopo-secoli-di-sfruttamento-leuropa-chiude-le-porte-allafrica-bpeaVQ1p3ech1uMJekN37O/pagina.html   di Antonio Maria Costa – LA STAMPA