Papa Francesco a Lesbo: i profughi non sono numeri.

“I profughi non sono numeri, sono persone: sono volti, nomi, storie, e come tali vanno trattati”.
‪#‎PapaFrancesco‬ su Twitter

Nel viaggio di ritorno Papa Francesco porta con sé in aereo tre famiglie siriane e musulmane, che risiederanno presso una parrocchia vaticana. Un gesto concreto e grandioso, che vale più di qualsiasi altro discorso o considerazione…

 

 

Dio di misericordia,
Ti preghiamo per tutti gli uomini, le donne e i bambini, che sono morti dopo aver lasciato le loro terre in cerca di una vita migliore.
Benché molte delle loro tombe non abbiano nome, da Te ognuno è conosciuto, amato e prediletto.

Che mai siano da noi dimenticati, ma che possiamo onorare il loro sacrificio con le opere più che con le parole.

Ti affidiamo tutti coloro che hanno compiuto questo viaggio, sopportando paura, incertezza e umiliazione, al fine di raggiungere un luogo di sicurezza e di speranza.Come Tu non hai abbandonato il tuo Figlio quando fu condotto in un luogo sicuro da Maria e Giuseppe, così ora sii vicino a questi tuoi figli e figlieattraverso la nostra tenerezza e protezione.

Fa’ che, prendendoci cura di loro, possiamo promuovere un mondo dove nessuno sia costretto a lasciare la propria casa e dove tutti possano vivere in libertà, dignità e pace.

Dio di misericordia e Padre di tutti, destaci dal sonno dell’indifferenza,apri i nostri occhi alle loro sofferenze e liberaci dall’insensibilità, frutto del benessere mondano e del ripiegamento su sé stessi.

Ispira tutti noi, nazioni, comunità e singoli individui, a riconoscere che quanti raggiungono le nostre coste sono nostri fratelli e sorelle.

Aiutaci a condividere con loro le benedizioni che abbiamo ricevuto dalle tue mani e riconoscere che insieme, come un’unica famiglia umana, siamo tutti migranti, viaggiatori di speranza verso di Te, che sei la nostra vera casa, là dove ogni lacrima sarà tersa, dove saremo nella pace, al sicuro nel tuo abbraccio.

 

Preghiera di Papa Francesco a Lesbo “Liberaci dall’indifferenza”

 

papa665LapresseFo_50726065

 

 

“Dobbiamo tornare al senso collettivo di riunirci alla stessa tavola, ripensandoci come una sola famiglia umana, facendo risorgere dentro i nostri cuori il desiderio di fratellanza. Riconoscendoci faccia a faccia, non come personaggi ma come individui, lavorando allo sviluppo di una terra comune. Sentendo e agendo per il bene del popolo, in un cammino di desiderio che nasce dalla conversione.”

Estratto da La Piuma, tra Cielo e Terra

 

Cosa ci dice, oggi, quel sepolcro vuoto?

Che messaggio ci lascia quel sepolcro vuoto nel giorno di Pasqua?

Oggi che la speranza rischia di venirci tolta da eventi tragici che portano con sé soltanto odio, distruzione e paura, disprezzo per la vita e disperazione, come poter guardare al Cielo con fiducia, muovendo i nostri passi qui sulla Terra?

Non esiste una risposta che elimini la paura, forse anche per colpa nostra, sempre più avvolti dall’indifferenza e dal cinismo dei nostri tempi, e dunque incapaci di restare in ascolto verso l’Altro.

E dunque cosa ci dice quel sepolcro oggi?

La nostra mentalità materialista e consumista non accetta il significato di “attesa”, siamo ossessionati dalla logica della risposta istantanea e “socialmente appetibile”, anche nella fede. Ma siamo sicuri che poi questa risposta ci basterebbe? Non si tratta invece di cercare un cambio di prospettiva, dove siamo noi a muoverci verso quella domanda?

Se resteremo in ascolto di quel silenzio, accettandone la sua scandalosa provocazione, credenti e non credenti (siamo certi che sia così netta e definita la distinzione tra queste due categorie, forse troppo spesso abusate e trattate con superficialità?) potremo guardare con occhi nuovi ciò che conta per davvero: l’essenziale.

Senza cercare l’effetto iperbolico e idealizzato che diventi risposta anestetica alle nostre paure, immersi nel silenzio di quel sepolcro, potremo scoprire un soffio chiamato Resurrezione. In questa costante precarietà siamo chiamati a custodire e a coltivare respiri di luce nel cammino…battiti di eternità che possano far germogliare nel nostro cuore una speranza nuova che sia testimonianza di bellezza per il mondo.

Buona Pasqua a tutti!

 

foto gabbiano

 

Di seguito estratto dal mio nuovo libro, “La Piuma”.

“Inevitabilmente pensai al cammino compiuto dal Cristo nella sua vita terrena, ai suoi tre anni di predicazione, all’ultimo tratto di percorso, quello che lo condusse incontro alla morte in croce, oltre che alla sua gloriosa Resurrezione.

Quel misterioso travaglio che segnava il passaggio da una fine a un nuovo inizio mi condusse a riflettere che anche nella vita terrena è possibile rinascere a vita nuova. Ogni giorno diventa infatti una opportunità per proseguire la strada che conduce verso l’eterno.

Lo avevo constatato lungo il Cammino.

Anch’io potevo dunque fare come fece Gesù, vivendo l’oggi nell’adempimento.

Ripensando al Cammino lo vedevo come un insieme di passi di Resurrezione.

La mia identità si era rivelata nella consapevolezza della mia miseria e del mio peccato, nel desiderio di conversione e in quello di farmi dono per gli altri.

Il cambiamento che sentivo dentro era come un roveto che bruciava di gioia senza mai spegnersi.”

 

 

 

12576053_10207839699366805_41302534_n

Una speranza per la pace: Neve Shalom Wahat al-Salam

neve_shalom_2_lg

Piantare semi di pace tra ebrei e arabi: l’esempio del villaggio di Neve Shalom Wahat al-Salam

 

map_center_nswas

 

Neve Shalom Wahat al-Salam, “Oasi di Pace” in Ebraico e Arabo, è un villaggio a sud-est di Tel Aviv; è una comunità intenzionale composta da ebrei e arabi palestinesi, tutti con cittadinanza israeliana. Fin dal 1970 cinquanta famiglie sono venute a vivere in questa piccola area, impegnandosi per costruire la pace e a vivere un rapporto rispettoso, in modo da creare ponti di unità tra le persone e presentare un modello per israeliani e palestinesi. Per dire che la pace è possibile! Ebrei e arabi a Neve Shalom Wahat al-Salam si impegnano quotidianamente a cercare soluzioni ai problemi che sorgono tra differenze estreme. Differenze che però hanno anche tanto da condividere. 

I bambini ebrei e arabi frequentano insieme la scuola di pace dal villaggio. Le scuole insegnano sia l’arabo che l’ebraico. Gli studenti imparano storie, tradizioni e culture di entrambe le appartenenze e condividono pensieri e sentimenti con rispetto reciproco. 
20120203-people-for-peace-neve-shalom-wahat-al-salam.jpg
 

Nel villaggio c’è una cupola circolare, luogo di riflessione, meditazione e preghiera, che si chiama Dumia-Sakina (la “Casa del Silenzio” in ebraico e arabo), e si trova alla periferia del villaggio. Si tratta di un santuario dedicato a tutte le religioni, con lo scopo evidente di andare contro ogni tipo di divisione: non ci sono infatti all’interno del santuario simboli religiosi.

Una scelta non facile da comprendere, perché sembrerebbe quasi che per andare d’accordo sia necessario annullare la propria identità, rinnegando il proprio credo. E invece sono convinto che la ragione sia un’altra. L’identità di ognuno infatti resta ben radicata ed è fondamentale per iniziare un cammino di pace verso l’Altro.
Forse bisogna ripartire dall’umano per compiere un cammino verso Dio. Perché soltanto nell’essenzialità è verificabile il contatto con colui che è Verità.
Forse questo luogo che dista soltanto 40 minuti circa di macchina da Gerusalemme, la città santa per eccellenza, dove le tre religioni del ceppo biblico ritrovano le proprie origini, è un monito contro l’umana strumentalizzazione del sacro, che diventa prevaricazione, divisione e consumo.
Forse Neve Shalom è l’ombra di Gerusalemme, l’eco profetico della meta comune a tutti gli esseri umani, quello della vera pace dei cuori.
E forse la Casa del Silenzio altro non è che il grido di Dio contro il nostro scegliere un cammino che ci allontana da Lui.

In un momento in cui le relazioni israelo-palestinese sembrano essere ormai intrise solo di ostilità e odio, in questo villaggio la gente crede ancora nella possibilità di costruire ponti di pace, così da far germogliare la speranza per un futuro migliore. Una speranza che si estende a tutto il Medioriente.

Ma anche a tutto il resto del mondo, Italia compresa…

bambini arabo e ebreo
 

indicazione neve shalom

“Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.”
(dal Vangelo secondo Matteo 5:9)

Una luce splende tra le divisioni

santo sepolcro

L’anno scorso, ad agosto, sono stato una settimana in Israele. Si è trattato del mio secondo viaggio in Terrasanta. Tornato nel Santo Sepolcro volevo rivedere un luogo in particolare, il più dimenticato dell’intera basilica. La cappella detta “dei Siriani”, contesa tra questi ultimi e gli armeni nei diritti di custodia. Per via del disaccordo tra queste due confessioni cristiane la cappella risulta abbandonata a sé stessa, mal curata, sporca. Sembra incredibile eppure è così, per via di una contesa questo luogo non può essere toccato da nessuno! Eppure, nonostante questo vero e proprio scandalo, quella piccola stanza mi trasmetteva una pace misteriosa. In mezzo alle sue mura scrostate, annerite e sporche mi sentivo protetto. Tra le sue ferite e lacerazioni avvertivo la presenza di un amore che andava oltre le nostre misere divisioni e contese di parte.

Incomprensioni e voglia di potere, da cui nasce il rancore reciproco, l’odio e l’ostilità. Uno scatenarsi di male reciproco che esclude la gioia di crescere insieme nell’ardore di costruire “terre di mezzo”. Si tratta dell’idea di sé stessi, un’idea che diventa radicale, arrogante e totalitaria. Deformandosi in ideologia.

Io sono la mia idea, senza di essa non sono.

Quanto abbiamo bisogno di ritrovare la pace nei nostri cuori. Una riconciliazione che deve stabilirsi innanzitutto con noi stessi…cercando di generare un noi solidale. Per ritrovarci parte dello stesso cammino. Perché nonostante tutto una luce splende tra le divisioni.

L’unità, miracolo da tutelare e coltivare con pazienza e amore.

Da difendere da chi ne prova invidia e pregiudizio.

Dono di sé.

Bellezza infinita, scintilla d’eternità…

da “La piuma tra cielo e terra” di Simone Caruso

 

santo sepolcro 2.jpg

Quale stella seguire?

Auguri di seguire la stella, la vera luce, quella che irradia il cuore e rende nuove tutte le cose. Che questa notte infonda la pace e che aumenti sempre più il desiderio di diventare generatori di speranza.

Auguri di trovare il coraggio, che è luce nella notte delle nostre paure. Per sentirci promotori di un nuovo umanesimo, partecipando alla Creazione che è in continuo divenire e che necessita della presenza di uomini e donne di buona volontà, senza alcuna distinzione. Nell’ardore di farci cooperanti di vera bellezza, costruttori di “terre di mezzo”, dove il deporre le armi per ritrovarsi fratelli, riflette il dono ricevuto da quella promessa che vuole giustizia e misericordia, sempre.

Auguri di pace e di umanità, perché quella luce irradi il buio dei nostri egoismi e delle nostre individualità. E della nostra indifferenza. Perché quella stella ci conduca a proseguire oltre la comodità del nostro “io” per generare un “noi” solidale. Sentendo il desiderio ardente di lavorare per un bene più grande, che anela nel cuore di ognuno. Un cuore che pulsando dono di sé produce battiti di eternità.

Auguri di buon Natale a tutti e buon cammino della vita.

 

Segui la stella

La vera bellezza è come una stella che splende nel cielo
nel firmamento se ne distingue la grazia
irradia una luce celata da un velo.

La sua visione è augustea come Domitilla…
una tra miriadi nel silenzio della notte
dal cuore sincero nasce l’alborea scintilla

Segui la stella, per cercare la pace, l’armonia, la bellezza.
Segui la stella, per scoprire il tuo cuore e respirare battiti di eterno.
Segui la stella, per contemplare la vera luce che rende nuove tutte le cose.

da “La piuma”, di Simone Caruso

IL MIRACOLO DELLA TREGUA DI NATALE

La notte di 101 anni fa accadde un evento sensazionale, il miracolo della tregua di Natale. Era la notte del 24 dicembre 1914, nel corso della Prima Guerra Mondiale.

Un evento per la sua straordinarietà unico e irripetibile, un gesto eroico e coraggioso, nel contesto di un odio interstatale che aveva già causato un milione di morti. Una luce squarciò il buio dell’odio durante lo storico Armistizio di quella notte. Gli eserciti inglese e tedesco deposero le armi incontrandosi tra le due trincee, nella cosiddetta terra di nessuno, che si tramutò in una terra di fratellanza. Tutto scaturì al canto “Astro del Ciel” intonato da entrambi gli schieramenti nelle rispettive lingue.

Allora è possibile lasciarsi condurre verso nuovi itinerari, lungo spazi di libertà che esulano l’interesse di parte. Costruendo luoghi che diventano segno di appartenenza, di pace e di fraternità.

Mettiamoci in cammino, dunque, e seguiamo quella stella. Per cercare questi luoghi e per renderli fecondi.

 

 

 

 CRISTIANI E MUSULMANI ADORANO INSIEME GESU’ BAMBINO

Un’altra terra di mezzo è visibile in questo video, girato nei giorni scorsi in una chiesa della Giordania. Un ecumenismo di popolo: Cristiani e musulmani adorano la statua del bambin Gesù, a pochi giorni dal Natale. Semplicemente meraviglioso! E dire che il sito internet che ha trasmesso questo video si chiama Allah Akbar! Un video emozionante, da contemplare per la sua sua bellezza. Abbattendo l’ideologia germoglia l’umanità e la pace nei cuori.