Il sangue dei martiri

Poi uno degli anziani mi rivolse la parola, dicendomi: «Chi sono queste persone vestite di bianco e da dove sono venute?» Io gli risposi: «Signor mio, tu lo sai». Ed egli mi disse: «Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione. Essi hanno lavato le loro vesti, e le hanno imbiancate nel sangue dell’Agnello. Perciò sono davanti al trono di Dio e lo servono giorno e notte, nel suo tempio; e colui che siede sul trono stenderà la sua tenda su di loro. Non avranno più fame e non avranno più sete, non li colpirà più il sole né alcuna arsura; perché l’Agnello che è in mezzo al trono li pascerà e li guiderà alle sorgenti delle acque della vita; e Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi».

Apocalisse 7

foto sri lankafoto sri lanka1foto sri lanka2foto sri lanka3foto sri lanka4

La croix et la lumière

notre dame croce

 

Tra le rovine e il fumo dell’incendio a Notre-Dame sono rimasti intatti la croce e l’altare. All’arrivo dei primi soccorsi, nel buio un raggio di luce attraversa l’abside illuminando le macerie poste dinanzi alla croce. In quelle macerie ci siamo tutti noi, figli di questo tempo dove la corsa sfrenata della modernità individualista ci rende tutti inesorabilmente e costantemente in affanno, relegando l’uomo a merce da consumare e da sfruttare. Lasciandolo senza memoria, senza identità. La croce resta lì, intatta nella sua dignità nobile e misteriosa, nella sua imperiosità che fa sua la nostra fragilità e debolezza, accarezzata da quel fascio di luce che giunge a terra, sino a noi e alle nostre macerie, ai nostri drammi e paure. La croce resta lì e sembra volerle abbracciare le nostre macerie, come per rasserenarci: “Seguitemi, solo in me potete trovare ristoro e sicurezza”. Quest’immagine è un segno che non può lasciare indifferenti. Infonde speranza nei cuori impauriti dei nostri tempi, la croce resta lì a ricordarci che da 2000 anni la morte è stata sconfitta e che noi siamo stati salvati per sempre. La croix et la lumière, è un’immagine davvero sublime.

Una luce d’eternità nella notte

 

Notre-Dame

 

“Costruire e custodire”, due attitudini che hanno trovato il loro massimo splendore in quell’epoca che oggi il senso comune tende ideologicamente ad etichettare quale retrograda e buia, il Medioevo.
Un’epoca che invece con le sue cattedrali ha lasciato un’impronta di eternità, vivida testimonianza di una bellezza che non potrà mai svanire.
Oggi un terribile grido ricorda al mondo intero che il futuro poggia le fondamenta sulla memoria della propria identità. Ma è anche un grido di speranza che scuote le coscienze di tutti, ridestando i nostri cuori assuefatti, perché torniamo a costruire e custodire, per riscoprire il nostro essere, le nostre radici, il nostro avvenire.

Un grido che in questa Settimana Santa ci invita a diventare una luce nella notte, riflessi e testimoni di Colui che è Risorto e ha vinto la morte per sempre.

 

Il coraggio della pace

Un documento rivoluzionario…”la cultura del dialogo come via”. È la prima volta di un Papa in uno Stato che è parte integrante della terra considerata la culla sacra a Maometto, ma è anche la prima volta che un Papa e un rappresentante religioso musulmano, il Grande Imam sunnita di al-Azhar, Ahamad al-Tayyib, sottoscrivono un documento così coraggioso nei suoi punti chiave.

#Insciallah

https://www.avvenire.it/papa/pagine/documento-sulla-fratellanza-papa-ad-abu-dhabi?fbclid=IwAR0dCVADp8KfINd6qhgEYx21F4qZjlWNFF9d0E123OYpcyonb6wBZE8-dT0

 

papa francesco e imam

 

La borghesizzazione dei “diritti civili” e il ruolo del potere, di Pier Paolo Pasolini

Estratto del discorso di Pier Paolo Pasolini, letto al congresso di Firenze del Partito Radicale, il 4 novembre 1975, due giorni dopo il suo assassinio.

Si tratta di un discorso profetico e contro corrente, soprattutto perché formulato negli anni ’70, anni di rivoluzioni e lotte per i diritti civili. Il discorso di un uomo il cui atteggiamento caratteristico era la ricerca ossessiva e provocatoria della verità, al di là di qualsiasi pensiero conforme all’ideologia. Una ricerca della verità che lo rendeva libero di criticare i diritti civili tanto inneggiati dai radicali (pur essendo lui stesso incline al partito), quali l’aborto e il divorzio (e oggi si potrebbero aggiungere matrimoni e adozioni gay, utero in affitto, eutanasia), perché vedeva in essi un’identificazione tra sfruttati e sfruttatori, un conformismo che rende tutti omologati al potere.

La profezia di Pasolini si realizza nel nostro presente, dove il nuovo capitalismo, dopo aver creato la borghesizzazione dei diritti civili, “crea come presupposto alla propria ideologia edonistica, un contesto di falsa tolleranza e di falso laicismo: di falsa realizzazione, cioè, dei diritti civili.”

Un discorso che fa di Pasolini un testimone di autentica libertà e un uomo capace di vedere “oltre” la storia dei suoi tempi.

 

Perché è ora di dirlo: i diritti di cui qui sto parlando sono i “diritti civili” che, fuori da un contesto strettamente democratico, come poteva essere un’ideale democrazia puritana in Inghilterra o negli Stati Uniti – oppure laica in Francia – hanno assunto una colorazione classista. L’italianizzazione socialista dei “diritti civili” non poteva fatalmente (storicamente) che volgarizzarsi. Infatti: l’estremista che insegna agli altri ad avere dei diritti, che cosa insegna? Insegna che chi serve ha gli identici diritti di chi comanda. L’estremista che insegna agli altri a lottare per ottenere i propri diritti, che cosa insegna? Insegna che bisogna usufruire degli identici diritti dei padroni. L’estremista che insegna agli altri che coloro che sono sfruttati dagli sfruttatori sono infelici, che cosa insegna? Insegna che bisogna pretendere l’identica felicità degli sfruttatori. Il risultato che in tal modo eventualmente è raggiunto è dunque una identificazione: cioè nel caso migliore una democratizzazione in senso borghese. La tragedia degli estremisti consiste così nell’aver fatto regredire una lotta che essi verbalmente definiscono rivoluzionaria marxista-leninista, in una lotta civile vecchia come la borghesia: essenziale alla stessa esistenza della borghesia. La realizzazione dei propri diritti altro non fa che promuovere chi li ottiene al grado di borghese.

In che senso la coscienza di classe non ha niente a che fare con la coscienza dei diritti civili marxistizzati? In che senso il Pci non ha niente a che fare con gli estremisti (anche se alle volte, per via della vecchia diplomazia burocratica, li chiama a sé: tanto, per esempio, da aver già codificato il Sessantotto sulla linea della Resistenza)? E’ abbastanza semplice: mentre gli estremisti lottano per i diritti civili marxistizzati pragmaticamente, in nome, come ho detto, di una identificazione finale tra sfruttato e sfruttatore, i comunisti, invece, lottano per i diritti civili in nome di una alterità. Alterità (non semplice alternativa) che per sua stessa natura esclude ogni possibile assimilazione degli sfruttati con gli sfruttatori. La lotta di classe è stata finora anche una lotta per la prevalenza di un’altra forma di vita (per citare ancora Wittgenstein potenziale antropologo), cioè di un’altra cultura. Tanto è vero che le due classi in lotta erano anche – come dire? – razzialmente diverse. E in realtà, in sostanza, ancora lo sono. In piena età dei consumi.

Tutti sanno che gli “sfruttatori” quando (attraverso gli “sfruttati”) producono merce, producono in realtà umanità (rapporti sociali). Gli “sfruttatori” della seconda rivoluzione industriale (chiamata altrimenti consumismo: cioè grande quantità, beni superflui, funzione edonistica) producono nuova merce: sicché producono nuova umanità (nuovi rapporti sociali). Ora, durante i due secoli circa della sua storia, la prima rivoluzione industriale ha prodotto sempre rapporti sociali modificabili. La prova? La prova è data dalla sostanziale certezza della modificabilità dei rapporti sociali in coloro che lottavano in nome dell’alterità rivoluzionaria. Essi non hanno mai opposto all’economia e alla cultura del capitalismo un’alternativa, ma, appunto, un’alterità. Alterità che avrebbe dovuto modificare radicalmente i rapporti sociali esistenti: ossia, detta antropologicamente, la cultura esistente. In fondo il “rapporto sociale” che si incarnava nel rapporto tra servo della gleba e feudatario, non era poi molto diverso da quello che si incarnava nel rapporto tra operaio e padrone dell’industria: e comunque si tratta di “rapporti sociali” che si sono dimostrati ugualmente modificabili. Ma se la seconda rivoluzione industriale – attraverso le nuove immense possibilità che si è data – producesse da ora in poi dei “rapporti sociali” immodificabili? Questa è la grande e forse tragica domanda che oggi va posta. E questo è in definitiva il senso della borghesizzazione totale che si sta verificando in tutti i paesi: definitivamente nei grandi paesi capitalistici, drammaticamente in Italia. Da questo punto di vista le prospettive del capitale appaiono rosee. I bisogni indotti dal vecchio capitalismo erano in fondo molto simili ai bisogni primari. I bisogni invece che il nuovo capitalismo può indurre sono totalmente e perfettamente inutili e artificiali. Ecco perché, attraverso essi, il nuovo capitalismo non si limiterebbe a cambiare storicamente un tipo d’uomo: ma l’umanità stessa. Va aggiunto che il consumismo può creare dei “rapporti sociali” immodificabili, sia creando, nel caso peggiore, al posto del vecchio clericofascismo un nuovo tecnofascismo (che potrebbe comunque realizzarsi solo a patto di chiamarsi antifascismo), sia, com’è ormai più probabile, creando come contesto alla propria ideologia edonistica un contesto di falsa tolleranza e di falso laicismo: di falsa realizzazione, cioè, dei diritti civili. In ambedue i casi lo spazio per una reale alterità rivoluzionaria verrebbe ristretto all’utopia o al ricordo: riducendo quindi la funzione dei partiti marxisti ad una funzione socialdemocratica, sia pure, dal punto di vista storico, completamente nuova.

Caro Pannella, caro Spadaccia, cari amici radicali, pazienti con tutti come santi, e quindi anche con me: l’alterità non è solo nella coscienza di classe e nella lotta rivoluzionaria marxista. L’alterità esiste anche di per sé nell’entropia capitalistica. Quivi essa gode (o per meglio dire, patisce, e spesso orribilmente patisce) la sua concretezza, la sua fattualità. Ciò che è, e l’altro che è in esso, sono due dati culturali. Tra tali due dati esiste un rapporto di prevaricazione, spesso, appunto, orribile. Trasformare il loro rapporto in un rapporto dialettico è appunto la funzione, fino a oggi, del marxismo: rapporto dialettico tra la cultura della classe dominante e la cultura della classe dominata. Tale rapporto dialettico non sarebbe dunque più possibile là dove la cultura della classe dominata fosse scomparsa, eliminata, abrogata, come dite voi. Dunque, bisogna lottare per la conservazione di tutte le forme, alterne e subalterne, di cultura. E’ ciò che avete fatto voi in tutti questi anni, specialmente negli ultimi. E siete riusciti a trovare forme alterne e subalterne di cultura dappertutto: al centro della città, e negli angoli più lontani, più morti, più infrequentabili. Non avete avuto alcun rispetto umano, nessuna falsa dignità, e non siete soggiaciuti ad alcun ricatto. Non avete avuto paura né di meretrici né di pubblicani, e neanche – ed è tutto dire – di fascisti.

I diritti civili sono in sostanza i diritti degli altri. Ora, dire alterità è enunciare un concetto quasi illimitato. Nella vostra mitezza e nella vostra intransigenza, voi non avete fatto distinzioni. Vi siete compromessi fino in fondo per ogni alterità possibile. Ma una osservazione va fatta. C’è un’alterità che riguarda la maggioranza e un’alterità che riguarda le minoranze. Il problema che riguarda la distruzione della cultura della classe dominata, come eliminazione di una alterità dialettica e dunque minacciosa, è un problema che riguarda la maggioranza. Il problema del divorzio è un problema che riguarda la maggioranza. Il problema dell’aborto è un problema che riguarda la maggioranza. Infatti gli operai e i contadini, i mariti e le mogli, i padri e le madri costituiscono la maggioranza. A proposito della difesa generica dell’alterità, a proposito del divorzio, a proposito dell’aborto, avete ottenuto dei grandi successi. Ciò – e voi lo sapete benissimo – costituisce un grande pericolo. Per voi – e voi sapete benissimo come reagire – ma anche per tutto il paese che invece, specialmente ai livelli culturali che dovrebbero essere più alti, reagisce regolarmente male. Cosa voglio dire con questo? Attraverso l’adozione marxistizzata dei diritti civili da parte degli estremisti – di cui ho parlato nei primi paragrafi di questo mio intervento – i diritti civili sono entrati a far parte non solo della coscienza, ma anche della dinamica di tutta la classe dirigente italiana di fede progressista. Non parlo dei vostri simpatizzanti… Non parlo di coloro che avete raggiunto nei luoghi più lontani e diversi: fatto di cui siete giustamente orgogliosi. Parlo degli intellettuali socialisti, degli intellettuali comunisti, degli intellettuali cattolici di sinistra, degli intellettuali generici: in questa massa di intellettuali, attraverso i vostri successi, la vostra passione irregolare per la libertà, si è codificata, ha acquistato la certezza del conformismo, e addirittura (attraverso un modello imitato sempre dai giovani estremisti) del terrorismo e della demagogia.

So che sto dicendo delle cose gravissime. D’altra parte era inevitabile. Se no cosa sarei venuto a fare qui? Io vi prospetto – in un momento di giusta euforia delle sinistre – quello che per me è il maggiore e peggiore pericolo che attende specialmente noi intellettuali nel prossimo futuro. Una nuova “trahison des clercs”: una nuova accettazione; una nuova adesione; un nuovo cedimento al fatto compiuto; un nuovo regime sia pure ancora soltanto come nuova cultura e nuova qualità di vita. Vi richiamo a quanto dicevo alla fine del paragrafo quinto: il consumismo può rendere immodificabili i nuovi rapporti sociali espressi dal nuovo modo di produzione “creando come contesto alla propria ideologia edonistica un contesto di falsa tolleranza e di falso laicismo: di falsa realizzazione, cioè, dei diritti civili”. Ora, la massa degli intellettuali che ha mutuato da voi, attraverso una marxizzazione pragmatica di estremisti, la lotta per i diritti civili rendendola così nel proprio codice progressista, o conformismo di sinistra, altro non fa che il gioco del potere: tanto più un intellettuale progressista è fanaticamente convinto delle bontà del proprio contributo alla realizzazione dei diritti civili, tanto più, in sostanza, egli accetta la funzione socialdemocratica che il potere gli impone abrogando, attraverso la realizzazione falsificata e totalizzante dei diritti civili, ogni reale alterità. Dunque tale potere si accinge di fatto ad assumere gli intellettuali progressisti come propri chierici. Ed essi hanno già dato a tale invisibile potere una invisibile adesione intascando una invisibile tessera. Contro tutto questo voi non dovete far altro (io credo) che continuare semplicemente a essere voi stessi: il che significa essere continuamente irriconoscibili.

pasolini4-1

 

Il senso profondo della parola “Insieme”

LA PIUMA

Dove sono finite le piazze a difesa del lavoro e della tutela dei più deboli e sfruttati? Dove si alimenta una coscienza di popolo che rigetti le logiche dell’ossessivo e paranoico individualismo dei nostri tempi?  

 consumismo03[1]La scarsa memoria del popolo e il suo controllo sono la forza di quel pensiero unico chiamato consumismo capitalista. Come cantava Giorgio Gaber all’inizio del nuovo millennio non ci sono più differenze tra destra e sinistra. Ma anche in generale è diventato così. Il consumismo capitalista vuole controllare le coscienze, cercando persino di cancellarle. Esso sradica il concetto di popolo, creando nel tempo l’omologazione culturale. Siamo diventati uomini soli e infelici, col bisogno compulsivo di soddisfare i nostri sacrosanti “diritti individuali”. Abbiamo perso il senso profondo della parola “insieme”.

Il pensiero unico aspira alla creazione di una società da catalogare e omologare alle sue logiche totalizzanti.Una società che annulla le differenze massificando gli individui. E i…

View original post 152 altre parole

Dall’Isis a Trump, passando per Guerre Stellari…

Non è mia presunzione voler esprimere un parere certo dopo gli ultimi avvenimenti in Siria, ho scarse conoscenze in materia di geopolitica e strategia militare per poterne discernere. E non credo sia comunque oggettivamente possibile inquadrare la verità dei fatti, prova ne sono le disparate opinioni dei più blasonati esperti di politica internazionale sulla legittimità o meno dell’attacco degli Stati Uniti alla base aerea di Al Shayrat in Siria. Probabilmente mai sapremo la verità sulla, per ora, ipotetica responsabilità di Assad nell’utilizzo di gas Sarin contro i civili… troppi intrighi, variabili e complessità in ballo, una miriade di interessi e ambiguità legati al potere che si alimentano in continuazione creando un panorama sempre più nebuloso e denso di inquietudine per il futuro. Un futuro incerto legato a un presente precario, privo di certezze, principi e valori, anche da parte dei suoi leader. Se non è dunque possibile trovare risposte, restano le domande. Una fra tutte è “dove vogliono arrivare?”

siria-trump-attacca-60-missili

Mentre Trump parlando ai cronisti sull’Air Force One, e alle sue spalle scorrevano le immagini di Guerre Stellari, lanciava l’attacco militare in Siria ritenendo (senza alcuna prova fondata) l’esercito di Bashar Al Assad responsabile dell’attacco con armi chimiche sui civili siriani (tra cui parecchi bambini), lo stesso Presidente americano gridava al mondo che “Nessun bambino deve soffrire più così”.

yemen

Peccato che in Yemen in due anni di bombardamenti sauditi sulla popolazione yemenita sono morti 1500 bambini. E, va notato come non piccolo dettaglio, gli Stati Uniti hanno venduto ai sauditi miliardi di dollari in armi in due anni di guerra…
Come mai Trump allora non lancia un attacco missilistico anche all’Arabia Saudita ad esempio?

E come mai il mainstream europeo (primo fra tutti quello italiano…) fa di tutto per appoggiare Trump giustificando il suo attacco contro l’esercito del famigerato despota, tiranno e crudele Assad? Questa strategia di comunicazione univoca nel condannare il dittatore mediorientale di turno è guarda caso molto simile a quelle utilizzate con Saddam Hussein e Gheddafi… Telegiornali, quotidiani nazionali, opinionisti, esperti di medioriente…tutti stranamente concordi nel condannare Assad e nel motivare giustificando le ragioni di Trump. Con frasi ad effetto tipo “finalmente gli Stati Uniti tornano ad essere leader mondiali per ristabilire la pace”, oppure “il mondo temeva un’America barricata nei propri confini, e invece…”

377839-thumb-full-attacco_siria_gentiloni_azione_m

Anche l’Unione europea, dimostrando sempre più la pochezza che la contraddistingue,  e tutti i capi di governo nazionali danno all’unisono ragione a Trump, che ora è diventato il paladino della libertà. Addirittura il nostro Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, durante una conferenza stampa a Palazzo Chigi, si è affrettato ad affermare che “L’azione di questa notte come noto si è sviluppata nella base aerea da cui erano partiti gli attacchi con uso di armi chimiche nei giorni scorsi. Contro un crimine di guerra il cui responsabile è il regime di Assad. Credo che le immagini di sofferenza che abbiamo dovuto vedere nei giorni scorsi in seguito all’uso delle armi chimiche non possiamo pensare di rivederle. Chi fa uso di armi chimiche non può contare su attenuanti e mistificazioni.”

Un atteggiamento, quello del governo italiano, che dimostra una volta di più il nostro totale e reiterato asservimento agli Stati Uniti. Siamo ne più ne meno l’eco di risonanza del Presidente americano.

Ma esistono le prove dell’attacco con utilizzo di armi chimiche da parte degli aerei dell’esercito siriano? A quanto pare no…

31386UNILAD-imageoptim-isistrump-fb

Un’ultimissima domanda…e l’Isis che fine ha fatto?

Doveva essere la priorità assoluta per sconfiggere definitivamente il terrorismo a livello planetario, e invece evidentemente le priorità sono altre in questo momento…

Promo gratuita #ebook “La Piuma tra Cielo e Terra”

Da oggi fino al giorno di Natale, 25 dicembre, scatta la promozione gratuita di tutti gli ebook del catalogo di Lettere Animate Editore.
E’ possibile scaricare gratis anche il mio, attualmente primo in classifica nelle sezioni “Letteratura di Viaggio” e “Viaggi” 

https://www.amazon.it/Piuma-tra-cielo-terra-ebook/dp/B01AU78F68/ref=tmm_kin_swatch_0?_encoding=UTF8&qid=&sr=

 

promo-lettere-animate

Perché Hillary Clinton ha fallito. E perché possiamo fallire anche noi.

Un’analisi molto seria sul voto americano, tratta dall’articolo di Luigi Zingales su IlSole24ore. Un’analisi che deve far riflettere anche qui in Europa, dove fra qualche mese in Germania e in Francia il rischio che si ripeta quanto avvenuto negli Stati Uniti è davvero altissimo.
Una società che non si fa domande non ha futuro. Una società che vive di diritti individuali lascia quelli del popolo in mano al populista di turno.

Pensiamoci bene e guardiamo in faccia la realtà, dando priorità alla ricerca del bene comune e non a quello del singolo individuo. Pensiamoci bene anche qui in Italia, prima che sia troppo tardi…

Il discorso di Hillary Clinton dopo la vittoria di Trump

Perché Hillary Clinton ha fallito

Articolo di Luigi Zingales su IlSole24Ore

Nel 1972 il Partito Repubblicano di Nixon manipolò le primarie Democratiche con lo spionaggio al Watergate per far vincere Mc Govern, un candidato che non aveva chance di battere Nixon nel testa a testa. Dicky Tricky vinse con un plebiscito.

Quest’anno a truccare le primarie Democratiche ci ha pensato lo stesso Partito Democratico. Come hanno evidenziato le email rivelate da Wikileaks, Debbie Wasserman Schultz – la presidente del partito Democratico – invece di essere un arbitro imparziale delle primarie, si era trasformata in uno dei principali sostenitori della Clinton. Come se non bastasse, sempre da Wikileaks è emerso che una giornalista amica ha passato alla Clinton le domande prima di un dibattito con Bernie Sanders. Tutto l’establishment Democratico ha fatto squadra contro un candidato che avrebbe avuto maggiori chance di vincere contro Trump.

Perché lo ha fatto? Perché era sentimento comune che la presidenza fosse dovuta a Hillary Clinton, come se gli Stati Uniti fossero una monarchia. Le era dovuta per aver resistito a fianco del marito Bill, nonostante i continui tradimenti. Le era dovuta da Obama, che dopo averla battuta sul filo di lana nel 2008, aveva abbracciato il clan Clinton, al punto da scoraggiare il suo vicepresidente Biden, un candidato con migliori chance di vincere, dal partecipare alle primarie. Le era dovuta perché era giusto che una donna diventasse presidente, nonostante Hillary Clinton fosse arrivata alla fama principalmente come “moglie di”. Margaret Thatcher e Angela Merkel sono diventate primo ministro per meriti personali, non perché mogli di primi ministri. Perché gli Stati Uniti dovrebbero meritarsi di meno? O le quote di genere (su cui – in alcuni casi – sono d’accordo) si devono applicare anche alla posizione di presidente degli Stati Uniti?

Non era considerata la candidata più preparata? Sulla carta aveva indubbiamente molta più esperienza, ma aveva sbagliato le più importanti decisioni che aveva preso, dal voto a favore dell’invasione dell’Iraq alla decisione di invadere la Libia, fino a quella di lasciare senza soccorso l’ambasciatore americano a Bengasi, il cui cadavere finì trascinato per le strade della città libica.

Come è possibile che il Partito Democratico abbia commesso un errore così madornale? Perché ha pensato che le elezioni si vincessero con i soldi e non con i voti. Hillary Clinton ha raccolto $687 milioni contro i $307 milioni di Trump. Con il sostegno degli amministratori delegati delle grandi imprese (tutti a suo favore) e non quello dei colletti blu. Con il consenso dei principali media, non capendo che la fiducia degli americani nei mezzi di comunicazione è così bassa che ogni attacco a Trump era pubblicità gratuita a suo favore. Più che vinta da Trump, questa elezione è stata persa da Hillary Clinton e dall’establishment democratico che l’ha sostenuta.

Il Partito Democratico ha sbagliato anche perché ha scelto un candidato sordo alla sofferenza dell’americano medio, un candidato che non “sentiva la bruciatura” (“feel the Bern”), come recitava lo slogan inventato con un gioco di parole da Sanders (Bern è il suo diminutivo e “burn” è il termine inglese per bruciatura). Dall’alto dei $139 milioni guadagnati negli ultimi 7 anni, dall’alto del favoloso banchetto di nozze della figlia, pagato – sempre secondo Wikileaks – dalla Fondazione Clinton, dall’alto dei meeting con i sovrani più repressivi del mondo, che riversavano soldi nella Fondazione Clinton nella speranza di avere dei favori, Hillary Clinton non poteva identificarsi con la pena di quei colletti blu, che lei stessa aveva definito “deplorevoli”. E loro non potevano identificarsi con lei. Hillary Clinton era il peggior candidato che il Partito Democratico potesse scegliere in un anno come questo. E questo era chiaro a chiunque non vivesse solo tra i salotti di New York e i golf di Palm Beach, leggendo il New York Times e ascoltando CNN, ribattezzata il Clinton News Network. Il partito Democratico è rimasto vittima della bolla mediatica che ha creato e in cui vive. Così facendo non solo si è autocandidato alla sconfitta, ma ha condannato il mondo intero ad almeno quattro anni di Presidenza Trump.

Il Partito Democratico americano deve fare una seria autocritica. Ma l’autocritica dobbiamo farla anche noi. Non possiamo ridurre tutto questo a populismo. Si chiama democrazia. Se in una democrazia la maggioranza dei cittadini non vede migliorare le proprie condizioni di vita per molti anni di seguito, finisce per votare contro chi governa, contro l’establishment, anche a costo di prendersi dei rischi. È il coraggio della disperazione. Non dimentichiamocelo.

http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2016-11-10/perche-hillary-ha-fallito-082845.shtml?uuid=ADUtvasB

13 novembre 2015, terrore e orrore a Parigi. Orizzonti di speranza nonostante tutto.

Ieri sera e stanotte la morte ha vinto contro la vita. Parigi si è trasformata in un campo di battaglia, alcuni uomini in nome del delirio ideologico hanno provocato 7 attacchi terroristici in simultanea, colpendo i luoghi più frequentati nel venerdì sera parigino: teatro, ristoranti e stadio. L’obiettivo era dunque portare il terrore nella società francese, destabilizzare il senso di sicurezza e far capire che chiunque può e potrà venire colpito; lo stesso Presidente francese Hollande che si trovava allo Stade de France ad assistere alla partita di calcio Francia-Germania è risultato vulnerabile, essendo a poca distanza da un attacco compiuto al di fuori dello stadio.

Mi permetto di aggiungere una domanda che, per ora, sfugge alle logiche dell’informazione e che invece ritengo sia fondamentale: perché sta accadendo tutto questo? Chiediamocelo, perché è da qui che si può ripartire.

L’Occidente ha esportato la guerra in Iraq, Afghanistan, Libia, Siria. E tutto questo vendendo armi, appoggiando militarmente le frange estremiste. Noi occidentali, col nostro comportamento ipocrita e sfruttatore, siamo i primi responsabili di quello che sta accadendo. Chi ci colpisce col terrore semplicemente non accetta il nostro vuoto identitario e culturale. Si tratta di un mix di odio e repulsione, cresciuto dinanzi alla nostra indifferenza.

La nostra società è diventata un agglomerato di individualismi e di barriere, dove l’ideologia consumistica del benessere ha prevaricato sui valori identitari della nostra civiltà. Abbiamo abdicato al bene comune per il soddisfacimento dei diritti individuali. E’ la legge del contrappasso…nessuna società può bastare a sé stessa, la storia insegna che prima o poi qualcuno vuole riempire il vuoto identitario.

Forse dovremmo imparare a guardare il mondo da una nuova prospettiva, che non è più la nostra. Andando oltre i nostri confini per comprendere che nulla nasce a caso.
Sentendo parlare i Capi di Stato e di Governo occidentali in queste ore resto sempre più convinto che la nostra società non ha ancora compreso nulla di quello che sta accadendo.

Ieri sera e stanotte la morte ha vinto contro la vita, è vero, ma nonostante tutto non dobbiamo perdere la speranza. Siamo chiamati a coltivare ogni giorno segni e sogni di speranza, anche dinanzi a questa tragedia, per far germogliare la vita.