Il senso profondo della parola “Insieme”

LA PIUMA

Dove sono finite le piazze a difesa del lavoro e della tutela dei più deboli e sfruttati? Dove si alimenta una coscienza di popolo che rigetti le logiche dell’ossessivo e paranoico individualismo dei nostri tempi?  

 consumismo03[1]La scarsa memoria del popolo e il suo controllo sono la forza di quel pensiero unico chiamato consumismo capitalista. Come cantava Giorgio Gaber all’inizio del nuovo millennio non ci sono più differenze tra destra e sinistra. Ma anche in generale è diventato così. Il consumismo capitalista vuole controllare le coscienze, cercando persino di cancellarle. Esso sradica il concetto di popolo, creando nel tempo l’omologazione culturale. Siamo diventati uomini soli e infelici, col bisogno compulsivo di soddisfare i nostri sacrosanti “diritti individuali”. Abbiamo perso il senso profondo della parola “insieme”.

Il pensiero unico aspira alla creazione di una società da catalogare e omologare alle sue logiche totalizzanti.Una società che annulla le differenze massificando gli individui. E i…

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Dall’Isis a Trump, passando per Guerre Stellari…

Non è mia presunzione voler esprimere un parere certo dopo gli ultimi avvenimenti in Siria, ho scarse conoscenze in materia di geopolitica e strategia militare per poterne discernere. E non credo sia comunque oggettivamente possibile inquadrare la verità dei fatti, prova ne sono le disparate opinioni dei più blasonati esperti di politica internazionale sulla legittimità o meno dell’attacco degli Stati Uniti alla base aerea di Al Shayrat in Siria. Probabilmente mai sapremo la verità sulla, per ora, ipotetica responsabilità di Assad nell’utilizzo di gas Sarin contro i civili… troppi intrighi, variabili e complessità in ballo, una miriade di interessi e ambiguità legati al potere che si alimentano in continuazione creando un panorama sempre più nebuloso e denso di inquietudine per il futuro. Un futuro incerto legato a un presente precario, privo di certezze, principi e valori, anche da parte dei suoi leader. Se non è dunque possibile trovare risposte, restano le domande. Una fra tutte è “dove vogliono arrivare?”

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Mentre Trump parlando ai cronisti sull’Air Force One, e alle sue spalle scorrevano le immagini di Guerre Stellari, lanciava l’attacco militare in Siria ritenendo (senza alcuna prova fondata) l’esercito di Bashar Al Assad responsabile dell’attacco con armi chimiche sui civili siriani (tra cui parecchi bambini), lo stesso Presidente americano gridava al mondo che “Nessun bambino deve soffrire più così”.

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Peccato che in Yemen in due anni di bombardamenti sauditi sulla popolazione yemenita sono morti 1500 bambini. E, va notato come non piccolo dettaglio, gli Stati Uniti hanno venduto ai sauditi miliardi di dollari in armi in due anni di guerra…
Come mai Trump allora non lancia un attacco missilistico anche all’Arabia Saudita ad esempio?

E come mai il mainstream europeo (primo fra tutti quello italiano…) fa di tutto per appoggiare Trump giustificando il suo attacco contro l’esercito del famigerato despota, tiranno e crudele Assad? Questa strategia di comunicazione univoca nel condannare il dittatore mediorientale di turno è guarda caso molto simile a quelle utilizzate con Saddam Hussein e Gheddafi… Telegiornali, quotidiani nazionali, opinionisti, esperti di medioriente…tutti stranamente concordi nel condannare Assad e nel motivare giustificando le ragioni di Trump. Con frasi ad effetto tipo “finalmente gli Stati Uniti tornano ad essere leader mondiali per ristabilire la pace”, oppure “il mondo temeva un’America barricata nei propri confini, e invece…”

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Anche l’Unione europea, dimostrando sempre più la pochezza che la contraddistingue,  e tutti i capi di governo nazionali danno all’unisono ragione a Trump, che ora è diventato il paladino della libertà. Addirittura il nostro Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, durante una conferenza stampa a Palazzo Chigi, si è affrettato ad affermare che “L’azione di questa notte come noto si è sviluppata nella base aerea da cui erano partiti gli attacchi con uso di armi chimiche nei giorni scorsi. Contro un crimine di guerra il cui responsabile è il regime di Assad. Credo che le immagini di sofferenza che abbiamo dovuto vedere nei giorni scorsi in seguito all’uso delle armi chimiche non possiamo pensare di rivederle. Chi fa uso di armi chimiche non può contare su attenuanti e mistificazioni.”

Un atteggiamento, quello del governo italiano, che dimostra una volta di più il nostro totale e reiterato asservimento agli Stati Uniti. Siamo ne più ne meno l’eco di risonanza del Presidente americano.

Ma esistono le prove dell’attacco con utilizzo di armi chimiche da parte degli aerei dell’esercito siriano? A quanto pare no…

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Un’ultimissima domanda…e l’Isis che fine ha fatto?

Doveva essere la priorità assoluta per sconfiggere definitivamente il terrorismo a livello planetario, e invece evidentemente le priorità sono altre in questo momento…

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Perché Hillary Clinton ha fallito. E perché possiamo fallire anche noi.

Un’analisi molto seria sul voto americano, tratta dall’articolo di Luigi Zingales su IlSole24ore. Un’analisi che deve far riflettere anche qui in Europa, dove fra qualche mese in Germania e in Francia il rischio che si ripeta quanto avvenuto negli Stati Uniti è davvero altissimo.
Una società che non si fa domande non ha futuro. Una società che vive di diritti individuali lascia quelli del popolo in mano al populista di turno.

Pensiamoci bene e guardiamo in faccia la realtà, dando priorità alla ricerca del bene comune e non a quello del singolo individuo. Pensiamoci bene anche qui in Italia, prima che sia troppo tardi…

Il discorso di Hillary Clinton dopo la vittoria di Trump

Perché Hillary Clinton ha fallito

Articolo di Luigi Zingales su IlSole24Ore

Nel 1972 il Partito Repubblicano di Nixon manipolò le primarie Democratiche con lo spionaggio al Watergate per far vincere Mc Govern, un candidato che non aveva chance di battere Nixon nel testa a testa. Dicky Tricky vinse con un plebiscito.

Quest’anno a truccare le primarie Democratiche ci ha pensato lo stesso Partito Democratico. Come hanno evidenziato le email rivelate da Wikileaks, Debbie Wasserman Schultz – la presidente del partito Democratico – invece di essere un arbitro imparziale delle primarie, si era trasformata in uno dei principali sostenitori della Clinton. Come se non bastasse, sempre da Wikileaks è emerso che una giornalista amica ha passato alla Clinton le domande prima di un dibattito con Bernie Sanders. Tutto l’establishment Democratico ha fatto squadra contro un candidato che avrebbe avuto maggiori chance di vincere contro Trump.

Perché lo ha fatto? Perché era sentimento comune che la presidenza fosse dovuta a Hillary Clinton, come se gli Stati Uniti fossero una monarchia. Le era dovuta per aver resistito a fianco del marito Bill, nonostante i continui tradimenti. Le era dovuta da Obama, che dopo averla battuta sul filo di lana nel 2008, aveva abbracciato il clan Clinton, al punto da scoraggiare il suo vicepresidente Biden, un candidato con migliori chance di vincere, dal partecipare alle primarie. Le era dovuta perché era giusto che una donna diventasse presidente, nonostante Hillary Clinton fosse arrivata alla fama principalmente come “moglie di”. Margaret Thatcher e Angela Merkel sono diventate primo ministro per meriti personali, non perché mogli di primi ministri. Perché gli Stati Uniti dovrebbero meritarsi di meno? O le quote di genere (su cui – in alcuni casi – sono d’accordo) si devono applicare anche alla posizione di presidente degli Stati Uniti?

Non era considerata la candidata più preparata? Sulla carta aveva indubbiamente molta più esperienza, ma aveva sbagliato le più importanti decisioni che aveva preso, dal voto a favore dell’invasione dell’Iraq alla decisione di invadere la Libia, fino a quella di lasciare senza soccorso l’ambasciatore americano a Bengasi, il cui cadavere finì trascinato per le strade della città libica.

Come è possibile che il Partito Democratico abbia commesso un errore così madornale? Perché ha pensato che le elezioni si vincessero con i soldi e non con i voti. Hillary Clinton ha raccolto $687 milioni contro i $307 milioni di Trump. Con il sostegno degli amministratori delegati delle grandi imprese (tutti a suo favore) e non quello dei colletti blu. Con il consenso dei principali media, non capendo che la fiducia degli americani nei mezzi di comunicazione è così bassa che ogni attacco a Trump era pubblicità gratuita a suo favore. Più che vinta da Trump, questa elezione è stata persa da Hillary Clinton e dall’establishment democratico che l’ha sostenuta.

Il Partito Democratico ha sbagliato anche perché ha scelto un candidato sordo alla sofferenza dell’americano medio, un candidato che non “sentiva la bruciatura” (“feel the Bern”), come recitava lo slogan inventato con un gioco di parole da Sanders (Bern è il suo diminutivo e “burn” è il termine inglese per bruciatura). Dall’alto dei $139 milioni guadagnati negli ultimi 7 anni, dall’alto del favoloso banchetto di nozze della figlia, pagato – sempre secondo Wikileaks – dalla Fondazione Clinton, dall’alto dei meeting con i sovrani più repressivi del mondo, che riversavano soldi nella Fondazione Clinton nella speranza di avere dei favori, Hillary Clinton non poteva identificarsi con la pena di quei colletti blu, che lei stessa aveva definito “deplorevoli”. E loro non potevano identificarsi con lei. Hillary Clinton era il peggior candidato che il Partito Democratico potesse scegliere in un anno come questo. E questo era chiaro a chiunque non vivesse solo tra i salotti di New York e i golf di Palm Beach, leggendo il New York Times e ascoltando CNN, ribattezzata il Clinton News Network. Il partito Democratico è rimasto vittima della bolla mediatica che ha creato e in cui vive. Così facendo non solo si è autocandidato alla sconfitta, ma ha condannato il mondo intero ad almeno quattro anni di Presidenza Trump.

Il Partito Democratico americano deve fare una seria autocritica. Ma l’autocritica dobbiamo farla anche noi. Non possiamo ridurre tutto questo a populismo. Si chiama democrazia. Se in una democrazia la maggioranza dei cittadini non vede migliorare le proprie condizioni di vita per molti anni di seguito, finisce per votare contro chi governa, contro l’establishment, anche a costo di prendersi dei rischi. È il coraggio della disperazione. Non dimentichiamocelo.

http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2016-11-10/perche-hillary-ha-fallito-082845.shtml?uuid=ADUtvasB

13 novembre 2015, terrore e orrore a Parigi. Orizzonti di speranza nonostante tutto.

Ieri sera e stanotte la morte ha vinto contro la vita. Parigi si è trasformata in un campo di battaglia, alcuni uomini in nome del delirio ideologico hanno provocato 7 attacchi terroristici in simultanea, colpendo i luoghi più frequentati nel venerdì sera parigino: teatro, ristoranti e stadio. L’obiettivo era dunque portare il terrore nella società francese, destabilizzare il senso di sicurezza e far capire che chiunque può e potrà venire colpito; lo stesso Presidente francese Hollande che si trovava allo Stade de France ad assistere alla partita di calcio Francia-Germania è risultato vulnerabile, essendo a poca distanza da un attacco compiuto al di fuori dello stadio.

Mi permetto di aggiungere una domanda che, per ora, sfugge alle logiche dell’informazione e che invece ritengo sia fondamentale: perché sta accadendo tutto questo? Chiediamocelo, perché è da qui che si può ripartire.

L’Occidente ha esportato la guerra in Iraq, Afghanistan, Libia, Siria. E tutto questo vendendo armi, appoggiando militarmente le frange estremiste. Noi occidentali, col nostro comportamento ipocrita e sfruttatore, siamo i primi responsabili di quello che sta accadendo. Chi ci colpisce col terrore semplicemente non accetta il nostro vuoto identitario e culturale. Si tratta di un mix di odio e repulsione, cresciuto dinanzi alla nostra indifferenza.

La nostra società è diventata un agglomerato di individualismi e di barriere, dove l’ideologia consumistica del benessere ha prevaricato sui valori identitari della nostra civiltà. Abbiamo abdicato al bene comune per il soddisfacimento dei diritti individuali. E’ la legge del contrappasso…nessuna società può bastare a sé stessa, la storia insegna che prima o poi qualcuno vuole riempire il vuoto identitario.

Forse dovremmo imparare a guardare il mondo da una nuova prospettiva, che non è più la nostra. Andando oltre i nostri confini per comprendere che nulla nasce a caso.
Sentendo parlare i Capi di Stato e di Governo occidentali in queste ore resto sempre più convinto che la nostra società non ha ancora compreso nulla di quello che sta accadendo.

Ieri sera e stanotte la morte ha vinto contro la vita, è vero, ma nonostante tutto non dobbiamo perdere la speranza. Siamo chiamati a coltivare ogni giorno segni e sogni di speranza, anche dinanzi a questa tragedia, per far germogliare la vita.

Il distacco dal potere, la povertà che rende ricchi e uno sguardo rinnovato… Grazie papa Francesco!

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Quanto ci sta insegnando papa Francesco, un uomo saldo e coerente nell’amore e nella verità. Come sarebbe diverso il mondo se tutti fossimo capaci di guardare chi ci sta accanto con quegli occhi interessati e pieni di speranza, senza pregiudizio alcuno. Uno sguardo che chiama per nome e rimane impresso nel cuore. Uno sguardo semplice e rinnovatore, umile e potente. Uno sguardo traboccante d’amore, amore di Dio verso ogni essere umano.

La povertà inizia da qui penso, da uno sguardo che ha fame e sete di dono di sé per gli altri. Il distacco dal potere rende ricchi di umanità e avvicina a Dio. Essere consapevoli della propria miseria rende liberi…

Grazie papa Francesco.

http://www.famigliacristiana.it/articolo/il-papa-firenze-alla-chiesa-italiana-siate-liberi-non-ossessionati-dal-potere-vicini-alla-gente.aspx

La religione e il fanatismo economico – Diego Fusaro

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Il fanatismo economico della società dei consumi rende l’individuo senza identità, senza famiglia, senza valori e anche senza religione; l’individuo viene integralmente plasmato dal capitale e dalla sua fantasmagorica macchina dei desideri…

Rendiamoci conto una volta di più che la dittatura del consumo vuole renderci tutti allineati, spersonalizzati, utili soltanto allo sfruttamento totalizzante delle nostre identità. Diciamo no alla mercificazione dell’essere umano.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/11/08/la-religione-sotto-scacco/2199697/

Kobane ha resistito. E noi?

 

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Forse dovremmo coltivare oasi di resistenza nel nostro cuore,

nella nostra mente, nei nostri sogni, nei nostri gesti,

nei nostri sguardi e nelle nostre scelte.

Coltivare e custodire oasi di resistenza da un pensiero unico

che vuole allineare tutto e tutti, mitizzando diritti individuali per

omologazioni collettive, bandendo la ragione per legiferare l’irreale,

promettendo libertà per le gabbie di domani.

E quelle gabbie saranno diverse da quelle del passato, perché quelle

sbarre le costruiremo noi stessi, nel nostro cuore, nella nostra mente,

nei nostri sogni, nelle nostre azioni…

Dobbiamo coltivare oasi di resistenza, vere “terre di mezzo” dove il potere

non potrà mai trovare possibilità di accesso.

Dove molteplici  diversità

concorreranno alla creazione di un bene comune.

Imitando la resistenza dei curdi a Kobane, contro l’Isis.

Siamo chiamati a prendere esempio da questi uomini e da queste donne

che in nome della libertà sono disposti a sacrificare la propria vita,

facendolo anche per noi tristi e pavidi europei.

Kobane ha resistito.

E noi nel frattempo, cosa facciamo?

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Leggi : http://www.limesonline.com/dentro-kobane/76243

Per salvarli e per salvarci. Marina Corradi, Avvenire

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Un articolo pieno di umanità e solidarietà, parole dense di bellezza, tristezza e poesia. Un mirabile editoriale di Marina Corradi, scritto sull’Avvenire del 29 agosto 2015.

Una domanda che come riflesso di ogni parola scritta nell’articolo, risuona come eco assordante e assillante…

“Uomo dove sei?”

http://www.avvenire.it/Commenti/Pagine/per-salvarli-e-salvarci.aspx

Pasolini ucciso una seconda volta – Ilfattoquotidiano.it – Diego Fusaro

Il potere distorce e annacqua le verità scomode.

Così anche un personaggio controcorrente come Pasolini, oggi diventa oggetto da esposizione del grande show business del pensiero unico.

Riflettendo sulle celebrazioni dedicate ai 40 anni dalla sua morte, il filosofo Diego Fusaro sostiene giustamente che Pasolini “non lo si deve mai ricordare come colui che disse apertamente che “l’antifascismo archeologico” e liturgico serve oggi da alibi per legittimare la società dei consumi e il classismo planetario, ossia il nuovo fascismo che si presenta come libertà universale”.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/11/02/pasolini-ucciso-una-seconda-volta/2180845/