La cappella dei Siriani nel Santo Sepolcro di Gerusalemme

 santo sepolcro

 

La scorsa estate sono stato una settimana in Israele. In questi giorni in cui si celebra la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, mi viene in mente questo aneddoto.

Quando siamo entrati nel Santo Sepolcro a Gerusalemme, sono rimasto colpito particolarmente da una cappella, a differenza di tutte le altre non restaurata e lasciata a sé stessa. Si poteva ritenere abbandonata. E invece abbandonata non era  e non è tuttora, si tratta infatti della cappella dei Siriani, contesa dagli Armeni… Dunque siccome Siriani e Armeni non riescono a mettersi d’accordo nessuno può compiere opere di restauro all’interno della cappella.

Ciò intristisce, perché mai come in questo caso risulta evidente quanto l’uomo si sostituisca a Dio nella sua brama di potere.

Ammetto però che restai particolarmente attratto da quella cappella. Mi colpì la sua umiltà e il suo non ostentare grandezza; nella sua miseria artistica si celava la vera bellezza. Nel suo essere un vero rudere quasi abbandonato scorsi la sofferenza (e lo scandalo) di non essere uniti in Cristo. E questo riguarda tutti, anche chi dice di non credere in Dio.

L’unità, miracolo da tutelare e coltivare con pazienza e amore.

Da difendere da chi ne prova invidia e pregiudizio.

Dono di sé.

Bellezza infinita, scintilla d’eternità…

da La Piuma, tra cielo e terra.

Di Simone Caruso