I campi di concentramento libici e la cultura dell’indifferenza

 

“Quella che ho visto in Libia è la forma più estrema di sfruttamento degli esseri umani” basata “sul sequestro, la violenza carnale, la tortura e la schiavitù” e “i leader europei sono complici” dello sfruttamento mentre “si congratulano del successo perché in Europa arriva meno gente” dall’Africa.

È con queste parole di dura accusa che la presidente internazionale di Médecins sans Frontieres, Joanne Liu, ha aperto una conferenza stampa tenuta a Bruxelles dopo la pubblicazione della lettera aperta inviata ai leader europei.

 

 

 

 

Nell’inferno libico l’essere umano viene annientato nella sua dignità. Il suo essere è dimenticato. Come accaduto con qualsiasi campo di concentramento, lager nazista e gulag comunista che fosse, il potere ideologico instaura una cultura dell’indifferenza, spalmando spessi strati di indifferenza sull’opinione pubblica.

Quell’opinione pubblica che, non vedendo il problema e sentendosi del tutto estranea, si ritiene tranquilla e con la coscienza a posto.

E invece è bene ricordarsi che chi tace acconsente, facendosi complice.